"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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sabato 18 ottobre 2014

"Soldi pubblici per spese personali"- Bossi family a processo

"Soldi pubblici per spese personali"- Bossi family a processo

Citazione diretta per il Senatur, i figli Renzo "il Trota" e Riccardo, più l'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito.
Gli atti sull'appropriazione indebita sono stati trasmessi invece a Genova
ROMA - Per le presunte spese personali con i fondi della Lega Nord, Umberto Bossi e i figli Renzo e Riccardo vanno a processo con citazione diretta a giudizio (saltando cioè la fase di udienza preliminare), con l'accusa di appropriazione indebita.
 Il gup milanese Carlo Ottone De Marchi ha infatti disposto che la Procura formuli la
citazione diretta a giudizio per quell'accusa.

La parte del procedimento che riguarda la presunta truffa sui rimborsi elettorali ai danni dello Stato, invece, quantificata in circa 40 milioni di euro, va a Genova per competenza territoriale.
Accogliendo in parte le richieste delle difese, il giudice ha deciso che gli atti relativi all'imputazione di truffa - contestata all'ex segretario leghista Umberto Bossi, a tre ex componenti del comitato di controllo di secondo livello della Lega (Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci) e all'ex tesoriere Francesco Belsito - devono essere trasmessi al tribunale di Genova per competenza territoriale.

Secondo l'accusa, sarebbero stati firmati rendiconti irregolari poi presentati in Parlamento al fine di ottenere rimborsi elettorali e truffando lo Stato per 40 milioni di euro.
 Somma, questa, che si riferisce a indebiti rimborsi elettorali che sarebbero stati ottenuti per il 2008 e il 2009.
 Riguardo al 2010, invece, i rimborsi chiesti non furono erogati dopo che i "revisori pubblici" nell'estate di due anni fa attestarono l'irregolarità dei rendiconti.

La competenza a decidere, secondo il gup, spetta ai magistrati genovesi perché su un conto intestato a Belsito e aperto presso una filiale genovese di Banca Aletti venne accreditata l'ultima tranche dei rimborsi elettorali.
Nel capoluogo ligure verranno trasmesse anche le carte relative all'accusa di appropriazione indebita relativa a quegli ormai famosi 5,7 milioni di euro di fondi del Carroccio che Belsito avrebbe usato per investimenti a Cipro e in Tanzania.
Per queste imputazioni si torna alla fase della richiesta di rinvio a giudizio (la prescrizione per l'accusa di truffa scatterà nel 2018).


IL CASO DEI RIMBORSI - Bossi e i suoi due figli, assieme a Belsito, vanno invece a processo con citazione diretta davanti al tribunale di Milano in relazione all'accusa di appropriazione indebita di oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici (ottenuti con rimborsi elettorali) che sarebbero stati usati per pagare le spese personali più varie: dalle multe per migliaia e migliaia di euro al carrozziere, fino all'ormai famosa laurea di Renzo 'il Trota' in Albania, ai lavori di casa a Gemonio e agli indumenti.
Il giudice ha stabilito che essendo l'appropriazione indebita un reato punibile con una pena inferiore a quattro anni di reclusione, i pm milanesi Roberto Pellicano e Paolo Filippini dovranno formulare l'atto per mandare direttamente a processo la cosiddetta 'Family', dal nome della cartellina con le spese che venne trovata nella disponibilità di Belsito.
Da quanto si è saputo, Riccardo Bossi punterebbe a patteggiare la pena.

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