"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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mercoledì 8 ottobre 2014

CUCÙ, L’ART. 18 NON C’È PIÙ. NON NEL SENSO CHE RENZIE LO HA ABOLITO. E’ PROPRIO SPARITO DAL JOBS ACT

CUCÙ, L’ART. 18 NON C’È PIÙ. NON NEL SENSO CHE RENZIE LO HA ABOLITO. E’ PROPRIO SPARITO DAL JOBS ACT

1. AVVISI AI NAVIGATI
Cucù, l’articolo 18 non c’è più. Non nel senso che Renzie lo ha abolito. E’ proprio sparito dal Jobs Act e dal maxiemendamento sul quale oggi il governo metterà la fiducia. Se ne riparlerà con comodo nel 2015, nei decreti delegati che metterà a punto il governo.
 Pur di portare a casa già oggi l’approvazione in Senato del Jobs Act, il premier spaccone toglie la parte più delicata della riforma, quella sulla quale ci si è esercitati di più con ipotesi e dibattiti. 
Che senso ha?
E’ il senso degli annunci, come sempre. 
Renzie, che oggi guida un vertice europeo informale, ha bisogna di poter annunciare un
primo via libera alla sua riforma del lavoro.
 Riforma che nessuno ha visto davvero, perché l’emendamento del governo arriverà solo in mattinata e al Senato avranno poche ore per discutere una delega di riforma pressoché in bianco. 
Delega sulla quale viene però messa la fiducia con un’acrobazia che certo non sfugge neppure al Quirinale.
Re Giorgio assiste, si presume, con un certo imbarazzo.
 Ma in quanto garante della Troika in Italia sa perfettamente che Renzie deve esibire un qualche risultato sulla riforma del lavoro per poi implorare dall’Europa un lascia passare sui conti. 
Da domani si ricomincia con le ipotesi sull’articolo 18, ma intanto oggi Pittibimbo può fare il suo ennesimo annuncio.

2. VIETATO PARLARE DI RETROMARCIA
Il Corriere della Sera sceglie per la prima pagina l’unico titolo possibile: “Si vota, ma senza l’articolo 18”. 
Altri giornali si arrampicano sugli specchi e preferiscono la propaganda di governo. Repubblica titola: “Renzi: sgravi per chi assume. Fiducia, oggi battaglia in aula”. 
La Stampa annuncia: “Incentivi sui nuovi contratti”. 
Il Messaggero se la cava con un “Renzi alla conta sul lavoro”. 
Per fortuna che c’è il Sole 24 Ore, che non lascia solo il Corriere: “Jobs act alla prova fiducia. Art. 18, si rinvia ai decreti” (p. 1).
Il Corriere dunque racconta “tutte le nuove misure (senza articolo 18). 
Rinviata alle norme attuative la parte sui licenziamenti.
 Limite ai demansionamenti. Spuntano incentivi per il contratto unico con l’obiettivo di superare i rapporti precari” (p. 6). 
Poi inquadra il tutto nella battaglia italiana con l’Europa: “Una mossa per evitare la troika. Il capo del governo e la fiducia per scongiurare il commissariamento dell’Italia. 
Padoan: se all’Ue non bastasse quello che offriamo, non riusciremmo a risalire la china” (p. 9).
Anche Repubblica sa che la partita vera è con l’Europa e scrive: “Il premier: 
‘Ora abbiamo le carte in regola’. 
Ma Palazzo Chigi valuta il rischio infrazione Ue.
 Il presidente del Consiglio è sicuro della fiducia: ‘Altrimenti faccio subito le valigie” (pp. 2-3). Poi, ecco la manovra che ci aspetta: “Manovra da 24 miliardi, tutta destinata alla ripresa. Metà verrà dal deficit più alto. 
Negoziato tra governo e banche per il Tfr in busta paga. Assicurata la neutralità fiscale sia per l’Irpef che per l’Isee” (p. 6).
Pezzo meritorio sulla Stampa: “Dibattito sul testo che non c’è. 
‘E chi siamo, Mago Merlino?’.
 Al via gli interventi, ma mancano i dettagli delle norme. 
A Palazzo Madama si discute della legge che però sarà sostituita da un maxi-emendamento” (p. 4). Anche il Giornale insiste su questo tasto: “Oggi si voterà sul nulla.
 Il testo è ancora vuoto” (p. 2).
Il Messaggero torna sulle minacce di Pittibimbo: “L’ultimo aut aut ai dissidenti.
 ‘Se mancano i voti, elezioni’. 
Il premier vuole l’ok di tutta la maggioranza.
 ‘Dobbiamo approvare questa legge da soli’” (p. 3).

3. PITTIBIMBO E LA TRIMURTI SINDACALE
Per il Corriere, “Renzi divide il fronte dei sindacati. 
Cisl e Uil aprono, gelo con la Cgil.
 Il premier: non temo agguati dal Pd”. 
“Camusso accusa, il premier ironizza. 
E Angeletti: perché non tagli i sindaci?
 Il leader pd: qual è la sigla dei sindacati europei, Ces? 
Ecco, io gli cambierei nome” (p. 5). Battutone! Repubblica: “Cgil da sola in trincea. Camusso: ‘Noi in piazza e non finirà certo lì’.
 Le piccole imprese temono che la riforma degli ammortizzatori comporti maggiori oneri” (p. 7). Stampa: “Gelo con Camusso, il premier infastidito dal fattore-piazza.
 Sarcastico: ‘Ci rivediamo il 25? Ah già, voi il 25 portate tre milioni in piazza…’ (p. 6).

4. SILENZIO, PARLA URBANETTO
Urbano Cairo sceglie il Giornale di Berlusconi per dire la sua sul Corriere e sulle polemiche con Renzie: Il titolo dell’intervista è: “Il Corriere sbaglia su De Bortoli e massoni”. 
Per l’editore de La7, che ha il 3,8% della Rcs, “De Bortoli è il direttore del Corriere della Sera e ha competenze economiche.
 La sua critica è più che legittima.
 Mi ha convinto meno il passaggio sul patto del Nazareno tirando in ballo la massoneria. Quando tocchi un argomento così, o documenti ciò che dici perché hai delle evidenze, oppure fai illazioni al limite della calunnia”.
Cairo però definisce anche “inusuale” tenere così a lungo un direttore dimissionario (De Bortoli uscirà ad aprile): “in un momento difficile per la carta stampata, allungare i tempi di un direttore uscente è controproducente perché non può avere la motivazione di un direttore saldamente in sella”. 
Ultima battuta sulle ambizioni politiche di Della Valle: “Non mi risulta (la discesa in campo, ndr). 
Ma fare l’imprenditore è molto diverso da fare il politico” (p. 14).

5. IL NIGER-GATE DELL’ENI
Repubblica ritorna sulle “rivelazioni” del superteste Vincenzo Armanna e, prendendo spunto da un suo verbale, oggi scrive: “Eni, tangenti per i politici italiani’.
 I verbali di Armanna interrogato dai pm milanesi: ‘Tutti sapevano a chi sarebbero finiti i soldi’. 
La società: ‘Estranei a ogni illecito, quereleremo l’ex manager’. Scaroni: contro di me solo falsità”. 

Armanna però non ha indicato in particolare né nomi di politici né di partiti (p. 20).

6. TOGHE ROTTE
Ogni giorno ha la sua pena ai piani alti della Procura di Milano.
 Oggi tocca al suo capo, Edmondo Bruti Liberati, come racconta il Corriere della Sera: “Indagato il capo dei pm di Milano. 
Fascicolo in cassaforte, per Bruti Liberati Brescia ipotizza l’omissione d’atti d’ufficio. 
Il Procuratore nella polemica con Robledo parlò di ‘deplorevole dimenticanza’” (p. 18). Il fascicolo era quello dell’inchiesta milanese su Vito Gamberale e la messa all’asta, nel dicembre 2011, del pacchetto comunale di azioni Sea.

7. APPALTI IN CINA, CHE MANGIATOIA
A Roma c’è un’inchiesta sul ministero dell’Ambiente che riserva colpi di scena.
 Il Corriere la riporta così: “Appalti fasulli da 200 milioni. 
Così Clini si intascava il 10%’. 
I finanzieri: l’ex ministro riceveva tangenti da uffici ‘fantasma’ a Pechino” (p. 19). Anche Repubblica se ne occupa ma non parla di mazzette: “Consulenze ai figli e sprechi in Cina, così funzionava il metodo Clini. 
I pm: affari di famiglia e finanziamenti fuori controllo di progetti fallimentari” (p. 20). Il Messaggero aggiunge: “Nel business avrebbe avuto un ruolo l’ex ambasciatore Vattani, indagini anche su Iraq e Montenegro” (p. 14).

8. E OGNI TANTO RISPUNTA IL MOSE
Nuove grane giudiziarie per l’ex ministro di An Altero Matteoli: “Scandalo Mose. Matteoli sotto accusa per un’altra mazzetta.
 La Procura: 150mila euro per le bonifiche di Porto Marghera’.
 L’ex ministro: ‘Non sapevo nulla, mai favorito Erasmo Cinque’. 
‘Mazzacurati mi scavalcava nel mio stesso Ministero e andava direttamente da Gianni Letta, risolveva così: parlando con lui” (Repubblica, p. 21).

9. SPRECHE-RAI
Il Cetriolo Quotidiano apre un nuovo, piccolo, fronte, su Expo2015: “RaiExpo2015: chi l’ha vista? Due sedi e un documentario da 800 mila euro. 
La struttura per seguire l’evento ha già ricevuto 5 milioni e ora usa risorse della tv. Creata lo scorso dicembre da Gubitosi, ha 58 dipendenti, la maggior parte a Roma anche se l’esposizione sarà a Milano” (p. 5). Davvero non si poteva fare a meno di RaiExpo2015?

10. QUANTI DEBITI, MISTER PUNZO
Periodaccio per Gianni Punzo, inventore e patròn dell’Interporto napoletano, oltre che socio (al 10%) dell’indebitatissima Ntv. 
Lo racconta il Corriere: “Punzo al tavolo con le banche per salvare Cis e Vulcano. Il sistema Interporto è gravato da 700 milioni di debiti.
 Mandato a Cmc Capital, il ruolo di Lazard. Con gli istituti si cerca una soluzione condivisa per rivedere 

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