"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 18 settembre 2014

SARDEGNA DA MORIRE: UNA DISCARICA DI GUERRA #nonomafesteggiamo

SARDEGNA DA MORIRE: UNA DISCARICA DI GUERRA#nonomafesteggiamo

L’isola di La Maddalena-Santo Stefano in Sardegna, dal 1972 al 2008 è stata sede, in virtù di un accordo bilaterale segreto tra Stati Uniti e Italia, di una base di appoggio Usa per sottomarini a propulsione nucleare, presso la quale era inoltre ormeggiata negli ultimi anni dio permanenza la nave-balia Uss Emory S.Land, ospitante ben 34 missili a testata nucleare Cruise Tomahawk in condizioni di massimo rischio.
A seguito di numerosi incidenti nucleari in loco e la nascita di bambini con gravissime malformazioni (cranioschisi) a partire dal 1974, contro la presenza illegale ed incostituzionale della base si è sviluppato da molti anni, e in particolare dopo l'incidente occorso nell'ottobre 2003 al sommergibile Hartford della sesta flotta, in seguito al quale si è verificata un’altra contaminazione delle acque marine da sostanze radioattive (come accertato dalle rilevazioni del Criirad di Parigi e dall’Università della Tuscia), un grande
movimento di massa. A tutt’oggi non è stata effettuata alcuna bonifica, ma soltanto speculazioni con denaro pubblico (G8) dei massimi dirigenti della Protezione Civile.
La Sardegna è da tempo segnata da un impressionante fardello di servitù militari che trovano emblematica e quanto mai significativa espressione nei 24 mila ettari di territorio destinato alle attività militari che, negli ultimi anni e soprattutto in concomitanza con il coinvolgimento dell'Italia nelle nuove strategie di guerra dell'Occidente, hanno conosciuto un significativo consolidamento; basti pensare che nell'isola sono attualmente presenti le seguenti strutture:
1) poligono permanente di Capo Teulada per esercitazioni terra-aria-mare affidato all'Esercito e messo a disposizione della Nato. Per estensione è il secondo poligono d'Italia con i suoi 7.200 ettari di terreno cui si sommano i 75.000 ettari delle "zone di restrizione dello spazio aereo e zone interdette alla navigazione" normalmente impiegate per le esercitazioni di tiro contro costa e tiro terra-mare. Una parte del poligono e dell'area a mare è permanentemente interdetta anche agli stessi militari per motivi di sicurezza: l'elevato ritmo delle attività e l'accumulo di ordigni e residuati inesplosi è tale da rendere la zona ormai non bonificabile - secondo il ministero della Difesa - a fronte degli elevati costi economici di risanamento. 
Nel poligono si svolgono assiduamente esercitazioni dell'Aeronautica, della Marina e dei reparti di altri eserciti Nato e attualmente costituisce la più importante risorsa addestrativa e il poligono più importante per le forze armate. Fra le attività più importanti la simulazione d'interventi operativi e la sperimentazione di nuovi armamenti, tra i quali il Ministero della difesa si è sempre rifiutato di specificare se rientrino anche munizionamenti con uranio impoverito.
2) Aeroporto di Decimomannu, utilizzato dalla Nato per l'addestramento al volo e le esercitazioni nei vicini poligoni di Capo Teulada, Salto di Quirra e Capo Frasca. È gestito dall'AWTI, ente plurinazionale cui partecipano Italia e Germania, dopo il disimpegno di Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti. Presso la base è operativo un poligono elettronico. Una enorme zona di restrizione dello spazio aereo collega direttamente Decimomannu a Capo Frasca e alla vasta zona, indicata nelle carte militari con la sigla D 40, situata fuori dalle acque territoriali, adibita all'addestramento per il combattimento aereo e tiri aria-aria.
3) Poligono di Capo Frasca, utilizzato dall'Aeronautica e dalla Marine italiana, tedesca e Nato per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra. Occupa una superficie a terra di 1.416 ettari e impegna un'"area di sicurezza a mare" interdetta alla navigazione.
4) Base di La Maddalena-S. Stefano e giganteschi depositi sotterranei per carburanti e per armi e munizionamento navale.
5) Danger 33: si tratta di uno spazio aereo militarizzato di circa 600 mila ettari che grava sul centro Sardegna, sull'area del Parco nazionale del Gennargentu. La zona di restrizione aerea non è supportata da servitù o demanio militare a terra. Vi si svolge un'intensa attività elicotteristica particolarmente pericolosa per il volo degli aeromobili e, non essendo adibita ad esercitazioni a fuoco, l'area sfugge totalmente al controllo democratico previsto dalla legge 898/1976.
6) Porto militare di Cagliari, adibito anche all'ormeggio e alla sosta di unità navali a propulsione nucleare e armamento atomico, senza un piano - comunque obbligatorio per legge – a protezione preventiva della popolazione.
7) Sono inoltre presenti giganteschi serbatoi sotterranei di carburanti navali Nato gestiti dalla Marina a Sella del Diavolo-S.Elia, un vasto deposito sotterraneo di combustibili-avio Aeronautica militare italiana-Nato a Monte Urpinu, collegato da una rete di oleodotti al molo e agli aeroporti militari di Elmas e Decimomannu, un impianto di telecomunicazioni della Marina a S.Ignazio, provincia di Cagliari, un impianto dell'Esercito italiano a Monte Arci e Santulussurgiu (Oristano), stazioni di telecomunicazioni di supporto al sistema Nato per l'addestramento aereo collegate alla base di Decimomannu-Capo Frasca, rete di telecomunicazioni nel nord della Sardegna, articolata negli impianti di Sassari, Olmedo, Tavolara.
8) Poligoni per esercitazioni a fuoco a cielo aperto gestiti dall'Esercito a S.Ena Ruggia-Macomer (1.360 ettari), Valle Bunnari (Sassari), Sicaderba-Arzana, Piantabella (Nuoro), Pala e Cresia-Isili, a Cala Andreani-Caprera, nella riserva naturale orientata, compresa nel Parco nazionale Arcipelago della Maddalena, adibita dalla Marina a poligono per esercitazioni a fuoco a terra e a mare; un assetto del territorio così strettamente connesso alle funzioni militari ha evidenti ricadute sulla vita delle popolazioni dell'isola in termini di sicurezza e salvaguardia della salute, oltre che per tutto ciò che riguarda gli equilibri ambientali e la sfera della sovranità popolare e della democrazia.
Va sottolineato che nei territori affittati dallo Stato italiano al miglior offerente, che ospitano gli insediamenti militari, sia italiani che di forze internazionali, si registra da tempo un'elevata incidenza di tumori tra la popolazione - il caso più drammaticamente noto è quello di Salto di Quirra-, in particolare tumori al sistema emolinfatico e alla tiroide, in una percentuale che va decisamente oltre la norma statistica (200 per cento in più della media nazionale); va infine rimarcato che lo Stato italiano contribuisce per il 37 per cento ai costi per il mantenimento delle basi United States of America e delle truppe americane di stanza nel Paese, secondo quanto risulta da documenti ufficiali di bilancio delle forze armate Usa, del Dipartimento della Difesa e del Congresso Usa. 
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/09/sardegna-da-morire-una-discarica-di.html
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