"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

Traduttore

sabato 20 settembre 2014

Ricordatevi questa faccia: perché lui è la più grave ingiustizia che vi sia stata fatta.

Ricordatevi questa faccia: perché lui è la più grave ingiustizia che vi sia stata fatta.


E voi neanche lo sapete. 
Perché le cose troppo serie non vi interessano, vi annoiano. Perché non leggerete neanche questo.
 Perché vi sentite fortunati,troppo fortunati per occuparvi di Ciro Campanella. Ciro chi? (come va di moda adesso). 
Perché siete convinti che sia l'ennesimo caso umano e non sapete che il caso umano, adesso, siete voi.
 Anzi, noi.
 Mi ci metto anch'io, perché Ciro Campanella avrebbe potuto salvare la vita anche a me.
Allievo di Barnard (quello che ha fatto il primo trapianto di cuore? sì quello). Per 30 cardiochirurgo dalle mani d'oro in Inghilterra (nel senso che la gente pagava oro per farsi operare da lui). Luminare della ricerca internazionale sull'uso delle staminali in cardiochirurgia. Specializzato in operazioni a cuore aperto SENZA circolazione extra corporea (e che vuol dire? vuol dire che se vi operate di bypass, normalmente ci mettete settimane per uscire dall'ospedale e mesi per riprendervi, con lui invece siete a posto dopo tre giorni, che vi toccano giusto perché avete fatto l'anestesia).
Mbé? Qual è il problema? Dov'è la tragedia? È morto?
No. Ciro Campanella a un certo punto, nel 2011, ha deciso di tornare sul suolo
natio (l'Italia). Nostalgia? Ha sessant'anni, sarà stanco... Manco per niente. Arriva a Roma, al San Filippo Neri e in due mesi mette in piedi un reparto che pare E.R.: liste di attesa pre-operatorie azzerate, 5-8 interventi a cuore aperto al giorno tutti i giorni (esclusa la domenica, ops), degenze post-operatorie di tre giorni (primo caso nella cardiochirurgia a cuore aperto italiana), riabilitazione fisica e psicologica presso la clinica Salus Infirmorum (gestione mista tra suore e personale medico pubblico) a spese dello Stato, reparti puliti, personale medico e infermieristico di prima classe, che lui stesso si premunisce di portare in giro per l'Europa per corsi di formazione e specializzazione, selezione meritocratica del personale, rapporto con il paziente improntato alla trasparenza e chiarezza dell'informazione medica... Il tutto senza neanche darsi delle arie... capire chi era il primario, in quel reparto, era un'impresa.

E poi? Poi è successo che: al Gemelli, che ci tiene ad essere l'accentratore dei finanziamenti della sanità pubblica, tutta questa fama ed efficienza dava fastidio; a qualche politicante innamorato della parola spending review è parso che fosse meglio cominciare a tagliare quelli che azzerano le liste d'attesa (secondo il criterio: se mi azzeri le degenze a lungo termine mi azzeri anche i finanziamenti); al commissario straordinario nominato per accorpare il San Filippo alla Asl RME è sembrato che la richiesta di macchinari nuovi e più avanzati, per portare la cardiochirurgia in Italia a livelli ancora più moderni nonché sicuri, fosse pericolosa.
Talmente pericolosa che - proprio in forza della richiesta avanzata dal primario di nuove apparecchiature - gli manda invece un controllo sanitario, che accerta - pensa un po' - che le apparecchiature sono obsolete.
E che fa il commissario straordinario? Sospende il primario per grave inadempienza e rischio per la salute dei pazienti (perché non doveva operare con quelle apparecchiature!) e chiude il reparto.
Ecco, adesso sapete perché il caso umano siamo noi. Noi, che se avremo mai bisogno di un bypass, ci dovremo fare tre settimane di degenza e mesi di riabilitazioni al Gemelli. Con buona pace della spending review.
Io di Ciro conservo una bella immagine, pacificatoria. Ha appena finito di operare mia madre (sono le dieci di sera e lui è dentro dalla mattina alle otto, mia madre è stata la sesta della giornata). Viene a spiegarci l'esito dell'operazione: calmo, sorridente, rassicurante. C'è anche tempo per una battuta ad alleggerire la tensione (nostra, non sua). Si allontana, lungo il corridoio vuoto del reparto. Le mani in tasca al camice. Solo, senza lo strascico degli adulatori di settore. Andatura lenta, dondolante. Uno sguardo alle camerate dove i pazienti dormono. Un saluto agli infermieri del turno di notte. Io lo vedo solo di spalle. Ma da come cammina, sono sicura che sta sorridendo. È soddisfatto, anche oggi ha fatto il suo lavoro.
Ricordatevi che quando qualcuno vi parla di riforme, sono questi gli esiti delle riforme che ha in mente.
Fran Gar.
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