"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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lunedì 22 settembre 2014

PD-Civati : scissione in vista- e non sono da solo

PD-Civati : scissione in vista- e non sono da solo

L'avversario di Renzi alle primarie di dicembre alza la voce, e con lui tutto il "vecchio" PD- ma le prospettive sorridono al Premier
Tempi duri, durissimi per Matteo Renzi. 
Come si poteva immaginare sin da subito, l’avversario più grande per le riforme del Premier non è l’opposizione politica – sempre meno incisiva e decisamente
limitata nelle proprie azioni – quanto lo stesso Partito Democratico. Insomma, la sinistra non perde le proprie abitudini e si rivela la vera nemica di se stessa: prima fa i premier, poi gli accoppa, ci verrebbe da dire. 
Solo che, questa volta, il correntismo e la minoranza di Partito si trovano davanti un leader impossibile da abbattere, sia che le riforme vengano approvate sia qualora – come ha minacciato Renzi – si dovesse tornare al voto nei primi mesi del 2015, dopo l’approvazione dell’Italicum.
La strategia di Matteo Renzi è chiara, ed è quella di emarginare completamente i “vecchi”.
 In tal senso è diretta una durissima lettera inviata a tutti gli iscritti del Partito, in cui accusa, neanche velatamente, la storica classe dirigente del PD – e chi orbita intorno ad essa – di essere il male della sinistra e dell’Italia.
 I vecchi sono accusati di voler riaprire le lotte ideologiche interne.
 avviando la strada per il ritorno a quel fallimentare 25% in cui il partito si è impaludato per anni grazie al loro fallimentare lavoro. 
Una posizione estrema, che ha scatenato reazioni altrettanto aspre dai diretti interessati, ma non solo.
 Ad innalzare gli scudi, per primo, è anche il vecchio amico, ora nemico: Pippo Civati. Il rischio di una rottura definitiva appare, dal nostro punto di vista, sempre meno improbabile, per quanto non immediata.

Sono lontani, infatti, i tempi in cui gli oligarchi del Partito Democratico erano in grado di fare e disfare Governi a loro piacimento. 
Oggi Matteo Renzi gode di una posizione troppo forte, sia da un punto di vista partitico che di consensi alle urne e, non va dimenticato, non esisterebbe neanche lontanamente una figura alternativa sulla quale lavorare per creare il perfetto antagonista e futuro Premier. 
Bersani, D’Alema, Fassina, Cuperlo, Civati, sono tutti nomi o troppo usurati o troppo deboli per rappresentare una vera minaccia per il Premier, la cui strategia appare chiarissima: approvare le riforme il prima possibile e, qualoraquesto non fosse possibile a causa delle lotte interne, andare al voto in primavera e costruire, finalmente, una maggioranza a sua immagine e somiglianza.Via i bersaniani, i civatiani, i Mineo di turno e i Dalemiani: sempre non siano disposti, onestamente, aconvertirsi alla causa del re.

Cuperlo, Renzi, Civati
Ecco, allora, che il gioco delle parti diviene fondamentale, e che alle spalle di Renzi si mormora una parola tanto cara, storicamente, alla sinistra italiana: scissione! Se, da una parte, Civati e Fassina annunciano, fieri, che sono circa un centinaio i falchi pronti ad opporsi al JobsAct, dall’altra sono consapevoli di non poter cercare, oggi, autonomia partitica: le dichiarazioni di questi giorni sembrano un tentativo di far scendere il premier a patti sulla riforma, ma sicuramente, nei prossimi mesi, molto potrà cambiare. 
Il problema, nei fatti, è che dovrà essere una scissione ad orologeria e, perchè possa giovare agli scissionari, dovrebbe veder coincidere una serie di scenari difficilmente realizzabili.
Se il compromesso non verrà raggiunto, e il Premier andrà diritto per la sua strada – ipotesi più che probabile – allora, molto semplicemente, in caso di nuove elezioni, non ci sarà più spazio per gran parte della minoranza PD, che sarà obbligata a creare un nuovo soggetto politico dalle circostanze, piuttosto che per fare uno smacco a Matteo Renzi. 
Una scissione obbligata, insomma.
 Ecco, allora, che la minaccia di Civati appare debole, per non dire debolissima: un nuovo partito di sinistra sarà solo il segnale, definitivo, del successo dell’ex sindaco di Firenze e della sua linea ultradecisionista all’interno del Partito Democratico.
Ci domandiamo, anche, quanto potrebbe pesare, in termini di voti, una nuova sinistra. 
La risposta, ad oggi, è difficile da quantificare, ma sarebbero numeri relativi. Ben lontani da quel 13-14% attribuito a Matteo Renzi dai sondaggi, qualora avesse intrapreso questa strada prima delle primarie vinte da Bersani.
 Sembra altrettanto impossibile che l’operazione politica possa portare al successo degli scissionisti che, presumibilmente, attuerebbero una strategia molto semplice: incrociare le dita e sperare che il divario tra cdx e csx si abbassi drasticamente, in modo da poter fungere da ago della bilancia per un nuovo governo di centro sinistra.
 Il ruolo, insomma, che ha giocato la Lega per Berlusconi, con tutte le conseguenze negative che questa ha portato per il lavoro dei governi guidati dall’uomo di Arcore.
Le alternative, in caso di scissione, sono due: o tentare la strada solitaria di una nuova sinistra, creando un gruppo guidato da Civati e Fassina come volti – relativamente – “nuovi” o, invece, accogliere a braccia aperte chiunque vorrà emigrare lontano da Renzi, ereplicare in toto l’opposizione interna al PD, magari convincendo qualche vecchio nome di lustro ad unirsi all’avventura.
 I dubbi, in ogni caso, sono molti. 
Salvo un crollo verticale della fiducia nel Premier, un pentimento di massa degli elettori di area centrista che hanno appoggiato la sua corsa, un nuovo miracolo di Berlusconi e un drastico cambiamento della situazione economica da oggi a gennaio, le aspirazioni degli scissionisti sembrano destinate a rimanere inattese, e Matteo Renzi potrebbe governare anche senza dover venire trascinato da questi intorno ad un tavolo.
Le urla degli ultimi periodi, insomma, sembrano solamente essere gli ultimi ululati di una generazione politica oramai consapevole di essere prossima alla definitiva scomparsa, che guarda impotente e adirata un cambiamento epocale nella politica di quello che, dopo vent’anni di transizione, si appresta a divenire – finalmente – un partito di centrosinistra totalmente distaccato dalle radici del PCI e dal vecchio dirigismo.
 Il problema, semmai, è quanto tale cambiamento, necessario, stia venendo portato avanti nelle modalità e con le carte giuste. Ma questa è un’altra storia…
Andrea Viscardi
http://www.europinione.it/pd-civati-minaccia-scissione-in-vista-non/

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