"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 4 settembre 2014

Libia. Le milizie islamiste avanzano. Pinotti, ‘la crisi può comportare gravi conseguenze per la sicurezza dell’Italia’

Libia. Le milizie islamiste avanzano. Pinotti, ‘la crisi può comportare gravi conseguenze per la sicurezza dell’Italia’

di Enrico Oliari –
Il ministro della Difesa Roberta Pinotti è intervenuta oggi davanti alle Commissioni riunite di Esteri e Difesa di Camera e Senato sulla grave situazione in cui versa la Libia affermando che “Vi è la possibilità, che alcune delle crisi, e penso in primo luogo alla crisi in Libia, possano degenerare ulteriormente, con effetti potenzialmente gravi sulla sicurezza dell’Italia”.
Nel paese nordafricano regna il caos fin dalla Rivoluzione che ha deposto Gheddafi, con le milizie delle tribù in continuo stato conflittuale, venti secessionisti, inconsistenza delle istituzioni, bande criminali e di trafficanti, movimenti jihadisti e legati ad al-Qaeda e persino nel sud gruppi di militari dell’ancien régime.
Negli ultimi mesi si sono acuiti gli scontri tra le milizie nazionaliste, fra le quali a Tripoli quelle della tribù di Zintan e a Bengasi i fedeli all’ex generale Khalifa Haftar, e gli islamisti di Ansar al-Sharia e delle Brigate 17 febbraio: dopo che a Tripoli l’aeroporto internazionale è stato preso dalle milizie islamiste di Misurata, è stata ieri e oggi battaglia per la conquista da parte dei qaedisti di Ansar al-Sharia dell’aeroporto Benina di Bengasi. Al momento si parla di 25 morti e di jihadisti che hanno espugnato il quartiere di Benina in attesa dell’assalto finale allo scalo. L’aeroporto è roccaforte dei miliziani fedeli all’ex generale Khalifa Haftar, ritenuto essere dai suoi detrattori la longa manus della Cia in quanto nel 1987 era stato fatto prigioniero in Ciad, in occasione della Guerra delle Toyota, e da lì liberato dagli americani e portato negli Usa, per poi tornare nel 2011 in Libia e comandare in occasione della Rivoluzione la piazza di Bengasi.
In questo quadro le istituzioni praticamente non esistono, con il governo caduto per l’ennesima volta, Abdullah al-Thani nominato premier per un terzo mandato e i deputati eletti di recente rifugiati a Tobruk, mentre a Tripoli vi sono quelli decaduti dell’Assemblea nazionale costituente, i quali si ritengono tutt’ora in carica.
L’unica rappresentanza diplomatica occidentale ancora aperta è quella italiana, mentre quella statunitense è stata occupata dai miliziani islamisti di Alba della Libia, che vi bivaccano, ufficialmente, come ha spiegato il loro comandante Hassan Ali, “per garantire la sicurezza di questo posto e abbiamo conservato quanto abbiamo potuto”.
Nell’audizione Pinotti ha detto che “Dobbiamo mantenere alta la nostra capacità di far fronte ad eventi imprevisti e, al tempo stesso, dobbiamo continuare a contribuire alla sicurezza internazionale, in particolare nelle aree per noi più critiche”. In Libia “il conflitto ormai aperto fra le differenti fazioni in lotta per il potere”, con “la creazione di due realtà distinte, ognuna con un proprio Parlamento”, cosa che sta portando al “completo sfaldamento dello Stato, con la perdita totale del controllo del territorio da parte delle legittime autorità, sempre più esposte all’azione di gruppi armati con aspirazioni politiche, di matrice fondamentalista, ovvero dediti alle attività illegali come il traffico di esseri umani”.
La “Missione militare italiana in Libia”, ridisegnata nell’ottobre 2013, “ha il compito – ha ricordato il ministro della Difesa – di organizzare, condurre, sviluppare, coordinare e monitorare tutte le attività addestrative, di assistenza e consulenza svolte in Libia nel settore della Difesa”. Il personale MIL ha “già addestrato 1.345 militari indicati a suo tempo dal legittimo governo e ha supportato la fase di screening del primo contingente libico della ‘Forza d’impiego generale’, giunto in Italia a gennaio 2014 per una fase addestrativa durata circa sei mesi, ormai conclusa per 254 militari appartenenti a un Battaglione che non risulta ancora attivato per le problematiche attuali di quel Paese”. “Per l’insieme delle attività svolte in Libia – ha concluso Pinotti – nel decreto-legge è previsto nel corso del secondo semestre di quest’anno un nucleo massimo di 100 unità. Stante la richiamata situazione, il nucleo di militari presenti in questi giorni per la missione è di poche unità, oltre chiaramente al contingente di carabinieri addetto alla sicurezza dell’ambasciata e del personale diplomatico”.
Va ricordato che in occasione del G8 di Lough Erne, ormai più un anno fa, l’Italia era stata chiamata ad intervenire della difficile situazione libica e il 4 luglio del 2013 l’allora premier libico Alì Zeidan e quello italiano Enrico Letta si erano incontrati a Roma per discutere di accordi volti a rimettere in sicurezza il Paese; militari libici sono stati addestrati da quelli italiani a Cassino ed in altri centri. Oltre agli accordi per la sicurezza, sul piatto anche 110 mld di dlr di appalti precedentemente stipulati (circa 11mila contratti) e la ripresa delle opere di costruzione delle infrastrutture lasciate a metà dalle ditte straniere a causa della rivoluzione.
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