"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 18 settembre 2014

ITALIA A PERDERE: L'INQUINAMENTO BELLICO USA #nonomanoifesteggiamo

ITALIA A PERDERE: L'INQUINAMENTO BELLICO USA#nonomanoifesteggiamo

di Gianni Lannes
Gli “alleati” a stelle e strisce, a parte l’aerosolterapia bellica coattiva e segreta che mandano in onda dal cielo giorno e notte con il favore di palazzo chigi, del quirinale e dello stato maggiore difesa oltraggiando la salute del popolo bambini compresi, hanno inquinato e contaminato con rifiuti pericolosi (tra cui spiccano amianto, metalli pesanti, pcb e idrocarburi), anche la cima delle nostre montagne, da nord a sud, isole comprese. E alla fine non hanno pagato i gravi danni ambientali e sanitari. Ma i fantocci telecomandati al vertice dello Stato tricolore piazzati da Washington che fanno? Come sempre: finta di niente. 
La guerra fredda è terminata - ufficialmente - con la caduta del muro di Berlino nel 1989, e nel belpaese una dozzina di basi segrete degli Stati Uniti d’America
nel Belpaese - pagate dagli ignari contribuenti - risultano abbandonate.
Oltretutto hanno registrato i messaggi radio della NATO durante la strage del DC 9 Itavia il 27 giugno 1980, eppure nessun magistrato si è mai sognato di chiederne conto. E hanno pure prodotto un potente inquinamento elettromagnetico per 30 anni.
Ma di che si tratta? Semplice: della rete militare antesignana di Arpanet e Internet, gestita da United State Air Force in Europe (U.S.A.F.E.).
La rete Troposcatter aveva nel vecchio continente ben 49 centri bellicicollegati tra loro e costituenti il sistema di telecomunicazioni NATO di allarme - convenzionale e nucleare (AUTOVON: short for Automatic Voice Network, was an American military phone system built in 1963 to survive nuclear attacks) - immediato. Queste basi erano tra esse collegate tramite la tecnologia Troposcatter, un segnale irradiato nella troposfera (fascia dell'atmosfera compresa tra gli 8 e i 20 chilometri) raggiungibile anche oltre l'orizzonte elettromagnetico e in ogni condizione meteo. 
486L Mediterranean Communications System è il nome della rete di comunicazione che aveva tra i suoi punti nevralgici proprio le stazioni in Italia entrate in funzione nel 1966; esse erano provviste sia di alcune gigantesche antenne per Troposcatter che di antenne per comunicazione in microonde.


Dall’elenco dei siti militari attualmente in stato di abbandono e degrado del territorio, risultano nell’ordine:
Dosso dei Galli (Lombardia), Cavriana (Lombardia) Aviano (Friuli Venezia Giulia), Lame di Concordia (Veneto), Monte Venda (Veneto), Allumiere ( Lazio), Monte Cavo (Lazio), Monte Epomeo (Campania),Monte Vergine (Campania), Monte Vulture (Lucania), Iacotenente (Gargano) , Pietraficcata (Lucania), Martina Franca (Puglia) , Monte Mancuso (Calabria ), Monte Lauro (Sicilia), Monte Nardello (Calabria), Monte Limbara (Sardegna). 



Ecco, ad esempio, cosa si legge nell’interrogazione parlamentare ai ministri della difesa e dell’ambiente (numero 4/04422) del 19 luglio 2007, che a tutt’oggi non ha mai ricevuto la benché minima risposta governativa:

«a pochi passi dal monte Limbara in un contesto paesaggistico e naturalistico particolarmente bello si parano le enormi parabole di quella che una volta fu la Base USAF da sempre denominata impropriamente Base Nato sul Monte Limbara, un tempo potente stazione per ricerche ed elaborazioni dati ed impianti radar; la Base, senza nessuna trattativa con l'amministrazione comunale proprietaria del terreno, nacque, in gran segreto, fra molti omissis ed accordi mai svelati, nel 1968 come stazione radiotelegrafica ad onda lunga per poter comunicare anche con i sommergibili; la cifra che il Governo americano pagava annualmente allo Stato italiano per la locazione del sito era di cinque lire; con l'avvento dei satelliti, la base fu abbandonata il 31 ottobre del 1993, e anziché essere restituita al comune, legittimo proprietario, fu passata, per così dire, al ministero della difesa che l'affidò in custodia all'Aeronautica Militare che fino ad ora si è limitata ad inviare saltuariamente degli ispettori sul luogo; allo stato l'area è una pericolosa fonte di inquinamento per la natura delle sostanze in essa abbandonate: ammasso di ferraglie arrugginite, generatori e batterie in un enorme capannone, depositi arrugginiti, le stesse parabole, dalle mura della vecchia base, ma soprattutto dalle volte, pendono pannelli di lana di vetro in quantità industriale, acqua sporca e maleodorante sgocciola lentamente sul terreno il degrado che appare evidente ad ogni passo ed in ogni stanza, incutono preoccupazione per le conseguenze che lo stesso, se non viene bloccato ed eliminato, potrà avere sull'intero habitat della montagna, sulle sorgenti, sulla flora e sulla stessa fauna… se non si ritenga di dover provvedere alla messa in sicurezza dell'area e alla sua bonifica; se non sarebbe opportuno restituire al Comune il possesso dell'area».
Monte Limbara, 1965
Più recentemente - il 16 luglio 2014 - è stata indirizzata ai ministri difesa, ambiente e finanze l’interrogazione a risposta scritta numero 4/05544, che attesta tra l’altro:
«lo scenario che si presenta in un delle vette più importanti della Sardegna è di abbandono, degrado e disastro ambientale; si è consumata in quell'area l'ennesima rappresentazione di una Sardegna «usa e getta»; il risultato agli occhi di quei pochi che hanno potuto accedere su quel compendio è evidente: dopo le basi militari solo degrado e abbandono; si tratta di un disastro ambientale a 1.200 metri di quota con una base militare americana nascosta ai più nelle vette del Monte Limbara, a due passi da sorgenti e patrimonio naturalistico incomparabile; si tratta di un luogo fantascientifico abbandonato a se stesso, come se dopo la guerra fredda gli americani fossero scappati da quel luogo esclusivo dove avevano piazzato una delle basi strategiche per il controllo e il presidio aeronautico del Mediterraneo; si rileva uno stato di degrado assoluto con ogni genere di materiale inquinante, oli combustibili e un affronto alla natura senza precedenti; si configura una vera e propria aggressione all'ambiente con migliaia di metri cubi di volumetrie piazzate nelle vette più alte della Sardegna e con parabole di grandezza ciclopica per controllare giorno e notte i movimenti nell'area più a rischio del medio oriente; tutto questo è di una gravità inaudita perché nel 1993 quando gli americani hanno lasciato le cime del Limbara hanno lasciato tutto senza procedere né al ripristino dei luoghi né tantomeno alla loro bonifica; il passaggio di quell'area, preannunciato nel 2008 tra lo Stato e la regione Sardegna, deve essere rivisto e se ancora non definito, bloccato; gli Usa, a giudizio dell'interrogante, deve pagare il ripristino di quell'area; chi inquina paga e non si può accettare un assalto così grave al patrimonio ambientale senza che nessuno faccia niente per evitarlo; 
prima di qualsiasi trasferimento di quella base alla regione sarda doveva essere definito l'ammontare delle bonifiche e del ripristino dell'area; nel 2008 tra il commissario per il G8 e l'allora presidente della regione ci fu solo una pre-intesa, ma non fu definito il passaggio successivo; è probabile che quegli atti siano rimasti incompleti o indefiniti; per questo motivo se non sono stati portati a compimento occorre bloccarli per chiedere il congruo risarcimento agli Stati Uniti; qualora il passaggio fosse stato definito occorre, invece, rimetterlo in discussione anche sul piano giudiziario, perché risulta palese l'omissione della riparazione del danno ambientale; tutto questo è di una gravità inaudita perché conferma la tesi di un atteggiamento verso la Sardegna da «Usa e getta» che non può essere accettato in alcun modo… i costi di bonifica e ripristino sono esorbitanti e nessuno può far salvo il Governo degli Usa da questo costo; 
del resto il compendio risulta di fatto dar luogo a un vero e proprio disastro ambientale con sei parabole, due cisterne, prefabbricati in amianto, una centrale elettrica, la sala delle teletrasmissioni e rifiuti speciali piombo, acidi e lana di vetro; l’ex base della Us Air Force è ad avviso dell'interrogante una mortificazione senza precedenti che va rimossa a carico di chi ha provocato questa aggressione così temeraria al patrimonio naturalistico della Sardegna … se i Ministri interrogati siano a conoscenza del disastro ambientale della zona del monte Limbara e se il Governo abbia mai avanzato richiesta di risarcimento danni all'amministrazione americana; se e come intenda procedere il Governo per il ripristino e la piena bonifica dell'area della base americana».
A vederla oggi sembra archeologia bellica, spianata nei luoghi più belli e suggestivi dello Stivale, ma le ferite vanno risanate secondo il principio giuridico internazionale “chi inquina paga”. Mister Renzi, allora, ci sente?


http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/09/italia-perdere-linquinamento-bellico-usa.html
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