"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

Traduttore

mercoledì 10 settembre 2014

In ricordo dell’OTTO SETTEMBRE 1943

In ricordo dell’OTTO SETTEMBRE 1943

L’Italia, dopo lo sbarco delle truppe anglo-ameri­cane in Sici­lia (10 Luglio 1943), si presenta­va, ter­ritorialmente, occupata lungo tutta l’estensione da Nord a Sud. 
Le trup­pe presenti sul suolo italiano erano ri­spettivamente quelle del­l’esercito tedesco (in progressiva riti­rata da Sud verso Nord) e quelle anglo-a­mericane che incalza­vano le prime. 
Quasi contemporaneamente agli eventi siciliani, a Roma, centro nevralgico del potere, iniziarono a configu­rarsi, in rapidissima succes­sione, scenari sconvolgenti.
 In data 19 Luglio, la città di Roma fu scossa dal primo di una lunghissima serie di bombardamenti1. 
Il generale statuniten­se Ei­senhower l’aveva annunciato: “Stia­mo per inva­dere un Paese ricco di sto­ria, di cultura e d’arte come pochissi­mi altri. 
Ma se la distruzione di un bellissimo mo­numento può si­gnificare la salvezza di un solo G.I.[soldato USA] eb­bene, si distrugga quel bellissi­mo monumento”.
 In effetti i danni provocati dagli statunitensi e degli inglesi fu forse superiore a quello provocato dai tedeschi.
 Per non parlare dei furti di opere d’arte nonostante la mirabile opera del geniale e coraggiosissimo arpinate, Pasquale Rotondi2, che non smetteremo mai di ringraziare a sufficienza. 
Nella notte a cavallo tra il 24 ed il 25 Luglio 1943, Musso­lini fu, incredibil­mente, sfiduciato. 
Ed im­mediatamente tradotto agli arresti per volontà di “pippetto” – soprannome di re Vittorio Emanuele III.
 L’improvvisa esautorazione del Duce per effetto del­l’Ordine del Giorno Dino Grandi aprì a nuove prospetti­ve che in buona so­stanza si tramutarono in vere e proprie occasioni per un discreto nu­mero di esponenti ex-fascisti. 
Gente scaltra che seppe riciclarsi alla sveltissima poiché seppe fiutare l’arrivo di una nuova era poli­tica.
 Si trattò di rapidi e silenziosi movimenti al vertice, com’era logi­co attendersi, in una fase di transizione in cui lo spirito dell’opportunismo non tarda a fare breccia anche negli animi dei più rigidi…
L’Armistizio tra Italia, Stati Uniti ed Inghilterra e l’altra metà delle Nazioni del Mondo, fu siglato in Sicilia, presso la località di Cassibile, a due passi da Siracusa. 
Fu firmato a porte chiuse il 3 Settembre ma reso pubblico soltanto l’8.
L’allora Generale di Corpo d’Armata Dwight D. Eisenhower (Denison, 14 Ottobre 1890 – Washington, 28 Marzo 1969) e futuro successore di Truman alla Casa Bian­ca, dette lettura del comunicato alle ore 18:30 dai microfoni di Radio Algeri, antici­pando Badoglio di un’ora e dodici minuti.
 Anche nella diramazione degli Atti più importanti, la classe politica italiana è stata sempre imbarazzante…
Nel sinallagma a senso unico, l’Italia dichiarava ces­sate le ostilità contro le armate Usa ed UK e dichiarava, sostanzialmente, guerra alla Germania ed al Giappone, nostri ex alleati.
 Fu la firma che determinò la prima tappa nel percorso amaro delle perdite varie di sovranità.
 Le tappe successive furono la firma del Trattato di Parigi del 1947, con “fido” De Gasperi e la fondazione del PSDI ad un passo dalle elezioni del 1948… quelle pilotate dai soldoni del Piano Marshall… ad opera dell’indimenticato Saragat a cui venne detto grazie piazzandolo al Quirinale.
 Infatti, se oggi contiamo 113 basi militari americane in casa nostra e paghiamo il nostro debito pubblico con una moneta straniera di proprietà di banchieri privati, qualcuno avrà pur tradito la Costituzione, no?
Le truppe italiane, sparse in tre continenti, non vennero messe al corrente di nulla – un qualche accenno al disordine lo possiamo percepire perdendo un pomeriggio a guardare film di Monicelli e Sordi che non hanno fatto altro che sottolineare quella ripugnante situazione di sbando totale.
 La dittatura di Badoglio fece ricredere perfino i più accaniti oppositori del fascismo: bastava essere sorpresi a parlare per la strada per venire ammazzati come cani. 
Ma di queste cose, oltre al buon Giampaolo Pansa, nessuno ne parla. 
Sono cose fatte da gente di sinistra e ai loro eredi non sta bene che se ne parli.

Andrea Signini
1 Sulla storia del bombardamento di Roma del 19 luglio 1943, Cfr., U. Gentiuloni Silveri, M. Carli, Bombardare Roma, gli alleati e la città aperta, Bologna, il Mulino, 2007. Il 19 luglio 1943 Roma subì il primo bombardamento alleato. Nel corso dei mesi successivi, fino alla libe­razione del 4 giugno 1944, ce ne sarebbero stati altri cinquanta. Per l’Urbe, indifesa e illusoria­mente convinta del proprio carattere quasi sacro, fu uno choc inatteso. Il bombardamento di Roma e l’acceso confronto sull’op­portunità di dichiarare la capitale “città aperta” costituiscono un punto nodale nella Campagna d’Italia, tanto nelle strategie alleate quanto nel vissuto degli italiani. A questo nodo, a come giorno dopo giorno si arrivò al bombardamento e alla liberazio­ne di Roma è dedicato il libro che, attraverso un’eccezionale accolta documentaria e un ricchis­simo apparato di immagini, ricostruisce gli avvenimenti e il dibattito suc­cessivo inter­pretandoli nel più ampio contesto della seconda guerra mondiale.
2http://digilander.libero.it/historia_militaria/episconosciuto.htm
http://www.signoraggio.it/in-ricordo-dellotto-settembre-1943/
IN QUESTO BLOG I COMMENTI SONO DISABILITATI, SE SEI INDIGNATO E/O VUOI OFFENDERCI VUOI LASCIARE IL TUO PENSIERO PUOI UTILIZZARE LA NOSTRA PAGINA FACEBOOK

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...