"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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mercoledì 24 settembre 2014

De Bortoli stronca Renzi e il suo governo

De Bortoli stronca Renzi e il suo governo

Il direttore del Corriere attacca frontalmente il capo del governo
Raffaello Binelli 
Ferruccio de Bortoli ha scelto un giorno non a caso - il lancio della nuova grafica del Corriere - per rifilare una pesante bordata a Matteo Renzi.
Non tanto (e non solo) al suo esecutivo ma proprio a lui, Presidente del Consiglio e leader del Pd. 
L'incipit dell'editoriale va dritto al sodo: "Devo essere sincero: Renzi non mi
convince".
 E spiega subito cosa intende: "Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro.
Quanto per come gestisce il potere. 
Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso". 
L'attacco di De Bortoli è frontale: "Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader.
 Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. 
Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante".
Il direttore è in uscita da via Solferino. 
L'ha annunciato lui stesso alla fine di luglio, dopo mesi di scontri con il gruppo che detiene la maggioranza nella proprietà, chiarendo che non era per sua scelta ("Non ho dato io le dimissioni"). 
Guiderà il giornale fino alla prossima primavera. In questo momento particolare per il Paese - che fatica a riprendere slancio - e particolare anche per lui, vicino al commiato dai lettori, De Bortoli decide di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. 
E lo fa impugnando l'alabarda. Perché l'attacco non può essere derubricato a mera critica costruttiva. 
Il direttore del Corriere se la prende anche con la squadra di Palazzo Chigi: "E' in qualche caso di una debolezza disarmante. 
Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. 
La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità". 
Dei ministri salva solo l’ottimoPadoan, sottolineando però che il suo ruolo "è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi".
Altre critiche molto forti: "Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto". 
E un'altra che andrà dritto al cuore del premier: "La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. 
Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto". 
De Bortoli riconosce a Renzi il merito di "circondarsi di forze giovanili", ma osserva che "lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier".
Non può non riconoscere, il direttore del Corriere, che "l’oratoria del premier è straordinaria", ma puntualizza che "il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa". 
Insomma, è forte il rischio che, alla fine, tutto si riduca alle chiacchiere, al "marketing della politica", al trucco (cosmesi).
 E su questo punto specifico osserva con malizia: "In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti".
Poteva mancare un parallelo tra Renzi e Berlusconi?
 Ovviamente no. Parlando del Pd De Bortoli osserva che è "quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere".
L'attacco più forte arriva alla fine. 
Il direttore si pone alcune domande e lascia intendere che tra i due leader vi siano patti segreti, accordi che vanno al di là della mera politica: poteri forti, in certi casi occulti, impegnati a gestire il potere, quello vero.
 "Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. 
Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. 
Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria".
 Dice e non dice De Bortoli. 
Allude. 
Manda segnali.
E conclude: "Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. 
Non può fallire perché falliremmo anche noi".
 Poi gli dà un consiglio, che sa quasi di presa in giro:"Quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika).
 E tantomeno quella bianca. 
Buon lavoro, di squadra".
A questo punto non ci resta che attendere la risposta di Renzi.
 Arriverà puntuale, smontando punto per punto le accuse, oppure il premier deciderà di ignorare l'affondo? 
Tra poco lo sapremo. 
Di certo fare finta di nulla, dopo un attacco di questo genere - mosso dalla prima pagina del primo giornale italiano - sarebbe come ammettere che De Bortoli ha fatto centro.

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