"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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sabato 7 giugno 2014

Ucraina-le donne soldato filo-russe che lottano per l’indipendenza

Ucraina-le donne soldato filo-russe che lottano per l’indipendenza


Tra i battaglioni che combattono la loro guerra di posizione contro Kiev, nell’hinterland di Lugansk, ce ne sono anche di femminili.
 Le miliziane hanno eretto fortificazioni con copertoni e sacchi di sabbia e occupano fette di territorio dell’Ucraina orientale, con l’obiettivo di fondare la «nuova Repubblica dei minatori».
Il numero di donne dell’esercito è sceso sia in Ucraina che in Russia, dopo il crollo dell’Urss, ma l’idea di donna-soldato è rimasta presente anche nei ruoli di comando, intesa come parità e e necessaria partecipazione in casi di offensiva. Più che mai adesso, che l’operazione delle forze speciali ucraine nell’Est è ripartita dopo il voto del 25 maggio, e civili e miliziani sono rimasti sul campo: quasi 500 morti (300 nelle ultime 24 ore), dal bilancio ufficiale di Kiev, e circa 800 di feriti tra filorussi e truppe regolari.
Il primo battaglione femminile è nato ad aprile a Krasnyi Luch , da sei donne «senza fucili, sigle, né uniformi, per aiutare gli uomini al fronte», perchè «Se loro ci proteggono, anche noi dobbiamo dargli una mano», racconta Yelena, che a 38 anni è una delle prime reclute. Yelena, prima di imbracciare le armi, aveva lavorato tra i minatori e nei cantieri edili e agli inviati di Al Jazeera afferma che e «ci sarà da sparare, sparerò», anche se, potendo, tornerebbe al suo ultimo lavoro da negoziante, visto che «non si addice a una donna andare in giro con i fucili d’assalto». Ma «c’è da difendere la città e resteremo con la nostra gente di Krasnyi Luch. Non li faremo mai entrare», aggiunge.
Le miliziane si battono per l’autoproclamata Repubblica di Lugansk, pensano a un futuro con le loro famiglie in una terra «indipendente» e non si riconoscono nel neo presidente ucraino Petro Poroshenko, l’oligarca re del cioccolato.
«Tra i nostri politici non vedo leader uomini né donne», dice una di loro, «ma solo oligarchi dopo oligarchi. Non volevamo questa guerra e non abbiamo portato questo governo al potere». Per le donne della linea rossa del Donbass non c’è un’Ucraina di Yulia Timoshenko, ex zarina del gas, da proteggere. Ma una «nuova repubblica dei minatori» da costruire.
http://www.signoraggio.it/ucraina-le-donne-soldato-filo-russe-che-lottano-per-lindipendenza/
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