"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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venerdì 9 maggio 2014

Minacciata Sofia Gattica, ambientalista in lotta contro la Monsanto

Minacciata Sofia Gattica, ambientalista in lotta contro la Monsanto


 Luca Tomberli
Sofia Gattica attivista ambientale è stata nuovamente minacciata.
 La fondatrice dell’associazione Mothers of Ituzaingo da 15 anni si batte contro le multinazionali agrochimiche.
 Dopo la morte della figlia di appena tre giorni, Sofia cercò di capire il perché di quella fine prematura.
 Scoprì che nel suo quartiere i tassi di malattie tumorali erano 41 volte più elevati della media nazionale, così come alti risultavano i tassi di mortalità infantile, malformazione dei neonati, malattie respiratorie e e neurologiche. Dato che la sua casa era circondata da campi di soia ogm, insieme alle altre madri di Ituzaingo cercò di saperne di più sui pesticidi con cui venivano irrorate le coltvazioni. 
 Così l’indagine porta a porta con i contadini della zona le portò a scontrarsi con l’erbicida glisofate della Monsanto e il potente pesticida endosulfano, ora
bandito in 80 Paesi poiché ritenuto tossico e quindi una minaccia per l’uomo e l’ambiente.
Le donne cercarono conferme della pericolosità dei pesticidi negli studi degli istituti di ricerca. Furono anni difficili, le indagini delle madri di Ituzaigo vennero osteggiate in vari modi, fino a quando un individuo entrò nella casa della Gatica e puntandole una pistola la intimò di rinunciare all’attività intrapresa. 
Nel 2008 vi fu la svolta che confermò alle donne di Ituzaingo che la strada intrapresa era quella giusta.
 Uno studio del Dipartimento di Medicina all’Università di Buenos Aires confermò il collegamento tra alcune malattie e l’esposizione ad una dose massiccia di pesticidi. 
Così l’associazione delle madri ottenne il divieto dell’irrorazione aerea di pesticidi a Ituzaingó a distanze inferiori a 2.500 metri dalle abitazioni.
Nonostante l’evidenza della pericolosità dei pesticidi riscontrata dagli studi scientifici, il glisofate non venne messo al bando e anzi, complice la crisi economica in arrivo, l’Argentina divenne l’esperimento mondiale della Monsanto. 
Visto quanto è successo mi viene spontaneo pensare che la crisi argentina sia stata programmata dalle multinazionali per compiere i loro sporchi giochi. Comunque torniamo ai fatti. 
 Nel 2009, la soia OGM fu seminata su 19 milioni di ettari – oltre la metà delle terre coltivate in Argentina – e irrorata con 200 milioni di litri di glifosato. Non paga di tutto questo la Monsanto decide di costruire a Malvinas il secondo sito mondiale di produzione di sementi transgenici.
 Nel settembre 2013 dei manifestanti capeggiati da Sofia Gattica si sono accampati nel cantiere della Monsanto per impedire la costruzione dell’impianto della morte e il presidio è ancora attivo. 
La protesta è andata avanti nonostante la Gattica, più volte, sia stata oggetto di minacce personali. Adesso qualcosa è cambiato perchè Sofia teme per l’incolumità della sua famiglia.
Il 27 aprile 2014 un uomo, che l’aveva già importunata, le ha fatto sapere che il figlio poliziotto sarebbe stato ucciso, se avesse continuato ad occupare il cantiere. Il 28 aprile Sofia Gattara ha indetto una conferenza stampa dove indica nella Monsanto il mandante delle missive mafiose e chiede di essere ricevuta dal Governatore de La Sota. Intervistata da ECOS Cordoba, in lacrime, dichiara di essere stanca delle persecuzioni, di non aver paura di perdere la vita, ma non vuole rischiare di perdere i suoi figli, la sua famiglia è più importante di tutto. 
Questa donna e la sua famiglia devono essere sostenuti.
 Come possiamo rimanere inerti di fronte all’ ennesimo atto mafioso, compiuto da chi pensa soltanto a distruggere l’umanità e il pianeta. Sofia e tutti i bambini del mondo chiedono il nostro aiuto.
 Ognuno di noi può fare qualcosa.
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