"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 8 maggio 2014

Luca Monti: «Il Daspo è anticostituzionale e va abolito». Intervista in esclusiva

Luca Monti: «Il Daspo è anticostituzionale e va abolito». Intervista in esclusiva


Chi mi conosce sa bene che non mi occupo, a livello giornalistico, di calcio e che non sono tifoso di alcuna squadra.
 Ben più di una partita di calcio mi entusiasma infatti la lotta politica o la lettura dei classici greci e latini, oppure la vista delle bandiere russe che sventolano sui municipi dell’Ukraina orientale. 
Ma quando vicende in qualche modo legate al gioco del calcio mettono a repentaglio la credibilità di un Governo (che già di ‘credibile’ ha di per sé assai poco) e la cronaca politica si intreccia con il mondo dello sport, è d’obbligo per un cronista attento approfondire i fatti e cercare di capire che cosa sta succedendo.
 Ed è per questo che, alla luce dei recenti fatti di Roma, che hanno catapultato sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo la finale di Coppa Italia fra Fiorentina e Napoli, ho deciso di intervistare in esclusiva,per questa redazione Luca Monti, uno dei massimi esperti della cultura ‘Ultras’.

Nicola Bizzi: Conosciamo tutti Luca Monti come politico, ma si tratta di un personaggio comunemente riconosciuto come grande esperto del ‘mondo
ultras’ e della relativa cultura. 
Lasciamo quindi che si presenti ai lettori anche sotto questa veste.

Luca Monti: Ci tengo a premettere che non sono assolutamente un ‘capo’ della curva, non è un titolo che mi appartiene. Sono una persona che frequenta da molti anni, ormai alcuni decenni, la curva, con alle spalle una lunga militanza come ultras della Fiorentina. Ritengo quindi di avere i titoli e l’esperienza per interpretare al meglio i recenti fatti di Roma.

Nicola Bizzi: Cosa è successo, secondo il tuo punto di vista, a Roma?

Luca Monti: A Roma, alla finale di Coppa Italia fra Fiorentina e Napoli, abbiamo assistito per l’ennesima volta a gravi errori da parte delle istituzioni nel gestire la situazione ad un’assoluta sottovalutazione sia del contesto che del problema. Le istituzioni hanno infatti dimostrato di non conoscere affatto il mondo ultras e le sue dinamiche. Sono stati commessi, a mio parere, due gravissimi errori. Il primo è stato il non concedere ai tifosi del Napoli l’utilizzo della Curva Sud dello stadio. Voci di curva ben informate sostengono che questa decisione sia stata dovuta al fatto che la Questura della Capitale ha ceduto alle pressioni degli ultras romanisti, i quali, essendo notoriamente la Curva Sud ‘casa loro’, non hanno voluto accettare che essa ospitasse i napololetani, soprattutto per via di tensioni pregresse fra le due tifoserie. Sarebbe stato invece molto più logico, oltre che opportuno per motivi logistici, concedere ai tifosi del Napoli la Curva Sud e ai tifosi della Fiorentina la Curva Nord, per via della provenienza geografica delle due tifoserie in trasferta e per l’esistenza di percorsi stabiliti e sicuri dai caselli autostradali allo stadio. La situazione è stata invece ribaltata, generando caos ed esponendo i tifosi del Napoli ad una vera e propria imboscata, con tutto ciò che ne è seguito.

Altro gravissimo errore è stato quello di ricondurre esclusivamente al calcio l’episodio della sparatoria, un atto criminale che è connesso, sì, anche al contesto dell’evento sportivo, ma che rappresenta soprattutto un episodio di violenza da considerare come tale e da inquadrare quindi sotto gli aspetti dell’ordine pubblico. Se il De Santis, già con precedenti penali di vario genere, aveva in mano una pistola, molto probabilmente detenuta illegalmente, avrebbe infatti potuto usarla in qualsiasi circostanza e contro chiunque.

Nicola Bizzi: In questo caso si è verificato un episodio di violenza palesemente al di fuori dello stadio, eppure tutti i giornali insistono a parlare del problema della violenza negli stadi. Come vedi la cosa?

Luca Monti: Occorre una decisa riflessione sull’approccio, dal mio punto di vista sbagliato, da parte delle autorità sulla questione, poiché risulta evidente e sotto gli occhi di tutti che la repressione fine a se stessa non funziona. Anzi, accresce soltanto il problema. Il mondo delle tifoserie e l’ambiente ultras in genere sono uno specchio fedele delle tensioni sociali presenti nel Paese, un vetro e proprio ‘termometro’. Tensioni che non si risolvono con provvedimenti come il Daspo, che spostano solamente la violenza da dentro gli stadi a fuori di essi. Il problema è, da parte dello Stato, quello di agire concretamente su determinate leve sociali. Il Governo non si rende conto che finché continuerà ad applicare delle politiche sociali devastanti in mome di un’austerity imposta dall’esterno e dall’estero, il problema non migliorerà, ma è anzi destinato a peggiorare. Gli Italiani sono stremati dalla crisi, dalla disoccupazione, dall’iniquità del fisco e del sistema bancario; intere categorie sociali non arrivano alla fine del mese e si sentono ormai oppresse e schiacciate dal ‘sistema’, ed è naturale che queste tensioni si manifestino e trovino sfogo anche durante partite di calcio. Il problema della ‘violenza’, quindi, non è solo sportivo, ma sociale. Nello sport esso trova solo una valvola di sfogo, ma non è con la repressione e con la schedatura di massa che lo si risolve.

Dovrebbe fare molta attenzione il Ministro degli Interni Alfano a parlare di ‘Daspo a vita’, perché rischia di esporsi a delle figuracce che potrebbe invece evitare. Occorrerebbe invece il dialogo fra le autorità e le tifoserie, ma si preferisce invece ricorrere a strumenti palesemente anticostituzionali.

Nicola Bizzi: Come ad esempio il Daspo? Mi risulta che da più parti ne abbiano sottolineato l’incostituzionalità.

Luca Monti: Si tratta di un provvedimento che prevede il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, che esiste solo in Italia e che risulta essere palesemente liberticida e anticostituzionale. Una misura che venne introdotta, con il pretesto di combattere il fenomeno della violenza negli stadi, con la legge 401 del 13 Dicembre 1989, seguita da varie altre norme e modifiche: il Decreto Legge n.717 del 22 Dicembre 1994 e la successiva conversione in legge n. 45 del 24 febbraio 1995; Il Decreto Legge n.336 del 20 Agosto del 2001, seguito dalla conversione in legge del 19 Ottobre 2001 (n.377); Il Decreto Legge n. 28 del 24 Febbraio 2003, convertito nella legge n. 88 de 24 Aprile 2003; il Decreto Legge n. 162 del 17 Agosto 2005, con la successiva legge di conversione del 17 Ottobre 2005 (la n. 210, tristemente nota come ‘Legge Pisanu’), culminando con il Decreto Legge n. 8 dell’8 Febbraio 2007, convertito con la Legge n. 41 del 4 Aprile dello stesso anno (Legge Amato). Un vero e proprio labirinto di normative che permettono, a discrezionalità delle Questure, di comminare questo ‘divieto’ (che può durare da uno a cinque anni, con o senza l’obbligo di firma) a qualsiasi cittadino solamente sulla base di semplici sospetti, senza che vi sia stata alcuna condanna da parte di un tribunale. Nella maggior parte dei casi, infatti, il Daspo viene comminato a persone che niente hanno a che vedere con seri episodi di violenza, magari solo perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato o perché indossavano una maglietta giudicata (sempre a discrezionalità delle Questure) fuori luogo o offensiva. Quasi tutti i ricorsi presentati dai cittadini che ricevono il Daspo, vengono infatti accolti dal TAR, con conseguente revoca del provvedimento. Il problema è che non tutti possono permettersi le ingenti spese di un ricorso al TAR.

Il colmo del ridicolo e dell’assurdo è stato il Daspo comminato ad un tifoso che aveva lanciato il campo una banana; episodio questo che ha decretato addirittura il divieto di far entrare banane negli stadi, assurdamente additate come simbolo di ‘razzismo’.

Il Daspo, in sostanza, non riduce affatto la violenza. Come ho già sottolineato, la sposta da dentro gli stadi a fuori di essi, e ci tengo a ribadire che rappresenta un provvedimento anticostituzionale e liberticida che va a colpire la libertà di espressione e di circolazione dei cittadini.

Nicola Bizzi: Si può considerare, quindi, uno strumento di controllo e di schedatura.

Luca Monti: Sì, certamente. Si tratta di uno strumento di controllo e di schedatura, al pari della Tessera del Tifoso e dei biglietti nominativi. Misure applicate solo in Italia, che hanno soltanto inasprito il già critico rapporto fra le curve e le istituzioni. Si tratta, senza mezzi termini, di una forma di schedatura di massa che, a mio parere, rappresenta soltanto il preludio di un’estensione alle manifestazioni politiche di piazza. Si sta già parlando, infatti, di estendere il Daspo alle manifestazioni politiche, magari con l’istituzione di un’apposita ‘Tessera del manifestante’. Se si arrivasse veramente a questo, sarebbe la morte della democrazia. Ma temo che ci si arriverà, è solo questione di tempo. Tutte le forze politiche ne sono consapevoli e non mi stupisce che nessuna di esse abbia fino ad oggi proposto un referendum per abrogare il Daspo e la Tessera del Tifoso. Sono infatti tutte colluse con il ‘sistema’ e non troveranno niente da obiettare anche quando verrà introdotta la ‘Tessera del manifestante’.

Chi ha scelto di non sottoporsi alla schedatura della Tessera del Tifoso può soltanto acquistare biglietti ‘casalinghi’ (che sono comunque anch’essi ‘nominativi’), ma non può seguire la propria squadra in trasferta. E, nonostante che il biglietto nominativo sia valido solo in Italia, anche nel caso di trasferte in Europa le Questure pretendono gli elenchi dettagliati dei tifosi che si recano a tali incontri. E, nelle normative vigenti, esistono molte altre incongruenze. Facciamo un esempio pratico: ipotizziamo che una Domenica si giochi, a Verona, la partita Verona-Fiorentina e che un cittadino di Firenze decida, magari insieme alla propria ragazza, proprio quel giorno, di fare una gita a Verona per ammirare le bellezze storiche e artistiche della città. In caso di disordini, qualora venisse fermato per un banale controllo, anche lontano dallo stadio, solo per il fatto di risultare residente a Firenze e di essersi trovato quel giorno a Verona rischierebbe il Daspo! Ma ci rendiamo conto dell’assurdità?

Nicola Bizzi: Torniamo a parlare dei fatti di Roma. Come giudichi la polemica che è sorta attorno alla presunta ‘trattativa’ fra la tifoseria napoletana e la Questura?

Luca Monti: La trattativa c’è stata eccome, ed è ridicolo che membri del Governo e importanti figure delle istituzioni si ostinino a negarlo. Non solo lo ha confermato la Federcalcio, ma lo vuole anche la logica. Dopo un episodio come quello che è successo a Roma – mi riferisco alla sparatoria e al ferimento dei tre tifosi napoletani – la trattativa che c’è stata fra i gruppi organizzati della tifoseria e le forze dell’ordine si è resa necessaria per evitare disordini che sarebbero stati incontrollabili. Devo dire che i tifosi del Napoli si sono comportati in modo esemplare, accettando che la partita si giocasse comunque e mantenendo un contegno da manuale. Sarebbe stato facile, da parte loro, scatenare rappresaglie contro i romanisti, ma hanno scelto saggiamente di non farlo. Eppure sono stati criminalizzati da tutti i telegiornali e dalle televisioni e dipinti come delinquenti e camorristi.

Anche noi tifosi della Fiorentina ci siamo adeguati e siamo rimasti composti ed in silenzio per tutto il tempo, dimostrando grande senso di responsabilità.

Nicola Bizzi: Ringraziamo Luca Monti per averci concesso questa intervista, augurandoci che quanto da lui dettoci possa essere spunto di riflessione, soprattutto per un ripensamento di certe norme la cui anticostituzionalità è ormai palese e manifesta.

Luca Monti: Sono io a ringraziare la redazione e porgo il mio saluto a tutti i lettori di questo importante strumento di libera informazione.
http://www.signoraggio.it/luca-monti-il-daspo-e-anticostituzionale-e-va-abolito-intervista-in-esclusiva-per-signoraggio-it/
Nicola Bizzi
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