"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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mercoledì 21 maggio 2014

Lavoro-pubblicato il rapporto sui Paesi peggiori in materia di diritti

Lavoro-pubblicato il rapporto sui Paesi peggiori in materia di diritti


Il documento è strutturato in base a 97 diversi punti – suddivisi in categorie che vanno dai basilari diritti alla libertà fino a quelli più legati al mondo del lavoro, dall’attività sindacale al diritto allo sciopero – e prende in analisi 39 Paesi conseguentemente ‘classificati’ da 5+, indicatore di un’inesistente garanzia dei diritti, a 0, assegnato a coloro che rispettano tutti e 97 i parametri. In questo modo, scrive il segretario generale della CSI Sharan Burrow, “ogni governo e le imprese” saranno in grado di “valutare che cosa le loro leggi e le catene di approvvigionamento hanno determinato” per i lavoratori.
Secondo i datti, durante i mesi del 2013, in tutto il mondo sono stati almeno 35 i governi di altrettanti Paesi che hanno disposto arresti e detenzioni per rispondere alle richieste di maggiori diritti da parte dei lavoratori.
 In almeno 9 Paesi, invece, ‘l’arma’ delle sparizioni è stata utilizzata costantemente come metodo di intimidazione, mentre in 53 Paesi i lavoratori sono stati licenziati o sospesi per aver tentato di avviare negoziati per migliori condizioni di lavoro. E ancora, in almeno 87 Paesi sono previste pesanti limitazioni allo sciopero per determinate categorie di lavoratori. 
In quest’ottica, sottolinea il report, in Sud America il Paese peggiore per quanto riguarda i diritti è certamente il Guatemala, mentre in Medio Oriente, al di la della disastrata Siria, primeggia il Qatar.
Dalla classifica emerge però un dato in particolare: il livello di sviluppo di un Paese non è assolutamente un indicatore affidabile per quanto riguarda il rispetto dei diritti.
 Non stupisce, in questo senso, di trovare al poco edificante punteggio di 4 gli Stati Uniti – violazioni sistematiche -, così come il Regno Unito a 3 – violazioni con frequenza regolare.
I dati peggiori, tuttavia, vengono registrati in nazioni attualmente al centro di crisi tanto militari quanto sociali, facendo si che la ‘bandiera nera’ del 5+ sia issata su Repubblica Centroafricana, Libia, Palestina, Somalia, Sud Sudan, Siria e Ucraina.
 A 5, per un totale di 24 Paesi, si registrano invece tra gli altri Cina, Cambogia ed Egitto.
 Rovesciando la classifica, invece, al punteggio 1 – violazioni saltuarie, in questa categoria anche l’Italia – si trovano 18 Paesi tra cui la Danimarca e l’Uruguay.
 Queste due ultime ‘piazze’, spiega ancora Burrow, “sono sicuramente le più virtuose grazie alle loro forti leggi sul lavoro, mentre Paesi come la Grecia, gli Stati Uniti e Hong Kong sono rimasti nettamente indietro”.
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