"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 1 maggio 2014

#E’ morto Roberto Mancini, il poliziotto che combatteva le ecomafie

#E’ morto Roberto Mancini, il poliziotto che combatteva le ecomafie

 Davide Mantovani 
Aveva 53 anni Roberto Mancini, ucciso dai veleni che ha respirato durante le sue indagini, lascia una moglie e una figlia.
L’ultima battaglia di Roberto è finita, ha lottato fino all’ultimo ma stavolta non ce l’ha fatta, la leucemia contratta in servizio lo ha ucciso. Con le sue indagini, Roberto ha svelato 10 anni prima del boom mediatico il disastro della terra dei fuochi, e nonostante il linfoma di Hodgkin contratto in servizio fra i rifiuti tossici non si è mai arreso.
“Se qualcuno avesse preso in considerazione le mie indagini forse non ci sarebbe stata Gomorra. Da 11 anni lotto contro il cancro e ho fatto causa alla Camera dei Deputati dopo aver ricevuto un indennizzo di soli 5mila euro” aveva dichiarato recentemente in una intervista.
Le indagini di Roberto iniziano nei primi anni 90, intercettazioni, pedinamenti, dichiarazioni di pentiti, lo avevano portato a scoprire il traffico illecito di rifiuti che le aziende del Nord come l’INDESIT e la Q8, con la complicità della criminalità organizzata partenopea smaltivano in Campania, oltre a fare luce sui rapporti esistenti fra politica, massoneria e camorra.
L’informativa che Roberto consegnò alla Procura di Napoli anticipa il libro di Saviano di 10 anni, ma rimane non considerata fino al 2011, quando il Pubblico Ministero Alessandro Milita la mette agli atti del processo per disastro ambientale e inquinamento delle falde acquifere.
Roberto Mancini si ammala nel 2002, lo Stato gli riconosce 5000 euro come risarcimento per il cancro al sangue dovuto alla attività che lo portava in prima persona a fare i conti con la radioattività e la tossicità dei rifiuti illegalmente stoccati in Campania.
Inizierà una lunga battaglia con lo Stato, per combattere quella che Roberto definiva una ingiustizia, nel 2013 la Camera gli nega un ulteriore indennizzo, e non sono bastate ne le 20 mila firme consegnate in calce per un giusto risarcimento, ne la petizione firmata da più di 55 mila persone on line sul sito change.org, alla fine Roberto non ce l’ha fatta.
Chiudo questo articolo con la dichiarazione rilasciata dalla moglie di Roberto, Monika:” Spero che le sofferenze che Roberto ha dovuto sopportare per aver servito lo Stato contro le ecomafie in Campania non cadano nell’indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica e mi auguro che il suo ricordo possa servire da esempio per tutti coloro che non vogliono arrendersi a chi vuole avvelenare le nostre terre, le nostre vite”.
http://www.primapaginadiyvs.it/morto-roberto-mancini-poliziotto-combatteva-ecomafie/#

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