"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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mercoledì 16 aprile 2014

Per Lavrov l’uso della forza nel sud est ucraino è inaccettabile

Per Lavrov l’uso della forza nel sud est ucraino è inaccettabile

Il diplomatico russo ha anche condannato: “l’idea contemplata da Kiev di ottenere l’appoggio dell’Onu per le sue azioni illegittime nel sud est dell’Ucraina”.
 Al contrario, Lavrov ha accolto con favore la missione dell’Osce nella regione, ricordando di come, quando le prime tensioni si verificarono a Slaviansk e Kiev inviò nell’area alcuni suoi distaccamenti militari, la Russia insistette sul
fatto che un gruppo di osservatori della missione internazionale si dirigessero nella zona. 
Dal momento che ciò è ora avvenuto, Mosca si attende che vengano presentati
dei riscontri oggettivi della situazione.
 Lavrov ha ribadito che per Mosca la chiave capace di invertire e risolvere la crisi attuale consiste nel concedere una vera riforma costituzionale che tenga in considerazione gli interessi di tutte le regioni. 
Il ministro lo ha ripetuto durante una conferenza stampa che è seguita ai colloqui con il suo omologo cinese, Wang Yi a Pechino. 
Il capo della diplomazia russa ha commentato positivamente le recenti
dichiarazioni del primo ministro del governo autoproclamato di Ucraina, Arseniy Yatseniuk, sulla volontà di cominciare un dialogo con i rappresentanti delle regioni del sud-est, considerandole un giusto passo ma tardivo, verso la soluzione della crisi. 
La diplomazia russa ha, inoltre, espresso gratitudine al governo cinese per quello che Lavrov ha definito un atteggiamento equilibrato e responsabile, tenuto dalla repubblica popolare cinese in relazione ai recenti avvenimenti ucraini.
Intanto, ha avuto inizio il dispiegamento militare ordinato da Kiev nelle province orientali dell’Ucraina.
 Questa risposta rischia di far precipitare ulteriormente la crisi, gettando le aree del sud est in una vera e propria guerra civile che vedrà opposti ai militari inviati dalle autorità centrali quei manifestanti, anch’essi organizzati in milizie di autodifesa, che sostengono la riforma in senso federale dello Stato e l’adozione del russo come lingua co-ufficiale nell’est. Occorre ricordare che, con le recenti deliberazioni, l’esecutivo di Kiev ha equiparato le azioni dei dimostranti filo russi, i quali hanno occupato i palazzi del potere regionale e costituito repubbliche popolari autonome nelle regioni di Donetsk, Kharkov e Lugansk, ad una “minaccia terroristica” da reprimere con il ricorso alle armi. 

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