"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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martedì 15 aprile 2014

-La fine dell’egemonia americana-

-La fine dell’egemonia americana-


Il sito di informazione internazionalista Aurora, che seguo sempre con grande interesse per via delle sue interessanti posizioni di politica estera, ha recentemente dato grande risalto alla crisi fra Mosca e Washington determinata dalla questione ukraina.
 Una questione tutt’altro che risolta e della quale mi sono più volte occupato in vari miei articoli, sottolineando l’ottenebrante appiattimento della stampa europea sulle posizioni americane. 
Un atteggiamento, questo della stampa europea, che da un lato rispecchia il servilismo e la subordinazione del Vecchio Continente nei confronti di Washinghton, e dall’altro l’incapacità della politica europea di smarcarsi dall’ormai tramontante imperialismo americano, anche a costo di andare
nettamente contro i propri interessi economici e geo-strategici. 
O meglio, l’Europa è perfettamente consapevole di avere tutto da perdere e niente da guadagnare impantanandosi in una scomoda posizione di scontro con la Russia, ma non ha né la forza né l’autorevolezza per alzare la voce contro Washington. 
E questo suo nervo scoperto si riflette in pieno nella grande e servile stampa di regime, ovviamente compresa quella italiana, fra le più omologate e ‘normalizzate’ dell’Occidente.
Alla luce di queste considerazioni, risulta quanto mai utile allargare i propri orizzonti e prendere seriamente in esame le posizioni della stampa al di fuori degli angusti confini dell’area NATO. E questo è quello che un sito come Aurora fa quotidianamente. Ci ha infatti ottimamente illustrato a più riprese la posizione dei BRICS sulla questione Ukraina, le rispettive posizioni dell’India e della Cina in connessione con i BRICS, ed in particolare la posizione congiunta dell’intero gruppo, che ha di fatto ‘avvertito’ il mondo che non ci sarà un G20 senza la Russia, confermando a quest’ultima un pieno sostegno all’ONU.
Il BRICS, acronimo composto dalle iniziali di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, sta ormai da tempo divenendo ben più di un acronimo o di una semplice sigla, assumendo le caratteristiche di un vero e proprio asse strategico, economico e geopolitico. Basti vedere la definizione che ce ne fornisce il sito della Camera dei Deputati: «Una delle novità che ha maggiormente caratterizzato lo scenario internazionale negli ultimi anni è rappresentata la graduale affermazione di un aggregato geoeconomico, identificato dall’acronimo BRICS, formato dal Brasile, dalla Russia, dall’India, dalla Cina e dal Sudafrica . La progressiva affermazione, acuitasi con la gravissima congiuntura economica internazionale, di nuove sedi e meccanismi di concertazione internazionale (ad esempio con l’emergere del G20) delinea inediti spazi d’intervento per queste nuove potenze geoeconomiche, chiamate da un lato a competere sulla scena mondiale con i ruoli tradizionalmente svolti dagli Stati Uniti e dalla altre potenze economiche occidentali ed a rivendicare, dall’altro, una leadership condivisa della Comunità internazionale».
Ciò che maggiormente ha portato questo gruppo di paesi a interagire fra loro è stato la presa d’atto di avere delle innegabili caratteristiche simili, fra cui la condizione di economie in via di sviluppo, una popolazione numerosa, un vasto territorio, abbondanti risorse naturali strategiche. E tutti e cinque i paesi del gruppo sono stati caratterizzati, nell’ultimo decennio, da una forte crescita del PIL e della propria quota nel commercio mondiale.
È stato l’analista Jim O’Neill, alla fine del 2001, ad identificare, in un documento redatto per la famigerata banca di investimenti Goldman Sachs, questo nuovo aggregato geoeconomico sulla base di queste caratteristiche comuni. I paesi presi inizialmente in considerazione erano il Brasile, la Russia, l’India e la Cina. Secondo O’Neill queste nazioni avrebbero verosimilmente dominato l’economia mondiale del secolo appena iniziato e risultava dunque necessario inglobarle nell’economia mondiale egemonizzata dal sistema occidentale.
 Ma si sta verificando un fatto inaspettato e probabilmente sottovalutato dagli analisti economici occidentali: queste nazioni non si fanno docilmente cavalcare dal sistema economico ‘occidentale’ e stanno sempre più rappresentando, agli occhi della stragrande maggioranza del pianeta, una concreta alternativa al decadente modello americano.
I paesi del BRICS rappresentano oggi, infatti, oltre il 42% della popolazione mondiale, il 25% della totale estensione della Terra, il 20% del PIL mondiale, e circa il 16% del commercio internazionale, e stanno determinando, con la loro costante ascesa, la fine del modello generatosi dal termine della guerra fredda. Un modello che ha visto per anni gli Stati Uniti tentare di egemonizzare la scena mondiale allargando a dismisura verso Est le proprie aree di interesse strategico, tradendo e calpestando tutti i patti non scritti in base ai quali gli Americani si erano impegnati a non ballare sulle macerie del Muro di Berlino. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno sistematicamente esteso la propria influenza dapprima sui paesi baltici e sull’Europa Orientale, favorendo l’ingresso nella NATO di stati che fino a pochi anni fa erano de facto o parte integrante dell’Unione Sovietica o che comunque rientravano sotto il suo diretto controllo economico e militare, arrivando a tentare di destabilizzare l’intera area dell’Asia Centrale ex sovietica e la regione del Caucaso (come ci insegna il caso della Georgia). Hanno scatenato una serie di guerre di rapina (Irak, Afghanistan), per l’accaparramento delle risorse energetiche e con il malcelato intento di isolare la Russia. Anche il deliberato tentativo di destabilizzare e distruggere la Siria rientra in questa strategia. Non è superfluo infatti ricordare che la guerra civile siriana, artificiosamente indotta dall’esterno, ha avuto inizio proprio quando Assad ha concesso alla Russia e all’Iran l’utilizzo dei propri porti per le loro navi militari.
Anche l’Ukraina ha sempre svolto un ruolo chiave in questa strategia di Washinghton, che ha a più riprese tentato (attraverso le sorosiane ‘rivoluzioni arancioni’) di influenzarne le politiche in funzione anti-russa. Non deve quindi stupire l’attuale strategia di Putin, che si sta semplicemente riappropriando del suo spazio strategico. E non deve stupire il sostegno a Mosca dell’intero gruppo dei BRICS.
Come osserva il sito Aurora, proprio con la questione dell’Ukraina i BRICS hanno fatto un passo da gigante nella coesione politica, con il passaggio da una ‘solidarietà difensiva’ ad una ‘offensiva critica’. Un salto di qualità che è stato volutamente ignorato dalla servile e regimentata stampa occidentale, che continua imperterrita a enfatizzare un presunto isolamento della Russia. Un isolamento che di fatto non esiste, perché la Russia, che piaccia o no agli Stati Uniti, è pienamente supportata dall’importante peso economico e demografico dei BRICS.
Sotto questa luce possiamo comprendere come si stia compiendo una profonda rottura delle posizioni lungo la faglia sistema-antisistema, in condizioni che rendono trascurabile la tesi secondo cui i BRICS opererebbero sempre ‘secondo le norme del sistema’. Il salto di qualità effettuato dal gruppo dei BRICS è di per sé un fattore antisistema e si fonda implicitamente sull’insopportabilità e sull’insostenibilità dei comportamenti e delle azioni dei paesi del BAO (blocco nord-americano e occidentalista), comportamenti ed azioni che, del resto, vanno palesemente contro gli interessi stessi del gruppo dei BRICS. Questa evidente frattura indica che i BRICS ragionano ormai, senza la necessità di esserne consapevoli, con modalità ‘antisistema’. Paesi fino ad oggi considerati ‘prudenti’ come l’India e la Cina sono sempre più spinti dall’urgenza di avere posizioni nette e il superamento della soglia tra sistema e antisistema è dimostrato dalla capacità dei BRICS di prendere posizioni comuni di fatto inaccettabili per il BAO, soprattutto bloccando all’ONU gli Stati Uniti su vari scacchieri di crisi internazionali e fornendo argomenti convincenti nel determinare la loro posizione ostile al blocco al momento di decisioni cruciali, come nel caso dell’Ukraina.
Come osserva sempre Aurora, anche lo scandalo Snowden/NSA, particolarmente sentito in Brasile e in India, ha certamente contribuito ad influenzare la posizione comune del gruppo nella crisi ukraina, generando nei BRICS una vera e propria ‘solidarietà antisistema’. Nonostante, quindi, la loro appartenenza tecnica al ‘sistema’, sotto molti aspetti il comportamento dei BRICS (e dei paesi e forze che attraggono) sarà sempre più determinato da una logica superiore, in riferimento al grande confronto della crisi di collasso del sistema, e che può definirsi solo come ‘antisistema’, e, anche se a volte ciò potrebbe apparire contrario ai loro interessi specifici, è ormai una logica superiore di tipo ‘antisistema’ a dominare e a orientare il loro comportamento. E i BRICS, fino a ieri sotto molti aspetti geo-strategicamente incoerenti, giungono così ad una coerenza politica fondamentale, una coerenza a mio parere destinata a durare e a concretizzarsi in un fronte di consenso sempre più ampio che scardinerà qualsiasi ulteriore goffo tentativo di isolare la Russia. Anche perché la Cina e l’India hanno ben compreso che il protrarsi di una politica di accerchiamento della Russia sarebbe destinato, in ultima analisi, a colpire proprio loro. E potenze emergenti come Brasile e Sud Africa sono sempre più consapevoli del fatto che solo un forte ridimensionamento dell’egemonia americana potrà favorire al meglio la loro crescita ed il loro sviluppo.
Un colpo definitivo alle politiche del ‘sistema’ americano sarebbe, a questo punto, assestabile con un avvicinamento ed una piena interazione dell’Europa con il gruppo dei BRICS. Un’eventualità che gli Stati Uniti temono e vedono con comprensibile sgomento e che, a mio parere, alpiù presto si verificherà. È solo questione di tempo.
Nicola Bizzi
http://www.signoraggio.it/la-fine-dellegemonia-americana/

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