"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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domenica 27 aprile 2014

Ad Annamaria Franzoni, considerata ‘socialmente pericolosa’ da una nuova perizia, vengono negati gli arresti domiciliari

Ad Annamaria Franzoni, considerata ‘socialmente pericolosa’ da una nuova perizia, vengono negati gli arresti domiciliari


Non mi occupo mai, nei miei articoli e nelle mie inchieste, di cronaca nera o di cronaca giudiziaria, né intendo cominciare adesso a farlo.
 Non sono né uno spsicologo, né tantomeno un giudice o un avvocato.
 Sono uno storico e mi occupo principalmente di politica e di economia, ma non per questo non seguo con attenzione anche le vicende di cronaca, in particolare quelle vicende che diventa quasi impossibile non seguire per via del clamore mediatico che le circonda e del martellamento televisivo che spesso le caratterizza. 
Vicende che solitamente evito di commentare, ma sulle quali mi formo ovviamente un’opinione personale, spesso fondata sull’analisi dei vari elementi e su una buona dose di intuito, quell’intuito che reputo un dono e che raramente mi tradisce; quello stesso intuito che mi spinge spesso a diffidare delle ‘verità’ ufficiali e di comodo, che, proprio perché ‘ufficiali’ e ‘di comodo’, talvolta non convincono e nascondono ben altro.
Ho personalmente sempre creduto nell’innocenza di Annamaria Franzoni, al di là di quanto possano aver ipotizzato e ricostruito gli inquirenti e i giudici che l’hanno condannata in via definitiva per la morte del figlio Samuele, avvenuta il 30 Gennaio 2002.
A sei anni di distanza dalla sentenza definitiva della Cassazione, oggi i giornali tornano a parlare della Franzoni, riportando una serie di notizie e dichiarazioni che mi hanno dato veramente fastidio.
 E vi spiego perché.
 Ad Annamaria Franzoni verrebbe negata la possibilità degli arresti domiciliari perché una perizia psichiatrica, redatta da Augusto Balloni, incaricato dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna, sosterrebbe, in sintesi, che la donna sarebbe ‘socialmente pericolosa’ perché soffrirebbe di un presunto ‘disturbo di adattamento’ per «preoccupazione, facilità al pianto, problemi di interazione con il sistema carcerario» e perché – udite, udite! – continua a proclamarsi innocente!
Non voglio – e lo ripeto – entrare nel merito di questioni legali o di procedura penale, né mi interessa mettermi a controbattere la saggezza degli psichiatri. Ma una considerazione qui è d’obbligo: una persona che si è sempre proclamata innocente, che ha affrontato a testa alta anni di indagini e di processi, se esprime o manifesta sentimenti umani come la preoccupazione, se ancora piange la morte del proprio figlio e se non si è adattata al sistema carcerario (ovvero ad una detenzione che lei reputa un’ingiustizia), sarebbe quindi ‘socialmente pericolosa’?
Qui i conti non tornano.
 La storia della ‘giustizia’ in Italia è letteralmente costellata di innocenti condannati per reati che non hanno mai commesso e che hanno continuato – giustamente – a proclamarsi innocenti, anche di fronte a condanne molto forti.
 Solo di alcuni di essi è stata riconosciuta, magari dopo anni, e grazie alla caparbietà di avvocati preparati e coscenziosi, la piena innocenza o comunque la non colpevolezza per i reati di cui erano accusati e per i quali erano stati processati.
 Ma è la prima volta in assoluto che sento dire che una persona sarebbe socialmente pericolosa perché continua a proclamare la propria innocenza. 
E, con questo pretesto, le si vuole negare il diritto agli arresti domiciliari, il diritto cioé di ricongiungersi con il marito e gli altri due figli.
A prescindere dal fatto che credo fermamente nell’innocenza della Franzoni e che concordo con le valutazioni del dottor Giovanni Migliaccio, lo stimato dirigente dell’unità operativa di Neurochirurgia all’ospedale Fatebenefratelli di Milano che ha dimostrato in più occasioni le zone d’ombra e le incongruenze dei processi subiti dalla donna, la mia impressione è che sia stato deciso fin dal primo giorno che la Franzoni dovesse essere colpevole. Nonostante l’assenza di prove e di movente, si è voluto trovare un colpevole a tutti i costi, scegliendo la via più breve ma non necessariamente quella giusta.
Dopo aver letto il referto dell’esame necroscopico compiuto dal professor Francesco Viglino e gli atti dei tre processi che hanno condannato Annamaria Franzoni, il dottor Migliaccio si è persuaso che il piccolo Samuele sia morto per cause naturali, cause che lui imputa ad un aneurisma.
 Eppure i giudici hanno perseverato in quello che lui ritiene un errore di fondo: il dover ricercare comunque un colpevole.
 Mentre in questo caso, probabilmente, il colpevole non c’era.
L’ipotesi della morte naturale non è stata neppure considerata. 
Nessuno – investigatore, perito medico o magistrato che fosse – s’è preso la briga di vagliarla, come ha ripetuto varie volte Giovanni Migliaccio nel corso di alcune interviste.
Secondo Migliaccio, quando la Franzoni, la mattina del 30 Gennaio 2002, telefonò alla dottoressa Ada Satragni, suo medico curante e vicina di casa, urlandole che Samuele perdeva sangue dalla bocca e che gli era “scoppiato il cervello”, con intuito materno si era molto probabilmente avvicinata alla verità.
 Una verità che così il dottor Migliaccio ricostruisce: nel cervello del bimbo si è rotto un aneurisma, cioè l’anomala dilatazione congenita di un’arteria, producendo un versamento ematico; il sangue è finito negli spazi subaracnoidei, cioè fra le pieghe dell’encefalo, e nei ventricoli cerebrali, che sono le cavità naturali in cui è contenuto il liquor cerebrospinale. 
L’aumento della pressione endocranica, provocato dal versamento ematico, può aver scatenato una crisi epilettica.
 Il cervello del bambino, in sofferenza, si è gonfiato rapidamente e, poiché la scatola cranica non è espansibile, l’aumento di volume dell’encefalo ha creato inevitabilmente una compressione del tronco cerebrale, fenomeno che ha irritato il centro del vomito.
 La crisi epilettica ha dato luogo a contrazioni violente del capo e degli arti; la testa e le braccia hanno subito brusche flessioni in avanti, all’indietro e di lato, portando il piccolo Samuele a sbattere contro la spalliera del letto e contro il comodino, il che spiegherebbe le fratture del cranio e le contusioni al secondo e terzo dito della mano sinistra. Migliaccio è arrivato a queste conclusioni leggendo la perizia necroscopica e
 guardando le foto dell’autopsia messegli a disposizione dal suocero della Franzoni.
 Il professor Viglino descrive come ‘fortemente appiattite’ le circonvoluzioni dell’encefalo, parla di ‘solchi ripieni di materiale ematico per la diffusa emorragia subaracnoidea’ e accerta l’inondamento dei ventricoli cerebrali. Tutte situazioni tipiche del sanguinamento da aneurisma.
Molti altri medici concordano con questa analisi del dott. Migliaccio. 
Fra questi il professor Luigi Bruni, docente dell’Università di Pavia, che, in una letteraa Migliaccio, ha dichiarato: «Concordo pienamente con l’idea che la rottura di un aneurisma fu determinante nel produrre la diffusione a distanza di sangue e di materia cerebrale. 
Lesioni provocate dall’esterno per il trauma inferto da corpi contundenti di qualsiasi tipo non possono assolutamente portare a una simile diffusione di frammenti».
Se Annamaria Franzoni è veramente innocente, prima o poi sono certo che lo sapremo.
 Sta comunque di fatto che questa donna è stata processata dai media ancor prima che dalla magistratura. 
È stata fin dall’inizio additata a tutti gli Italiani come colpevole e si è voluto a tutti i costi processarla e condannarla come tale.
 E, siccome a sei anni dalla condanna definitiva della Cassazione continua a proclamarsi innocente e a piangere per la morte del figlio, la si considera ‘socialmente pericolosa’ a tal punto da negarle gli arresti domiciliari. 
Questa, in Italia, si chiama ‘giustizia’.
http://www.signoraggio.it/ad-annamaria-franzoni-considerata-socialmente-pericolosa-da-una-nuova-perizia-vengono-negati-gli-arresti-domiciliari/
Nicola Bizzi

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