"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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domenica 23 marzo 2014

VENETO: 2,1 MILIONI PER L'INDIPENDENZA

VENETO: 2,1 MILIONI PER L'INDIPENDENZA

DI GZ
Anche la ragazza che ha letto i risultati è bella (questa Anna Durigon, è la studentessa di architettura che un anno fa ha fatto lo sciopero della fame per spingere il governatore Zaia a convocare il referendum indipendentista... "La
Repubblica del Leone: Intervista ad Anna Durigon di Indipendenza Veneta", se leggi l'intervista vedi che questa ha le idee molto chiare, è determinata ed è intelligente e preparata...)
A sorpresa è successo qualcosa di bello, di genuino e di reale.
 Nel silenzio quasi totale dei media, senza veri soldi perchè si sono autofinanziati e nessuno dei promotori sembra ricco, tramite il lavoro volontario dal basso di gente che aveva un idea in comune, sono riusciti a far votare metà dei veneti al referendum per l'indipendenza
Questo è un evento che ha un potenziale ora di crescere ancora e produrre risultati perchè è basato sulla cosa più reale che esista, il senso di appartenenza collettivo basato sull'identità culturale ed etnica. 
Una volta esisteva anche il senso di appartanenza collettivo basato sull'identità di classe o categoria sociale, i braccianti, gli operai, i lavoratori in opposizione ai padroni in genere del socialismo (o anche gli ex-combattenti o piccoli proprietari del fascismo, o i quadri della famosa marcia di Torino...).
Oggi le categorie sociali sono frantumate e confuse, hai divisioni tra chi è statale e al sicuro e chi è nel privato e colpito dalla crisi, chi è garantito da contratti e chi è precario, chi ha la pensione al 100% dello stipendio e chi ne riceverà il 40%, tra chi ha un lavoro e chi è un autonomo che sta per chiudere e fallire ecc...
Oggi la cosa più reale che ancora può dare un senso di identità rispetto al rullo compressore dell'economia globale è il senso di appartenenza etnica, che va indietro anche di un secolo o due, come dimostrano gli scozzesi che vanno al referendum, i catalani che fanno la catena umana di centinaia di migliaia per segnare il confine dalla Spagna, i fiamminghi verso i valloni, gli slovacchi, sloveni, croato, bosniaci e gli altri dieci popoli dell'est europa dagli estoni ai bielorussi a persino gli ukraini dell'este e gli ukraini dell'ovest. Gli architetti dell'Unione Europea non hanno forse fatto bene i conti: il sistema della UE in realtà favorisce le spinte a separarsi e rendersi indipendenti dei popoli che erano indipendenti prima dell'ondata nazionalista della seconda metà dell'800, perchè SE TI SEPARI ORA IN EUROPA NON SEI ISOLATO, ESCI DAL TUO STATO NAZIONE, MA RESTI ORA NELL'UNIONE EUROPEA. Il contesto sovranazionale della UE da una copertura a ukraini dell'est, catalani, scozzesi, fiamminghi e veneti.

In Italia abbiamo circa 1,400 anni di storia, dall'anno 450 circa d.c. al 1860 in cui non siamo MAI stati un unica nazione e siamo sempre stati divisi in come minimo una decina di stati (ducati, regni, repubbliche, principati...) diversi e spesso in lotta feroce tra loro. Forse lo si dimentica, ma i vari stati e repubbliche dell'Italia si sono sempre alleati con gente fuori dei confini, francesi, germani, bizantini, austriaci, inglesi...per per combattersi e imporsi, Monti, Letta e Renzi che si appoggiano a poteri esteri per stare a galle seguono una tradizione millenaria. I disastri maggiori i vari stati italiani li hanno quasi sempre avuti a causa delle rivalità con gli stati vicini. Tuttavvia abbiamo una lingua in comune, una cucina ora in comune e tante altre cose nell'arte e nel costume che ci differenziano dal resto d'europa. 

In tempi di crisi vera, di una crisi che sfugga davvero di mano alle elites e in cui il sistema economica vada a pezzi però non è detto che siano sufficienti.
Im Italia veneti hanno un maggiore chance di andare avanti e diventare indipendenti, non perchè siano in una situazione economica estrema (vedi tabella sotto, finanziariamente forse lombardi ed emiliani hanno qualcosa in più da guadagnarci), ma perchè per ragioni storiche sono più omogeni tra loro e hanno un senso di appartenenza maggiore. La cosa fondamentale è la lingua e la quantità di tradizioni che sono rimaste diverse: i catalani, i fiamminghi e gli ukraini hanno una lingua loro diversa dallo spagnolo, dal francese e dal russo. Anche se dall'esterno valloni e fiamminghi sembrano uguali, il fatto di parlare lingue diverse fa la differenza. Gli scozzesi parlano inglese, ma grazie al fatto che non c'è quasi stata emigrazione in Scozia in duemila anni, hanno mantenuto una serie impressionante di tradizioni diverse. I veneti hanno ad esempio il fatto che quasi tutti parlano veneto, che non è un dialetto come il bergamasco o il modenerse incomprensibile a chi non lo impari in famiglia, è quasi come l'italiano, ma è diverso (in Emilia o parli l'italiano o parli il dialetto sono due idiomi così diversi che di fatto oggi il 20% della popolazione è in grado di dire due frasi in dialetto, è troppo difficile per cui viene abbandonato). Anche il romano e il napoletano ovviamente hanno questa distinzione di essere facili da parlare e prendere su, ma di essere riconoscibili, ma ovviamente poi c'è tutto il discorso economico e geografico, il Veneto economicamente funzionerebbe senza problemi domattina se fosse separato e confina con Austria e Slovenia che offrono un esempio già pronto da imitare di come uno stato di 6-8 milioni di persone in Europa è la norma. 


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