"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

Traduttore

giovedì 20 marzo 2014

PERCHE’ LA BENZINA COSTA COSI’ TANTO?

PERCHE’ LA BENZINA COSTA COSI’ TANTO?

Il distributore più caro d’Italia, ad oggi, si trova ad Ischia, é dell’Agip e la benzina verde lì costa 1,906 Euro al litro. 

É un dato tristemente storico: 
Mai la benzina é arrivata a costare così tanto nella storia del nostro Paese.
Ormai anche il muro dell’euro e 90 é stato sfondato. E due termini come “90″ e “sfondato” sanno descrivere in modo perfetto la condizione di tutti noi consumatori esasperati che buttiamo nel serbatoio della nostra auto troppi soldi del nostro risicato stipendio.
E il prezzo della benzina é destinato a crescere sempre di più; le tensioni in Iran e in Nigeria, sommati all’imminente ponte di Pasqua (come vedremo più avanti ogni volta che ci sono in vista delle partenze per le vacanze, il prezzo della benza aumenta magicamente), non promettono nulla di buono. Molto presto arriveremo a quota 2 euro al litro. 
Al supermercato sotto casa mia, una buona marca di latte, mi costa 0,80 al litro. meno della metà. Almeno quello me lo bevo e non lo vaporizzo nell’atmosfera, inquinandola e modificando il clima del nostro mondo.
Nella nostra società il petrolio vale più del latte, di un dono della natura che ci offre sostentamento, che ci permette di vivere.
 Siamo arrivati ad un punto in cui la logica del consumo é più importante di qualsiasi altra cosa.
 Nella nostra società se sai imporre il bisogno di consumare un prodotto a più persone possibili, tu che lo produci, diventi un re
. É il caso dei petrolieri che ci rendono dipendenti della loro benzina controllando il mercato del greggio ed imponendoci i loro folli prezzi;
 D’altronde noi come potremo rifiutare quel prezzo? Andando forse al lavoro a piedi o in bicicletta?
E chi lavora a 20 km da casa propria, in un piccolo paese di provincia? 
Come fa ad affidarsi ai vagoni sporchi, unti, malconci e sovraffollati di Trenitalia?
 É lo stesso concetto delle banche, che ci indebitano ad arte (sia noi che il nostro Stato) per renderci schiavi di questo o quel prodotto finanziario.
L’Adoc, associazione dei consumatori, ha fatto due conti in tasca agli italiani in materia di spesa per i carburanti.
 Ci ha messo un bel pò per fare le sue considerazioni, anche perché nella maggioranza dei casi, le tasche d’Italia erano completamente vuote. 
Il faticoso risultato della ricerca ha poi rivelato che paghiamo il 21% in più della media europea: Spendiamo annualmente ben 3240 euro per fare il pieno all’auto. I nostri vicini europei spendono circa 350 euro in meno.
Dato che il costo del petrolio é quello, e che le multinazionali del greggio attuano una politica dei prezzi unificata sul territorio d’Europa, mi spiegate dove vanno a finire questi miei 350 euro? Chiedetelo a Monti. E dato che in Italia siamo quasi 61 milioni, facendo una approssimativa moltiplicazione, ci si rende conto che il governo, attraverso la benzina, ci preleva tanti, ma tanti dindini. E considerate che il risultato di 61 milioni x 350 si rifà esclusivamente alla differenza con la media europea.
 Per comprendere quanti soldi vanno a finire nelle casse dello stato bisogna considerare che il 60% – per il gasolio il 54% – di ciò che paghiamo alla pompa é interamente composta da accise, comprensive dell’IVA al 21% su quelle accise.
 E dato che le accise sono già delle tasse, caricarle anche dell’IVA significa addirittura che ci tassano le tasse, una sorta di tassa “al quadrato”. 
61 milioni per il 60% di 3240 euro all’anno: Ecco cosa incassa lo stato grazie ai nostri rifornimenti di carburante. Un dato preoccupante: Nonostante nell’ultimo mese i consumi del gasolio degli italiani siano diminuiti del 3,4%, a fronte dei continui aumenti dei prezzi dei carburanti, l’ incasso dello Stato è comunqueaumentato del 29,6%: da 2,22 miliardi a 2,88. 
Noi usiamo di meno l’auto per risparmiare. Loro ci guadagnano lo stesso. Addirittura di più.
Non é forse il caso di alleviare la pressione fiscale su un bene tanto fondamentale, che influisce così pesantemente su tutti noi, sia poveri che ricchi, tassando invece le innumerevoli transazioni finanziarie che colpirebbero banche, assicurazioni, società finanziarie e speculatori di ogni genere? Quasi due euro al litro per la benzina non é oggettivamente un prezzo sopportabile per una nazione che sta cercando di rilanciare la propria economia.
L’attuale prelievo fiscale é così imponente perché, nel corso degli anni, per far fronte a diverse emergenze, i nostri governi hanno via via imposto le tanto odiate accise sui carburanti per far rapidamente cassa. Un piccolo appunto: Una volta fronteggiate le varie emergenze si sono poi “dimenticati” di toglierle.
 Lo sapete che stiamo pagando ancora le accise sulle guerra d’Etiopia del 1935? L’elenco completo comprende:
1,90 lire (0,00103 euro) per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936;
14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;
99 lire (0,0511 euro) per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;
75 lire (0,0387 euro) per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
0,0071 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
0,04 euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011;
0,0089 euro per far fronte all’Alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana del 2011;
0,082 euro per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011.
A tutte queste accise bisogna aggiungere che, dal 1999, le Regioni hanno la facoltà di imporreaccise regionali aggiuntive.
 A tutto ciò va poi aggiunta l’imposta di fabbricazione sui carburanti (70,42 centesimi di euro per la benzina e 59,32 per il gasolio). 
Senza dimenticarsi della fastidiosa tassa sulla tassa: l’IVA al 21%, che grava per circa 15 centesimi di euro nel primo caso e 12 nel secondo.
E purtroppo non é solo lo Stato che fa lievitare il prezzo della benzina.
Ciò che più dovrebbe far crescere la nostra incazzatura, in modo direttamente proporzionale al lievitar dei prezzi dei carburanti, é il grande meccanismo speculativo di controllo dei prezzi che le compagnie petrolifere attuano costantemente.
 Quante volte il prezzo del petrolio al barile scende di quotazione ma il prezzo al distributore rimane quello?
 Perché prima di ogni grande esodo vacanziero, i prezzi immancabilmente aumentano?
 Le accise saranno fastidiose ma le speculazioni dei petrolieri non sono da meno. 
Anche perché tutte le loro manipolazioni del mercato sono pratiche completamente illegali, quanto impunite.
E ora la grande domanda: Ma perché lo Stato tassa noi consumatori e non le speculazioni dei petrolieri lungo tutta la catena di distribuzione? 
Vi rendete conto che paghiamo per le speculazioni che ci impongono?
 Insomma, paghiamo noi per la defiscalizzazione di queste speculazioni illegali che il nostro Stato (così come tanti altri del resto) non ha le palle di tassare. Ecco in cosa consiste la grande ingiustizia che grava sul prezzo della benzina. In confronto l’accisa sulla guerra d’Etiopia del 1935 é una inezia.
Per comprendere al meglio il problema analizziamo tutta la filiera del petrolio: Il petrolio europeo viene estratto in Libia, Iraq, Nigeria…Insomma nei paesi più poveri del mondo. Da 150 anni a questa parte, da quando cioè il petrolio é diventato il carburante più utilizzato dalla nostra società industrializzata, le compagne petrolifere si sono conquistate il diritto di trivellare il Terzo Mondo con guerre, massacri e colpi di stato.
 Azioni tanto riprovevoli quanto redditizie: 
Il giro d’affari medio delle multinazionali del petrolio é di 65 miliardi di euro quinquennali. Pari all’ammontare di quasi tre manovre Salva Italia di Monti.
L’anno scorso la benzina, nel suo picco di mercato, costava circa 1,60 al litro. Il pieno di una city-car da 40 litri di capienza costava quindi 64 euro.
 Vediamo concretamente, sulla base di questo esempio, dove andavano a finire i nostri soldi e perché ora il pieno costa molto di più:
1,30 euro é il prezzo che paghiamo per l’estrazione.
0,60 cent sono per il trasporto.
10 euro, ovvero il 16% della somma riguardano raffinazione e distribuzione.
Siamo quindi arrivati a giustificare 12 dei 72 euro che abbiamo dato al benzinaio.
 E il resto?
Un’altra parte va al Paese da cui viene estratto il petrolio.
 Il prezzo dipende dalla loro capacità di negoziazione e potremo fissarlo approssimativamente a 14 euro.
Tutto il restante va allo Stato Italiano, ovvero 38 euro (equivalente al 60% del totale).
Oggi, ai primi di Marzo 2012, il costo del petrolio greggio é rimasto pressoché intatto; Inoltre, la pressione fiscale non é aumentata dalla manovra di Monti del dicembre 2011.
 E allora perché in questi due mesi del 2012 il pieno é aumentato di circa 20 euro (dato Codacons)? 
Perché oggi paghiamo fino a 1,90 al litro? Quei 20 euro finiscono dritti dritti nelle tasche dei petrolieri.
 Completamente esentasse, dato che le tasse le paghiamo noi per loro. Perché nessuno li ostacola?
 É proprio questo surplus generato ad arte che va tassato!
Ovviamente la geopolitica non può che avere delle conseguenze sul prezzo 
della benzina: 
Ad esempio La recente guerra in Libia non può che aver influito sul mercato.
 Il petrolio libico però pesa soltanto per il 2% del greggio mondiale, quindi non può giustificare un aumento così spropositato del prezzo.
 parliamo di venti euro in più ad ogni pieno, vi rendete conto della discrepanza tra causa ed effetto sulla politica dei prezzi del greggio?
É facile aumentare i prezzi a piacimento, giustificandoli poi con avvenimenti come la guerra in Libia. 
Tutte le speculazioni si nascondono dietro a questi falsi alibi.
 Nessuno però si é mai preso la briga di confutarli.
Addirittura quando é lo stesso mercato che spinge naturalmente i prezzi del barile verso il basso, ai distributori, il costo dei carburanti non subisce alcun effetto. 
Un esempio lampante di questo fenomeno é rappresentato dalla prima crisi finanziaria del 2008. 
Lo shock petrolifero che ne derivò, fece abbassare del 20% il prezzo del barile in tre soli mesi.
 Voi avete per caso visto un calo proporzionale del prezzo alla pompa?

Sono diverse le pratiche illegali che le compagnie ci impongono.
 Una delle tattiche più utilizzate per mantenere alti i prezzi, é quella di lasciar galleggiare per il Mediterraneo le varie navi petrolifere, per intere settimane, consegnando la benzina solo quando il suo prezzo é abbastanza alto da essere sufficientemente redditizio.
Altrimenti, la più classica delle soluzioni per arricchirsi alle nostre spalle é quella di diminuire drasticamente la capacità di raffinazione in concomitanza con i grandi esodi vacanzieri: 
Meno offerta, più domanda. E il prezzo vola alle stelle. Ovviamente tutto ciò é possibile in un mercato in cui chi offre fa cartello.
 La comunella delle compagnie petrolifere garantisce a loro, annualmente, circa 14 miliardi d’entrate. 
A noi 3240 euro d’uscite.
 E dato che siamo tutti schiavi del petrolio, non possiamo far altro che accettare l’imposizione. 
Anche perché chi dovrebbe tutelarci se ne infischia clamorosamente.
Chi si fa carico delle tasse sulle benzina?
 Chi ci rimette per questi magheggi speculativi dei petrolieri?
 Sempre e solo noi.
 Tanto lo Stato riesce ad ottenere miliardi e miliardi di tasse, senza dover bussare alle porte dei ricchi petrolieri, che é sempre meglio tenere buoni. I petrolieri, fanno ciò che più gli aggrada per far lievitare il prezzo, incassando anch’essi miliardi su miliardi, forti della compiacenza dei governi
. In questo gioco a tre, due ci guadagnano, facendosi forza l’un l’altro, mentre il terzo giocatore, il popolo, paga per tutti.
Potremo stare qui a parlare di tante cose che potrebbero porre fine a questa grande ingiustizia:
 Fissare un prezzo massimo alla pompa, fissare un limite alla tassazione dei governi, imporre controlli anti-cartello e anti-speculazioni, predisporre un piano per rendere più efficiente il trasporto pubblico….Ci sono così tante cose che si potrebbero fare; in fondo, cose neanche poi tanto utopiche.
 Ciò che però é veramente utopico é sperare che i governi europei e i petrolieri accettino queste condizioni.
 Non accadrà mai.
E tutti noi, cosa potremmo fare?
 Ad esempio dovremmo aspettare che finisca il petrolio per passare alle energie rinnovabili. Dobbiamo imminentemente emanciparci dalla schiavitù dell’oro nero.
 E se il bene del nostro pianeta non vi sembra una motivazione sufficiente, pensate a quanti petrolieri finirebbero in mutande. Quegli stessi petrolieri che da anni vi stanno prosciugando le tasche…E allora perché non comprare una macchina ibrida o elettrica?
 Tutti insieme possiamo davvero ripulire questo mondo dal petrolio. 
E dai petrolieri.

Tratto da: http://ilcorsivoquotidiano.net/2012/03/02/1-2/
http://newapocalypse.altervista.org/blog/2014/03/20/perche-benzina-costa-cosi/

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...