"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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lunedì 10 marzo 2014

Obama non morirà per Piazza Maidan: ecco perché Putin ha già vinto

Obama non morirà per Piazza Maidan: ecco perché Putin ha già vinto

Merita a mio parere, per comprendere i possibili sviluppi
della crisi fra Russia e Ukraina, leggere un’interessante analisi di Gian
Micalessin, pubblicata recentemente su Il Giornale.
 Un’analisi supportata da
dati incontrovertibili e rafforzata dagli sviluppi più recenti della questione,
in basealla quale Vladimir Putin può dormire sonni tranquilli: avrebbe, di
fatto, già vinto.
Secondo quanto sostiene il giornalista triestino, che stimo
molto per la sua professionalità e, soprattutto, per le sue idee, se il leader
del Cremlino strapperà la Crimea ai ‘rivoluzionari’ di Kiev e la restituirà a
Santa Madre Russia nessuno muoverà un dito per fermarlo. 
A 161 anni della guerra
combattuta da un embrione d’Italia al fianco degli imperi di Parigi, Vienna e
Londra nessuno, in Europa o dall’altra parte dell’Atlantico, sembra ansioso di
contrapporsi al nuovo Zar. 
Anche perché se per Putin la sfida è fondamentale
per affermare la rinata volontà russa di tornare a essere una grande potenza, per i tecnocrati dell’Unione Europea per
Europa per gli Stati Uniti è, nei fatti, una battaglia perduta in partenza.
 Una
battaglia in cui neppure il ‘profondamente preoccupato’ Barak Obama ha in
effetti molte carte da giocare.
 Un boicottaggio del G8 di Sochi del prossimo 4
Giugno – osserva sempre Micalessin – avrebbe, politicamente, la stessa efficacia
di un trapianto di cuore su un paziente morto.
 Entro quella data Putin potrebbe
infatti essersi già mangiato non solo la Crimea, ma l’intera Ucraina. 
Ed
eventuali rappresaglie economiche apparirebbero altrettanto inadeguate.
Cercare di intimorire una Russia strabordante di petrolio,
gas e materie prime con qualche sanzione sarebbe un po’ come andar a caccia di
elefanti con un fucile a pallini.
 Anche perché basterebbe un semplice veto di Mosca
per bloccare la loro approvazione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Ancor più azzardata, secondo Micalessin, sarebbe l’ipotesi
di un faccia a faccia militare che alla fine costringerebbe Obama a scegliere
tra una retromarcia in stile ‘siriano’ o un intervento da brivido nel sancta
sanctorum della flotta russa del Mar Nero.
 E neppure una controllata contrapposizione
in stile guerra fredda sarerbbe esente da complicazioni. 
Per capirlo basta
immaginare i rischi che la NATO affronterebbe per completare l’imminente ritiro
da un Afghanistan dove la Russia continua a gestire insidiose e complesse alleanze.
Ma il vero fianco molle di una crociata occidentale per la
Crimea è quello europeo.
 La caduta di Viktor Janukovich si sta già rivelando
una vittoria di Pirro per un’Unione Europea chiamata ad un risanamento dell’Ukraina
del costo stimato di 35 miliardi di Dollari.
 Un ‘profondo rosso’ a cui si devono
aggiungere i crediti inesigibili delle banche europee esposte con l’Ukraina per
oltre 23 miliardi di Euro, ben sette dei quali garantiti, tra l’altro, da
istituti italiani.
 E il salasso diventerebbe catastrofe se Mosca chiudesse i
rubinetti di un gas che oltre a riscaldare l’Ukraina soddisfa il 22 % del fabbisogno
dell’Unione Europea. 
Il blocco – osserva giustamente il giornalista – metterebbe
letteralmente in ginocchio Germania, Austria e Italia e avrebbe seri
contraccolpi per le economie di Francia ed Inghilterra.
 A render improbabile
una linea dura dell’Europa contribuisce però anche e soprattutto il ritorno
alla guida della politica estera tedesca di Frank-Walter Steinmeier. 
Il
ministro socialdemocratico dell’era Schröder, da sempre considerato un buon
amico della Russia, è stato messo su quella poltrona proprio per stemperare le
asprezze tra la Cancelliera Merkel e Vladimir Putin e salvare gli scambi economici
per oltre 80 miliardi di Euro tra Berlino e Mosca.
 Una cornucopia a cui nessuno
in Germania rinuncerebbe e da cui dipendono i rapporti del governo con la Ostausschuss,
la potente lobby delle aziende impegnate non solo a far affari con la Russia, ma
anche a muover consensi, voti e finanziamenti.
Alle valutazioni economiche s’aggiunge poi il fastidio di
Parigi, Berlino e Londra per il dilettantismo estremista esibito dal parlamento
di Kiev.
 Abolendo le leggi a tutela delle popolazioni russofone e nominando
responsabile della sicurezza nazionale Andriy Paubiv, capo della formazioni
anti russa più radicale, i ‘rivoluzionari’ ucraini (sobillati dalle ONG della
rete di Soros e dagli oligarchi più filo-europei) hanno regalato a Putin il pretesto
perfetto per l’intervento in Krimea. 
Un pretesto identico a quello utilizzato
nel 2008 per mandare i carri armati a ‘ridimensionare’ il Presidente della Georgia
Mikhail Saakashvili deciso ad annettersi l’Ossezia e a massacrare i siuoi
abitanti da sempre vicini a Mosca.
 Quella volta persino un Presidente risoluto
come George Bush preferì girarsi dall’altra parte. Figuriamoci Obama e i burocrati
di Bruxelles.
Un’analisi, questa di Gian Micalessin, che ritengo
estremamente obiettiva. Mi auguro che sia profetica, nell’interesse dell’intera
Europa e per il bene delle relazioni con la Russia, e che non pecchi di
eccessivo ottimismo.
 In gioco, purtroppo, ci sono anche altri attori e la
presenza in Ukraina, denunciata già da alcuni giorni, di truppe speciali turche
non promette niente di buono

Nicola Bizzi

http://www.signoraggio.it/obama-non-morira-per-piazza-maidan-ecco-perche-putin-ha-gia-vinto/

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