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giovedì 13 marzo 2014

Museo Madre a Napoli 9 – 24 marzo: il trionfale ritorno di Vettor Pisani

Museo Madre a Napoli 9 – 24 marzo: il trionfale ritorno di Vettor Pisani

All’epoca, unico interprete era Gianni Macchia;
oggi, invece, l’attore Emilio Vacca è al Museo Madre di Arte Contemporanea di
Napoli, in quella che era la sala dedicata normalmente al tema dell’eros.
Un museo che sta prestando costante attenzione
all’artista. Questa, Androgino (Carne
Umana e Oro), è, infatti, la terza performance di Pisani messa in scena dal
Madre. Il 20 dicembre 2013 aveva presentato Lo
Scorrevole, prima rappresentazione del 1971, e il 07 febbraio 2014 Il Coniglio non Ama Joseph Beuys, del 1976.

Si chiude così, l’otto marzo, festa della donna,
con questa simbolica performance il climax che il Madre ha voluto conducesse
l’aspettativa del pubblico fino all’inaugurazione della mostra il 9 marzo. Un
climax amplificato dalla retrospettiva del Teatro Margherita di Bari,
attualmente in corso (27 gennaio – 30 marzo 2014).

Una performance che sembra richiamare antichi
rituali sciamanici, ben lontana dal clima dell’ultima mostra, che ha preceduto
il suo suicidio, Carpe Diem. Una
performance sull’androgino pre-storico che mette in scena l’unione degli opposti,
della carne e dell’oro, dell’imperfezione e del perfetto assoluto, del carnale
e dell’etereo, del perituro e dell’immortale, dell’umano e del divino.

Una placca d’oro, infatti, raffigura il seno
femminile ed è indossata da un uomo che nasconde dietro le spalle un coltello.
Il coltello che in età pre-storica separò l’essere femminile da quello maschile
e divise quella alchemica coniunctio
oppositorum, composta da entrambi i materiali di costruzione dell’opera: l’oro e la carne.

Un vero e proprio rito di passaggio, rappresentato
come fossimo ancora tra gli aborigeni australiani, gli Aranda, a recitare le
gesta degli esseri mitologici che chiamano Altjeringa. Sembra di trovarsi
di fronte a quell’incisione rituale del pene che rendeva l’iniziato uomo e
figura mitologica al contempo, che era in grado di riunire il principio
maschile e la ferita-vagina femminile. Eppure tutto con lo stesso coltello che,
nascosto dietro la schiena dello sciamano, d’improvviso senza darne sentore
aveva reciso, il giorno prima, il frenulo del sedicenne aranda permettendogli,
così, di diventare uomo.

Una pratica che, nella versione di Pisani del nuovo
sciamanismo artistico-performativo, è lo stesso individuo a compiere su sé
stesso incidendo la ferita tra i seni d’oro e il corpo di carne, staccandoli e
nel contempo trasformando il sentore del doppio in assunta consapevolezza di
essere doppio. Quella stessa consapevolezza che fa esistere i due elementi: la
coppia cosmica. Quella consapevolezza che perfino per la raffinatissima
tradizione Biblica è creatrice del mondo non edenico. Una consapevolezza che fa
scoprire, e quindi esistere, il doppio, in questa versione: il bene e il male.

Giselda Campolo

http://www.signoraggio.it/museo-madre-a-napoli-9-24-marzo-il-trionfale-ritorno-di-vettor-pisani/

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