"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

Traduttore

venerdì 14 marzo 2014

IL FILO ROSSO TRA MASSONERIA E II GUERRA MONDIALE

IL FILO ROSSO TRA MASSONERIA E II GUERRA MONDIALE

Siamo certi di poter affermare che la crisi in cui piombò il
fascismo tra la fine degli anni Venti ed i primissimi anni Trenta,
riverberatasi in una aspra e salda presa di posizione clericale che sfociò a
sua volta nella sospensione dell’insegnamento del Vangelo durante le
celebrazioni della Santa Messa, traesse solamente spunto dalla incerta
possibilità di offrire ai giovani cattolici la libertà di organizzarsi al di
fuori degli schemi totalitari come previsto dal progetto di fascistizzazione?
Oppure vi era dell’altro? Nella maggioranza delle opere di carattere
storico-divulgativo, le risposte al quesito si somigliano tutte quante. La
stipula dei Patti Lateranensi risulta generalmente descritta e “giustificata”
come un mezzo pragmatico e diretto di cui la figura del Duce si servì al fine
di, popolarmente parlando, beneficiarne quanto più possibile in vista delle
imminenti elezioni che si sarebbero tenute nel Marzo di quello stesso anno. Ma
oggi come oggi il tenore di questa risposta non può essere più giudicato
sufficiente. Serve spingersi oltre per cogliere il reale motivo di un mutamento
epocale di tale portata; davvero sproporzionato al mero tornaconto di una
tornata elettorale a lista unica. Essi (i Patti), parrebbero infatti
diversamente interpretabili, secondo una chiave occulta importantissima: un
mezzo propedeutico all’allontanamento della Massoneria dal suolo italico; il
prezzo imposto da Papa Pio XI al Duce. La ragione di tutto ciò deriverebbe
dalla precaria condizione dettata dalle ristrette capacità proprie dalla natura
imperfetta del totalitarismo mussoliniano: per compiere integralmente il
processo della fascistizzazione, al Duce erano necessarie alleanze ancora più
forti di quelle di cui si era servito in precedenza. Avrebbe dovuto, come in
effetti gli riuscì, raggiungere fattivamente le masse e conquistarne il
consenso. Per riuscirvi si sarebbe, però, dovuto astenere dall’aiuto di quelle
stesse forze che gli avevano consentito di marciare su Roma grazie alle quali
ottenne “non soltanto il supporto finanziario necessario [… ma …] anche
l’appoggio degli alti gradi delle Forze Armate di fede massonica[1]”.
A distanza di sette anni dal giorno in cui, in pieno stile risorgimentale massonico-mazziniano,
il futuro Duce d’Italia ricevette al collo la sciarpa della Loggia di Piazza
del Gesù offertagli brevi manu dal Gran Maestro Raoul Palermi[2]
all’interno di in un vagone del treno che lo stava riportando nella Milano da
cui avrebbe assistito in differita agli sviluppi della Marcia su Roma, era
cambiato qualcosa. Qualcosa d’importante negli equilibri dei poteri interni
alla Nazione per cui soltanto l’aiuto della Chiesa avrebbe potuto porre in
salvo il progetto del fascismo nel ’30. Lo svolgimento di questa vicenda,
connotata da grande tensione politica (celebre l’astensione di Benedetto
Croce), svoltasi sullo sfondo della Guerra in Etiopia, comportò l’alienazione
della Legge delle Guarentigie e procurò a Benito Mussolini il titolo di “uomo
che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare[3]”
dopo un esborso erariale (terminato nelle casse del Vaticano) pari a ” 750
milioni di lire e di ulteriori titoli di Stato consolidati al 5 per cento al
portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire[4]“.
Ciò portò ad una conseguenza innegabile: il definitivo scioglimento delle logge
massoniche. Confrontando le teorie avanzate da una nutrita serie di recenti
studi, sembrerebbe che l’accordo con la Santa Sede avesse consentito al fascismo l’opportunità di svincolarsi
definitivamente da quel giogo applicatole dalla Massoneria (a cui risultavano
già iscritti i “Fratelli” Italo Balbo, Dino Grandi, Roberto farinacci, Emilio
De Bono, Achille Starace ed altri fondatori dei primi fasci di combattimento
del 1919) già dai tempi della Marcia su Roma, “da cui il Duce italiano venne
quindi agevolato[5]” in quanto
le guarnigioni, ben più numerose, non intesero “spazzar via le camicie nere in
dieci minuti[6]”. Questa
ipotesi, avanzata dall’Avvocato Marco Pizzuti il quale da oltre un ventennio
presta la propria opera presso una nota società di servizi presso le più
prestigiose istituzioni dello Stato (Camera dei Deputati, Senato della
Repubblica e Consiglio di Stato), trova ampio riscontro nelle parole impresse
all’interno dell’opera a quattro mani intitolata Intrighi d’Italia a
cura del duo Giovanni Fasanella ed Antonella Grippo. In quest’ultima il ruolo
della Massoneria è non soltanto serpeggiante ma pregnante (tabacchi, ferrovie,
processo Lobbia…). Il tema della massoneria e del ruolo che essa col tempo ha
assunto, era un tema in precedenza già caduto sotto lo studio del duo
Fasanella/Grippo allorquando ebbero a pubblicare il testo dal titolo 1861,
pubblicato ad hoc in concomitanza dei 150 anni d’Unità in cui –
come ampiamente documentato – l’organizzazione segreta investì profondamente i
destini italici ad opera del Gran Maestro e 33° Grado del Rito Scozzese Antico
ed Accettato Giuseppe Garibaldi. Altra pubblicazione, degna di grande
attenzione, risulta essere La Massoneria, la storia, gli uomini, le idee,
a cura del fervido intellettuale socialista Zeffiro Ciuffoletti e del collega
toscano Sergio Moravia. Al suo interno, precisamente nel saggio offerto
all’opera da parte di Anna Maria Isastia[7],
viene opportunamente “sottolineato il ruolo svolto da alcuni massoni
nell’ascesa del fascismo”. Una tesi contrastante con quanto asserito dal
docente milanese, Aldo Alessandro Mola, il quale, in una pubblicazione del 1976
intitolata Storia della Massoneria italiana dall’Unità alla Repubblica,
difende i “massoni dall’accusa di avere facilitato o comunque non impedito
l’avvento del Fascismo ricordando che a fronte di un certo numero di massoni
fascisti, gli antifascisti erano in numero enormemente più elevato”. A questi
studi, non possono non aggiungersi quelli, risalenti alla metà degli anni
Sessanta, condotti dall’illustre storico Renzo De Felice (framassone
affiliato al Grande oriente d’Italia – G.O.I.), in cui si “sottolineava il
ruolo presumibilmente svolto da alcuni massoni nell’ascesa del fascismo[8]”.
Ulteriori spunti di sommo interesse storico sul tema massoneria-fascismo
provengono dall’anno 1950 quando l’Avvocato Michele Terzaghi, al tempo
Sottosegretario del Ministero delle Poste e Telegrafi, scrisse un interessante
volume intitolato proprio Fascismo e Massoneria[9] grazie
al quale si ricordano molti nomi di affiliati alla massoneria i quali ebbero a
gravitare nell’orbita fascista del primo decennio. Un ulteriore tema scottante:
il ruolo delle vendette internazionali e degli omicidi mascherati da incidenti
casuali. Tutte tesi che si avanzano nell’opera di Alessandro De Felice (nipote
diretto del ben più noto Renzo) le quali sono di grande interesse. Alessandro De felice, nel suo imponente lavoro
di oltre seicento pagine intitolato Il gioco delle ombre, verità sepolte
della Seconda Guerra Mondiale (straordinariamente ricco di files, dossier e
documenti segreti recuperati in loco a seguito di numerosissimi viaggi negli
Stati Uniti d’America ed in Inghilterra), sostiene che lo scoppio della Seconda
Guerra Mondiale sarebbe in buona parte (se non in toto) ascrivibile alla sete
di vendetta maturata negli ambienti delle sètte segrete internazionali: le
trascrizioni delle intercettazioni telefoniche tra il Presidente USA Roosevelt
e quello inglese Churchill, non lasciano scampo a fraintendimenti. Entrambi
avevano intenzione di rivalersi sull’operato del Duce: il 33° RSSA[10]
Fanklin Delano Roosevelt intendeva svolgere il compito “senza farne un
martire”, Winston Churchill (affiliato alla loggia No. 3000 delle Logge Unite
di Gran Bretagna[11])
“facendolo penzolare con un cappio la collo”. E siccome tanto negli USA di
Roosevelt quanto nel Regno Unito di Churchill confluirono praticamente tutti
adepti massonici esautorati ed alienati dall’Italia, come accadde ai membri
delle varie organizzazioni malavitose, va da sé che non si può escludere
aprioristicamente una piano di vendetta ai danni del reo Capo del
Governo italiano. Egli (il De Felice) invita a concentrare l’attenzione
all’interno delle “scacchiere nascoste e negli omicidi nevralgici, nei nodi
irrisolti della documentazione, nei buchi neri politici e nelle linee ombra
dell’Office of Strategic Services e delle reti spionistiche
internazionali [… poiché è] durante il conflitto 1939-1945 che l’Intelligence
svolse il ruolo della politica”. È qui infatti che dovrebbero essere ricercate
le ragioni che indussero il Duce a stringere i rapporti con la Chiesa, l’unica
alleata che lo avrebbe potuto sorreggere – e salvare – una volta spazzati via i
nemici massoni. A tal uopo sarebbe opportuno non sottovalutare nemmeno
una curiosa coincidenza: l’apprezzamento schietto nei confronti del Duce
all’estero. Gli attestati di stima durarono all’incirca un decennio.
Successivamente vennero meno sino a tramutarsi in minacce. Ciò accadde proprio
all’interno degli anni Trenta in concomitanza dei Patti Lateranensi ma anche in
concomitanza di un poco noto “rilancio di una politica di aperto e leale
sostegno all’indipendenza, all’autodeterminazione e alla sovranità delle popolazioni
arabo-mussulmane dell’Africa del Nord e del Vicino Oriente – 1930 – 1945
(tendenza confermata dall’articolo <<L’Italie et le
monde Arabe>>, pubblicato a Ginevra nella rivista dell’allora apostolo del
Panarabismo, Chekih Arslan, <<La natione Arabe>> […] oltre
all’appoggio militare e diplomatico concesso (1926 – 1938) allo Yemen dell’Imam
Yahya nel conflitto che lo opponeva simultaneamente ai britannici […]”[12]
i quali, sin dai tempi dell’accordo Sykes Picot (1916 – 1917) miravano a
conquistare ciò che rimaneva dell’Impero Ottomano. Questo elemento riveste
un’importanza centrale nella comprensione dei cambi di potere interni
all’Italia di quegli anni in cui già si era aperta una breccia nel sistema di
approvvigionamento del petrolio. Non si dovrebbero nemmeno trascurare importanti
informazioni troppo spesso dimenticate, quale ad esempio quella che vide lo
stesso Benito Mussolini iniziato ai misteri del Petrolio dal Principe Gelasio
Caetani (Ambasciatore italiano presso Washington tra il 1922 ed il 1925) e dal
finanziere palermitano Guido Jung[13].
Egli colse istantaneamente il potenziale in esso nascosto. Cosa che non fece
Gaetano Salvemini il quale ebbe a definire le terre libiche “uno scatolone di
sabbia”. Del medesimo avviso non era certo il giovane Matteotti il quale, dopo
un viaggio segretissimo a Londra grazie a cui poté stringere rapporti con le
eminenze della APOC (la maggiore multinazionale petrolifera anglo-persiana fortemente
interessata al mercato italiano controllato per l’80% dalla Standard Oil di
Rockfeller), venne a conoscenza delle trame oscure che si nascondevano dietro l’affare Sinclair tra Usa ed Italia,
come afferma il Professor Canali nell’opera Il delitto Matteotti. Matteotti
apparteneva ad una importante Loggia massonica internazionale. Come è noto, il
10 Giugno 1924 la vulgata mise, e tutt’ora mette, sul banco dei responsabili lo
stesso Duce. Tuttavia, rimane un curioso articolo, a firma di un certo Spettatore, apparso sulle
colonne del Popolo d’Italia in cui si legge che non mi meraviglierei che dovesse risultare domani come la mano
stessa che forniva a Londra all’on. Matteotti i documenti mortali (petroli –
prestito polacco – buoni germanici ecc.) contemporaneamente armasse i sicari
che sul Matteotti dovevano compiere il delitto scellerato. Un dato è certo: il criterio dello
scorrere del tempo in ambienti iniziatici non ha nulla che vedere con quello
comunemente inteso a livello profano, come si usa dire tra framassoni.
Stesso genere di differenze tra iniziati e profani investe anche le dinamiche
delle alleanze, delle inimicizie e degli accordi. Sono tutti elementi che si
mantengono nel più assoluto riserbo e data la loro natura occulta, qualora
venissero anche messi in luce, non verrebbero compresi dalla maggioranza delle
persone comuni. Che sul medio e lungo periodo vi fu una vendetta è plausibile. Che
questa fosse stata portata avanti con l’appoggio delle élites dell’alta
finanza, dunque di matrice massonica, anche. La celebre orazione sprezzante
pronunciata dal Mussolini a metà degli anni trenta dai campi di grano
all’indirizzo delle superpotenze, quando ormai la situazione era ben definita,
è emblematica in questo senso: “Il popolo italiano avrà quindi il pane
necessario alla sua vita. Ma anche se gli fosse mancato, non si sarebbe mai,
dico mai, piegato a sollecitare un aiuto qualsiasi dalle cosiddette grandi
demoplutocrazie[14]”. 
Pare che
sia stato detto tutto ormai.
 Di certo non è stato detto l’essenziale.


Andrea Signini

[1]R.
Pizzuti, Rivelazioni non autorizzate. Il percorso occulto del potere,
Edizioni il punto d’Incontro, Vicenza, 2009, pag. 140.

[2]Cfr.,
F. Pinotti, Fratelli d’Italia, Bur-Rizzoli, Milano 2007.

[3]Papa
Pio XI, allocuzione, Vogliamo anzitutto.

[4]Convenzione
Finanziaria, Inter Sanctam Sedem et Italie Regnum Conventiones initae die 11
Februarii 1929, Art. 1.


[5]R.
Pizzuti, Rivelazioni non autorizzate. Il percorso occulto del potere,
Edizioni il punto d’Incontro, Vicenza, 2009.


[6]Ibid.


[7] Docente di Storia Contemporanea nella
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma.


[8]R.
De Felice, Mussolini il rivoluzionario, 1883 – 1920. Einaudi, Torino
1965.


[9]M.
Terzaghi, Fascismo e massoneria, edizioni Forni, Milano 1950.


[10]F.
Imposimato La Repubblica delle stragi impunite, Newton, Roma, 2011.


[11]S.
Knight, The brotherhood, Harper Collins E-Books.


[12]A.
B. Mariantoni, Le storture del male assoluto, crimini fascisti che hanno
fatto grande l’Italia, HE editore, Roma 2011, pag., 56.


[13]Cfr,
M. Canali, L’omicidio Matteotti, Il Mulino, Bologna 2008.


[14]Archivio
Storico Luce, Mussolini si cimenta nella trebbiatura del grano, Giornale Luce
B0707 del 03/07/1935.

http://www.signoraggio.it/il-filo-rosso-tra-massoneria-e-ii-guerra-mondiale/

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