"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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venerdì 14 marzo 2014

Giorgia Meloni sgrulla Renzi come un tappeto

Giorgia Meloni sgrulla Renzi come un tappeto

Durante la
trasmissione televisiva diretta da Santoro su La7, andata in onda giovedì
scorso, Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale,
parlando delle relazioni internazionali tra Italia e Germania ha saputo
risvegliare addirittura il pubblico presente in studio a “Servizio Pubblico”, notoriamente di parte ed incapace di apprezzare la cultura altra, quella d’ispirazione destrorsa.
Infatti, il suo discorso è stato interrotto più di una volta da scrosci di
applausi. E guarda caso, gli applausi più energici li ha conquistati quando ha
messo a nudo il reuccio di Firenze: “Il presidente [imposto ma non eletto, NDR]
Matteo Renzi, si recherà a Berlino con la lista della “spending rewiev” per
ottenere l’approvazione da parte della Merkel [al Secolo Angela Dorothea Kasner
la quale, però, preferisce farsi identificare dal Mondo intero attraverso il
cognome del primo marito Herr Merkel, NDR]”. Sempre insistendo sull’attuale
primo ministro imposto, la Meloni ha avuto modo di sottolineare un dato di
carattere simbolico/esoterico. Infatti, la ex Ministra ha rilevato che la data
scelta dal Renzi per andarsi ad “azzerbinare” alla corte della cancelliera
tedesca è stata fissata al 17 Marzo. Forse agli occhi di molte persone la cosa
non riscuoterà stupore alcuno, tuttavia, tanto per non dimenticare la Storia di
casa nostra, il 17 Marzo del 1861, a Torino, il Ré di Sardegna Vittorio
Emanuele II assumeva il titolo di Ré d’Italia. Già, proprio così cari lettori e
care lettrici: il presidente imposto del consiglio, invece di presenziare alla
cerimonia celebrativa dell’Unità nazionale, vestirà i panni dello scolaro e si
appresterà a sottoporre i compiti svolti alla maestra severa. E bravo Matteo –
come intona la canzoncina “Ohhhhh matteino”. Proprio un signor presidente.

Sono personalmente
tranquillo, non me la prendo. Non ci sono motivi validi per scandalizzarsi. Semmai
sarebbe stato opportuno scandalizzarsi al “secondo giro” di Napolitano, al
primo, al secondo ed al terzo nome impostoci al Colle, ma non ve ne sono oggi. Adesso,
non ha più senso. È troppo tardi! Se questo triste attore d’avanspettacolo
mancato, totalmente incapace di imprimere ogni qualsivoglia personale volontà a
livello nazionale ed internazionale, ci vorrà umiliare andando a prostrarsi a
Berlino nel giorno in cui ricorre la giornata della nostra indipendenza di
popolo italiano (quello tedesco si è unito dopo di noi, esattamente nel 1866 e
successivamente 1871, quasi in contemporanea con la presa della Roma di Pio
IX), sappia che la cosa non ci (a noi del popolo italiano) tange. Non ci tange
per due ordini di motivi: 1) non essendo il “nostro” presidente ma
rappresentando la prosecuzione del disegno ordito dal dandy del Quirinale, i
suoi atteggiamenti non ci riguardano poiché egli agisce in nome e per conto di
un pugno di satrapi; 2) che l’attuale politica italiana sia di fatto un’appendice
di quella teutonica, è risaputo. Ed anche per ciò, la cosa non ci tange. Non a
caso l’antieuropeismo monta di giorno in giorno e la responsabilità sta tutta
quanta in questo genere di conduzione della “res pubblica”.
Che la “macchina” istituzionale
stia perdendo pezzi è evidente. Non ci resta che attendere, trepidanti, il
momento in cui il motore si staccherà dal telaio.

Andrea Signini.


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