"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 20 marzo 2014

Crimea: scacco matto all’imperialismo

Crimea: scacco matto all’imperialismo

by tiziano bruni
Quando Stati Uniti ed Unione europea hanno iniziato a destabilizzare
l’Ucraina alla fine di novembre, le cose sembravano seguire il piano.
 Una campagna concertata d’interferenza politica delle capitali occidentali,
massiccia distorsione mediatica occidentale e sponsorizzazione occulta delle
violenze nella capitale, Kiev, imposero una pressione insostenibile sul governo
del Presidente Viktor Janukovich. Con il terrorismo occulto filo-occidentale,
causando 100 morti tra manifestanti e polizia, così come centinaia di feriti, e
le autorità elette capitolarono il 22 febbraio.
Un regime non eletto è salito al potere a Kiev, guidato dal sedicente
primo ministro Arsenij Jatsenjuk, attuando rapidamente il cambio di regime di,Washington e dei suoi alleati europei.
 Patti finanziari, commerciali e militari sono già in fase di elaborazione con Washington, Bruxelles e NATO. 
Fin qui, tutto bene, sembrava, dal punto di vista occidentale. 
Il premio geopolitico finale del cambio di regime in Ucraina, come stabilito da Brzezinski e altri pianificatori statunitensi, è ridurre la vitale sfera d’influenza della Russia.
Con questo calcolo, trascinando l’Ucraina nell’orbita occidentale/NATO
s’indebolirebbe la Russia politicamente, economicamente e militarmente.
 Tale tattica è già riuscita con l’annessione occidentale degli Stati baltici, oltre
a Polonia, Romania, Bulgaria, parte dei Balcani e Georgia sul fianco
meridionale della Russia.
 Ma l’Ucraina rappresenta un salto di qualità verso
l’accerchiamento della Russia.
 Consentirebbe l’avvicinamento delle
installazioni missilistiche statunitensi alle frontiere della Russia, rendendo
un primo colpo statunitense una gravissima minaccia su Mosca.
 Un regime filo-occidentale in Ucraina significherebbe anche la fine della presenza navale russa a Sebastopoli, sul Mar Nero, a sua volta pregiudicando gli interessi energetici russi nella regione del Caspio e nel lucroso mercato europeo.
 Ma poi è arrivata la contromossa a sorpresa.
Il parlamento di Crimea ha votato la dichiarazione d’indipendenza dall’Ucraina e l’unificazione con la Federazione russa.
 L’elettorato ha successivamente approvato tale dichiarazione con una
schiacciante maggioranza di quasi il 97 per cento, su una partecipazione
dell’83 per cento del totale di 1,5 milioni di elettori. 
Mosca ha accolto con favore il voto dell’autodeterminazione della Crimea e i legislatori russi ora elaborano la legislazione e altre contingenze formali per l’unificazione.
 Il referendum della Crimea sembrerebbe ineccepibile dal punto di vista giuridico.
E’ stato condotto in modo pienamente costituzionale, con il parlamento che
prendeva tutte le misure necessarie per convocare il voto.
 Più di 130 osservatori internazionali provenienti da 23 Paesi, tra cui Regno Unito,Francia, Germania, Italia, Belgio e Austria hanno confermato che la procedura di votazione era conforme agli standard riconosciuti.
 Com’era prevedibile,Washington e i suoi alleati europei e della NATO hanno reagito con indignazione, accusando il referendum d’“illegalità” e “violazione della
sovranità dell’Ucraina”.

Fonte: http://www.strategic-culture.org/
http://www.signoraggio.it/crimea-scacco-matto-allimperialismo/

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