"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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domenica 9 febbraio 2014

Prossimo obiettivo della magistratura il M5S

Prossimo obiettivo della magistratura il M5S

La magistratura continua a colpire la politica e questa volta nel mirino vi sarebbe il leader del M5S. Dopo le prime agenzie battute secondo cui la Procura di Genova aveva aperto un fascicolo sul fondatore del Movimento 5 Stelle nel quale era indagato per istigazione ai militari a disobbedire alle leggi, articolo 266 del Codice penale, immediata è stata la smentita di aver aperto un fascicolo su Beppe Grillo, da parte del procuratore capo di Genova Michele Di Lecce che spiega: “Per la lettera aperta ai capi delle forze di polizia, sono arrivati numerosi atti da diverse procure dove risulta già indagato“.
Il caso nasce e viene accolto a quanto risulterebbe dalle dichiarazioni del pm genovese dopo un esposto fatto da parte del coordinatore dei giovani Pd Fausto Raciti nei mesi scorsi. 
Il motivo scatenante che aveva portato l’esponente del Pd a rivolgersi alla magistratura erano le dichiarazioni di Grillo con le quali aveva esortato le forze dell’ordine a non difendere più la classe politica e l’invito a quest’ultimi ad unirsi alla protesta dei Forconi. 
Mentre in Italia si vorrebbe lasciare liberi tutti i detenuti attraverso l’indulto per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, il reato contestato a Grillo potrebbe portarlo nelle patrie galere da 1 a 3 anni e se dovessero accertare che è stato commesso in pubblico addirittura da 2 a 5 anni.
Dopo il caso del presidente Grasso che decide di far diventare il Senato parte civile nel processo che vede coinvolto il Cavaliere nella compravendita di senatori, diremmo che forse chi ha prospettato in questi mesi, e non stiamo parlando solo di Berlusconi, che il nostro Paese sia in mano alla magistratura, anche in campo politico, forse non ha tutti i torti.
Ma, notizia giunta sempre nelle ultime ore è che anche la Procura di Torino ha chiesto di condannare a nove mesi di reclusione Beppe Grillo al termine di un processo legato a una delle dimostrazioni dei No Tav in Valle di Susa. 
L’accusa in questo caso è quella della costruzione abusiva di una baita, nel dicembre 2010, diventata simbolo del movimento. 
Ancora una volta non entriamo nel merito di questa sentenza e delle prossime a cui giungeranno i pm, ma crediamo che in un Paese dove giorno sì e giorno sì assistiamo a casi giudiziari che finiscono in un nulla di fatto a causa delle prescrizioni, in quanto le lungaggini della giustizia non portano nei tempi prestabiliti la sentenza, invece che occuparsi di casi come questo, sarebbe necessario risolvere prima le controversie che vedono coinvolti quei poveri cittadini che sono costretti ad aspettare anni per ricevere una risposta solo perché non si chiamano Berlusconi o Grillo.

Guerriero del Risveglio

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