"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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mercoledì 12 febbraio 2014

L'Italia condannata a Napolitano a vita

L'Italia condannata a Napolitano a vita

Con la velocità della luce è stata archiviata in due sole sedute, l'ultima in 20 minuti, la messa in stato di accusa di Napolitano su mozione del pdexmenoelle. 
28 hanno votato per l'archiviazione, 8 del M5S per l'impeachment e Forza Italia, con il coraggio dei conigli o con l'opportunismo dei sodali, è uscita dall'aula per non votare. 
Del resto, è una questione di coerenza, è stato Berlusconi a insediare Napolitano per la seconda volta, uno scambio di favori. 
Napolitano è sfiduciato da due dei primi tre gruppi politici presenti in Parlamento.
 Dal M5S, con i fatti, e da Forza Italia, a parole.
 Non c'è bisogno dell'impeachment perché tolga il disturbo. Non rappresenta più la maggioranza del Parlamento, non è considerato super partes, è in sostanza il Presidente del pdexmenoelle, da cui proviene, che ha la maggioranza alla Camera solo grazie al vergognoso premio ottenuto grazie al Porcellum.
 Come può rimanere ancora al Quirinale? 
Napolitano deve avere la dignità di dimettersi.
 Bisogna capire quando si è a fine corsa e fuori ruolo. 
Lui lo è. 
Napolitano sta per compiere novant'anni, è in politica dal 1945, in Parlamento dal 1953, è peggio di una condanna all'ergastolo. 
L'Italia non può essere condannata a Napolitano a vita e alle sue originali interpretazioni monarchiche del ruolo di presidente della Repubblica. 
L'Italia ha scelto la Repubblica il 2 giugno del 1946. Qualcuno lo avverta. 
Napolitano è oggi il problema principale di questo Paese, prima viene rimosso, prima l'Italia potrà ripartire.

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