"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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domenica 2 febbraio 2014

ITALIA BELLICA: LA COSTOSA CROCIERA DELLA PORTAEREI CAVOUR PER VENDERE ARMI A PAESI IN GUERRA

ITALIA BELLICA: LA COSTOSA CROCIERA DELLA PORTAEREI CAVOUR PER VENDERE ARMI A PAESI IN GUERRA

di Gianni Lannes
Alla voce “legge di stabilità”: se dieci miliardi di euro per il taglio del cuneo fiscale sono pochi per incidere tangibilmente sulle buste paga dei lavoratori, ben sette per la Marina Militare vengono sperperati.
Tra le “risorse per lo sviluppo e finanziamento di esigenze indifferibili” della legge di stabilità è previsto al momento un contributo ventennale da 6,8 miliardi a carico del Ministero dello
Sviluppo Economico per il rinnovo della flotta navale della Marina militare. 
Denaro destinato in particolare all’acquisizione dei dodici nuovi pattugliatori d’altura dual-use reclamati dal capo di stato maggiore, ammiraglio Giuseppe De Giorgi.
Questa decisione del governo è frutto delle irresistibili pressioni esercitate dai sindacati e degli esponenti liguri del Pd più sensibili al futuro dei cantieri regionali: il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, il senatore ed ex sindaco di Sarzana Massimo Caleo, il senatore membro della commissione Difesa Vito Vattuone e ovviamente il sottosegretario alla Difesa Roberta Pinotti".
Per confondere il carattere meramente bellico del finanziamento di denaro pubblico, si è tirata in ballo l'emergenza immigrazione e l’ operazione Mare Nostrum: «Si tratta di risorse economiche importanti per il riordino della flotta della Marina militare – ha commentato il senatore membro della commissione Difesa Vito Vattuone – che potrà così dotarsi di navi moderne da utilizzare nella protezione civile e per far fronte all’annoso problema dell’immigrazione, causa di tante tragedia umanitarie».
 Lo stesso amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha aperto la sua audizione in commissione Difesa, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma, parlando di «controllo delle frontiere» e di «interesse strategico delle problematiche migratorie.
 E' necessario fronteggiare tutto questo con un presidio del Mediterraneo molto più forte di quanto sia stato fatto finora - ha declamato Bono -: il mare Mediterraneo è mare nostro e lo dobbiamo presidiare, quindi l’Italia deve dotarsi di una Marina che possa assolvere questo compito. Ci auguriamo che l’esigenze della Marina vengano tenute in conto dal governo con molta attenzione».
Alla voce “sprechi”: si fa pomposamente riferimento ad esigenze operative improcrastinabili; eppure anche nel recente passato scelte di questo tipo sono apparse oltremodo costose e comunque discutibili. E' il caso della portaerei Cavour, l’ammiraglia della nostra flotta navale, costata 1,5 miliardi di euro e destinata a ospitare i famosi F-35. Peccato che abbia un costo d’esercizio così esorbitante (200 mila euro al giorno) da averla resa di fatto inutilizzabile: da quando è entrata in servizio nel 2009, questo mastodonte viene usato solo per missioni di promozione commerciale di armamenti. I deputati di Sel hanno denunciato che la cavour viene utilizzata come «spazio espositivo per la mostra dei prodotti bellici made in Italy». Infatti il 13 novembre 2013 novembre è partita da Civitavecchia la missione del Gruppo Navale Cavour verso i mari dell'Africa, dando il via alla campagna “Sistema Paese in Movimento”. La squadra - costituita dalla fregata Bergamini, dalla Nave di supporto logistico Etna, dal pattugliatore Borsini, al comando della portaerei Cavour - navigherà nei prossimi cinque mesi nei Paesi del Golfo Arabico e del continente Africano, con l'obiettivo, si legge sul sito della Difesa di «di promuove le eccellenze italiane in ambito imprenditoriale e di offrire assistenza umanitaria». 

Diversamente dalle finalità assistenziali, l'obiettivo espresso di "promuovere il “Made in Italy in ogni suo aspetto” ha suscitato qualche perplessità. Sistema Paese in Movimento sarebbe una vetrina commerciale navigante, carica di equipaggiamenti bellici da promuovere presso Paesi teatro di conflitti armati e/o retti da regimi di dubbia democrazia. E' questa l'ipotesi formulata da alcuni deputati di Sinistra Ecologia e Libertà che hanno presentato l'11 novembre 2013 un'interrogazione parlamentare al governo Letta sulla missione del gruppo Cavour: secondo i dati forniti dai parlamentari, infatti, la crociera di cinque mesi servirà soprattutto a presentare a potenziali armi ed equipaggiamenti militari italiani. «La crociera - scrivono i deputati di Sel - toccherà i porti di 7 Paesi del golfo Arabico e 13 Paesi africani, ovvero Arabia Saudita, Gibuti , E.A.U., Barhein, Kuwait , Qatar, Kenya, Madagascar, Mozambico, Sudafrica, Sudafrica, Angola, Congo, Nigeria, Ghana, Senegal, Marocco e Algeria». 
Il viaggio prevede l'utilizzo della Portaerei Cavour come spazio espositivo itinerante per la mostra dei propri prodotti da parte di alcune aziende italiane del settore militare e di produzione di sistemi d'arma con relativo marketing dei propri prodotti. Come si evince da un comunicato della Marina Militare infatti, alla missione partecipano, tra le altre: la ditta Beretta, Gruppo Ferretti, Blackshape, Militaly, Piaggio Aero, Elettronica, C.A.B.I. Cattaneo, Intermarine, Mermec Group, Pirelli e Finmeccanica. Secondo il testo dell'interrogazione, «aziende del gruppo Finmeccanica presenteranno a bordo della Cavour e sul ponte di volo la loro produzione più aggiornata". Un campionario di tutto rispetto che annovera "elicotteri AgustaWestland; sistemi d'arma, munizioni e cannoni navali OTO Melara; sistemi radar e di combattimento Selex; siluri contromisure e sonar WASS; comunicazioni integrate e geoinformazione Telespazio; missili MBDA». L’atto parlamentare rileva come «alcuni dei Paesi toccati dalla crociera del Gruppo Navale Cavour sono Stati senza una democrazia parlamentare o caratterizzati da regimi autoritari, ed in alcuni di questi sono in corso conflitti armati». I parlamentari affermano anche che «la crociera prevede un costo complessivo di 20 milioni di euro di cui, pare, 13 coperti dagli sponsor commerciali e 7 a carico dello Stato», ossia degli ignari contribuenti. Cifre in linea con quanto diffonde il ministero della Difesa: «La Campagna Navale è stata organizzata dal Ministero della Difesa in collaborazione con i Ministeri degli Affari Esteri, Sviluppo Economico e dei Beni Culturali. Il 65% del costo totale dell’iniziativa è sostenuto dai partner dell’industria privata che hanno creduto in questo progetto». 
L'obiettivo dell’interrogazione al governo - ancora senza risposta - è di sapere «se il Governo ritenga idoneo l'utilizzo di un gruppo navale della nostra flotta militare per scopi di natura commerciale, relativamente a prodotti di natura bellica; se il Governo, in una fase come questa caratterizzata da considerevoli tagli alla spesa pubblica, ritenga corretta la scelta di utilizzare ingenti risorse del bilancio dello Stato per un'iniziativa con tali caratteristiche; se si consideri legittima e opportuna la scelta di andare a vendere armamenti a Paesi governati da regimi non democratici e/o con conflitti interni in corso, utilizzando peraltro strutture dello Stato Italiano; se il Governo sia stato preventivamente messo a conoscenza di tale iniziativa e se abbia dato il suo assenso; se i Ministri, per quanto di competenza, non ritengano di dover intervenire immediatamente per la cancellazione di questa

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/02/italia-in-guerra-la-costosa-crociera.html

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