"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 20 febbraio 2014

Carni gonfiate finivano sulla tavola dei consumatori


Carni gonfiate finivano sulla tavola dei consumatori


Se mangiare carne fa male sempre, in quanto l'apparato digerente umano non è concepito per mangiare carne figuriamoci quanto lo fa se consideriamo:

Gli animali degli allevamenti vengono sottoposti a vaccinazioni;
Spesso gli viene somministrato antibiotici anche
senza reale necessità, a scopo preventivo: se un capo di bestiame si ammala, contagerebbe tutti gli altri, provocando perdite economiche.
Le mucche vengono 'gonfiate' con anabolizzanti e ormoni: spesso vediamo le mucche utilizzate per la produzione di latte le cui mammelle sono molto più sviluppate del normale, per aumentare la capacità produttiva. (tra l'altro la continua mungitura, a mezzo di un apposito macchinario, provoca irritazione alle mammelle, e spesso le mucche hanno la mastite cronica: gli vengono somministrati quindi farmaci, e comunque il pus finisce nel latte, tanto che l'UE ha stabilito che una certa quantità di PUS nel latte è 'normale' e tollerabile; è stato stabilito un "limite di legge" per la presenza di pus.
Le mucche vengono alimentate con farine animali: ovvero gli
scarti della macellazione e in prevalenza ossa. Dopo un periodo in cui l'uso di queste è stato proibito, da qualche tempo l'UE ha deciso di consentire nuovamente il loro utilizzo, con tutto ciò che questo comporta.
Redazione Informatitalia
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ANIMALI GONFIATI: 160 INDAGATI, LA CARNE DOPATA FINIVA SULLA TAVOLA DEI CONSUMATORI !!!
Si allarga l’indagine sui vitelli e maiali gonfiati con farmaci acquistati sul mercato clandestino. Ai 65 allevatori e veterinari indagati nella prima tranche dell’inchiesta partita da Mantova, se ne sono aggiunti 160, metà dei quali mantovani. La Procura è certa: la carne gonfiata è finita sulla tavola dei consumatori

MANTOVA. Aumenta il numero degli indagati per traffico di farmaci veterinari, distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare i vitelli e i maiali del Nord Italia. Ai 65 iniziali se ne sono aggiunti altri 160. Di questi, oltre la metà, sono mantovani, in gran parte allevatori ma anche veterinari. Ad occuparsene è il numero uno della Procura di Mantova Antonino Condorelli che ha ordinato nuovi controlli e sopralluoghi.
Una cosa è certa. Quella carne è finita sulla tavola dei consumatori. I farmaci giravano sottotraccia. Nessuna registrazione, così gli animali, malati e sani, venivano dopati e gonfiati come palloni. Aggirando i controlli sanitari. Tutto nascosto grazie ad accordi tra grossisti, veterinari liberi professionisti e allevatori compiacenti, ricettatori di medicinali rubati, farmacisti e commercianti non abilitati alla vendita dei farmaci.
Un'organizzazione con probabili ramificazioni anche all'estero (Principato di Monaco, Romania, San Marino) e con la testa a Pegognaga. Sono in tutto quasi un centinaio i mantovani finiti nei guai in seguito all'operazione denominata Muttley, messa a segno dal Corpo Forestale della Lombardia e dell'Emilia Romagna, con il contributo del comando provinciale di Mantova e sotto il coordinamento della procura di via Poma, che ha portato alla luce un traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare vitelli e maiali del Nord-Italia.
Nel corso del blitz scattato a giugno con 101 perquisizioni in sette regioni e al quale hanno partecipato 260 uomini della Forestale sono state sequestrate 17.100 confezioni di farmaci veterinari per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Le indagini, guidate dal capo della Procura di Mantova, Condorelli, hanno scoperto una vera associazione a delinquere dedita alla distribuzione e alla vendita di farmaci veterinari da somministrare in nero agli animali e in assenza di controlli medico-veterinari.
Tra gli indagati 23 grossisti di farmaci, 10 allevatori, 12 responsabili di attività commerciali zootecniche, 2 farmacisti, 12 veterinari libero professionisti (non dell'Asl), 6 privati che facevano da tramite tra domanda e offerta. Le perquisizioni erano scattate a Pegognaga, Mantova, Suzzara, Motteggiana, Gonzaga, nel Reggiano a Reggiolo, Rubiera, Gattatico, in provincia di Padova, Brescia, Parma, Sondrio, Torino, Cuneo. I farmaci venivano somministrati sia agli animali ammalati, per curarli e spedirli agli allevatori finali, sia a quelli sani per accrescere la massa muscolare.


Fonte: gazzettadimantova.gelocal.it
Immagine: Lo Sai - Lombardia
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