"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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venerdì 28 febbraio 2014

BERLUSCONI: UNO CHE HA DEVASTATO L’ITALIA GRAZIE ALLA COMPIACENTE SINISTRA

BERLUSCONI: UNO CHE HA DEVASTATO L’ITALIA GRAZIE ALLA COMPIACENTE SINISTRA

di Gianni Lannes
Il problema del popolo italiano a parte la scarsa reattività culturale, è la mancanza di memoria sociale.
 Vediamo di rimediare un pò alla bisogna.
 Adesso è il turno di Berlusconi Silvio, uno che ha addirittura finanziato in passato una rivista di Giorgio Napolitano a Milano.
Esordio con soldoni sporchi della mafia investiti nell'Edilnord. 
A gennaio del 1985 un rapporto dell’Efibanca aveva segnalato che il bilancio consolidato della Fininvest per l’anno 1983 evidenziava una struttura finanziaria “caratterizzata da un indebitamento di ben 840 miliardi”.
Nei primi anni ’90 la Fininvest era pesantemente esposta verso le banche. Infatti i debiti di Berlusconi erano lievitati nel 1992 a ben 4.500 miliardi di lirette. 
In altri termini, l’azienda del biscione era sull’orlo del tracollo, mentre le disavventure giudiziarie iniziavano a profilarsi. 
Così nell’estate del 1993 sua emittenza, iscritto alla massoneria deviata con tessera P2 numero 1816 (rilasciata da Licio Gelli in persona) entrò nell'agone politico.
Nel luglio del 1993 in un’intervista ad un quotidiano Berlusconi disse che “non aveva intenzione di fondare un partito o di entrare personalmente in politica”.
In base al Decreto del Presidente della repubblica (DPR) 361/57, ancora in vigore oggi, Silvio Berlusconi, in qualità di titolare di licenze televisive non avrebbe potuto proprio candidarsi.
 Infatti l'articolo 10 stabilisce appunto l'ineleggibilità dei soggetti "vincolati con lo Stato per ... concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica", quali sono appunto le concessioni televisive di cui si avvale la Fininvest, e tali le definisca la stessa legge Mammì.
E così la cosiddetta sinistra degli inciuci fece finta di niente. 
E così Silvio stravinse le elezioni nel marzo 1994.
Sulla base di un programma populista sdoganò anche i postfascisti e i razzisti della Lega Nord
Manco a farlo apposta, l’allora segretario Fini nel ’94 aveva cambiato il nome in Alleanza nazionale, ma considerava sempre Mussolini il più grande statista del secolo.
Esattamente il 13 febbraio 1994 Berlusconi e Fini (assurto alla fama internazionale per la famigerata legge Bossi & Fini, già legge Turco & Napolitano) annunciarono un patto elettorale: il “Polo del buongoverno”. Dell’ammucchiata facevano parte anche il partito xenofobo e secessionista di Umberto Bossi, meglio noto come Lega Nord.
Il 16 maggio 1994 nel discorso di insediamento Berlusconi dichiarò che nei primi cento giorni di governo avrebbe adottato misure finalizzate a ridurre i costi di assunzione per le imprese, liberalizzare il mercato del lavoro e creare nuova occupazione.
 Avrebbe ridotto le tasse, introdotto incentivi per stimolare gli investimenti e accelerato le privatizzazioni. 
Il suo ministro della Giustizia, l’avvocato Alfredo Biondi, non perse un attimo e promulgò (luglio 1994) una leggina nota al mondo come “decreto salvaladri”, consentendo a 3.000 mila individui di uscire subito di prigione.
Nel 2001 Berlusconi grazie alla Rai di Vespa (ormai un ex servizio pubblico pagato dai fessi dei contribuenti) firmò in televisione il contratto con gli italiani. Disse che se la sua coalizione avesse vinto le elezioni, avrebbe realizzato cinque obiettivi nel corso del successivo lustro. Ancora una volte promise che le tasse sarebbero state tagliate drasticamente. Le pensioni minime sarebbero state aumentate a un milione di lire, il tasso di disoccupazione sarebbe stato dimezzato e sarebbero stati creati un milione e mezzo di posti di lavoro.
 Poi nel luglio del 2001 l'esecutivo Berlusconi (in cabina di regia c'era Fini) mandò in onda - a mezzo delle forze dell’ordine in preda ad una follia sanguinaria - la macelleria di Genova.
Il 6 aprile 2009 a L'Aquila e dintorni, gli alleati (ovvero i padroni d'Italia) hanno provocato un terremoto che ha mietuto 309 vittime umane.
 Soltanto qualche giorno prima, anzi qualche ora prima del sisma distruttivo la Protezione Civile, mentre aveva già sgomberato proprio nel capoluogo la sede operativa della prefettura (poi crollata), raccomandava la popolazione di restare nelle case. 
Ancora oggi, nessuna autorità ha dato una spiegazione su questo specifico e criminso accaduto, da me documentato nel libro TERRA MUTA.
Silvio Berlusconi ha sfruttato la morte e il dolore di tante persone per farsi pubblicità e campagna elettorale, nonché per consolidare il suo scricchiolante governo. 
L'aveva già fatto impunemente con il terremoto di San Giuliano di Puglia: il crollo della scuola Jovine (31 ottobre 2002) aveva provocato la morte di 27 bambini e della loro maestra.
 Bieca speculazione anche su questo dolore e nessuno ha fiatato.
Come è possibile che uno così, tralasciando le gravissime condanne penali, sia ancora alla ribalta politica, rischiando di diventare nuovamente primo ministro?
Il conflitto di interessi? 
Sentite cosa ha dichiarato Fedele Confalonieri il 6 maggio 2006 in tv da Fabio Fazio: "Sì, mi piace, è uno con la testa.
 E' molto simile al Cavaliere, sono uomini che non usano bizantinismi. 
Alle volte possono essere sprezzanti o taglienti, ma sono diretti. 
Da uomo d'impresa dico che D'Alema è un uomo di parola.
 Dieci anni fa è venuto in azienda e ha detto che Mediaset non si toccava perché era un patrimonio del Paese. 
E infatti con il suo governo non abbiamo avuto nessun problema". 
Grazie anche a Berlusconi e a tutti quelli che l'hanno votato acriticamente, l'Italia sta morendo definitivamente, mentre Forza Italia torna sulla scena come se niente fosse mai accaduto.



Pubblicato da Gianni Lannes a

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