"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

Traduttore

lunedì 6 gennaio 2014

Un po’ Caraibi, un po’ Solvay La doppia vita di Rosignano

Un po’ Caraibi, un po’ Solvay La doppia vita di Rosignano

La discarica (innocua) dello stabilimento ha trasformato il litorale in un’attrazione. Di un paese nato intorno all’industria Ieri, fuga di cloro e allarme rientrato. Poi tutti al mare, alle spiagge bianche

ROSIGNANO SOLVAY - L’allarme scat­ta alle sette di mattina, quella di ieri. Fu­ga di cloro alla Solvay di Rosignano, in­dustria chimica, alte ciminiere, enormi contenitori di lamiera. C’è odore inten­so, come se una nuvola velenosa avesse avvolto una parte della città e la spiag­gia, quella bianca, con un mare dal colo­re così atipico da sembrare un pezzo di Caraibi. Ci si immaginano scene di pani­co, fuggi
fuggi, esodo inverso dal litora­le. Macché. Due ore dopo alle spiagge bianche arrivano i primi turisti e a mez­zogiorno si ripete il solito assalto d’ago­sto al mare con ombrelloni, palloni, pa­lette e secchielli, giochi d’acqua, tintarel­la, topless, venditori ambulanti, ragazzi­ni petulanti. Tutti a godere di quell’anomalo ef­fetto Tropici (spiaggia bianca e mare azzurro come una piscina) che in molti credono naturale e tutti a con­vivere in due realtà (industria e turi­smo) a prima vista agli antipodi.

IL PARADOSSO ROSIGNANO - Tutto finto, tutto virtuale. Rosi­gnano Solvay, la frazione balneare e industriale di Rosignano Marittimo a due passi da Castiglioncello, è un para­dosso, un ossimoro diventato realtà. La spiaggia è una discarica, innocua, ma di­scarica doc. Carbonato di calcio, per l’esattezza, vomitato da decenni dalla Solvay, così bianco che, dicono soprat­tutto le signore, fa abbronzare di più del­la solita spiaggia di Forte dei Marmi. Ba­sta girare lo sguardo verso i monti per accorgersi della presenza della «sodie­ra », con le torri fumanti, i depositi, le enormi serpentine che danno al paesag­gio tocchi di inquietudine postmoder­na. Se poi si cammina un po’ verso nord, ecco il «fosso bianco», lo scarico, dove il carbonato guadagna il mare in un mix di improbabili correnti e muli­nelli che fanno sognare i bambini. La Solvay, dal 1912, produce la so­da, l’acqua ossigenata, il polietilene, il cloruro di calcio, il bicarbonato, l’acido cloridrico. Ogni anno finisco­no in mare tonnellate di fanghi chimi­ci. «Da quasi cent’anni la Solvay ha inqui­nato e deturpato un paesaggio e una co­sta straordinari - dice Mario Lupi, livor­nese, consigliere regionale dei Verdi ­. Anni fa in mare finiva anche il mercurio. Oggi per fortuna non più. Siamo in un’al­tra era. Il mercurio non viene più sverza­to in mare e i fanghi sono in diminuzio­ne. Resta il problema dell’acqua: la Sol­vay ne consuma come tutti i cittadini del­la provincia di Livorno». Certo, l’industria ha dato lavoro anche a migliaia di persone, ha donato ricchez­za a un comprensorio depresso, che pote­va vivere solo di pesca e agricoltura, im­mortalato dai capolavori dei Macchiaioli, perché l’industria del turismo era pres­soché sconosciuta. «Sarebbe potuta di­ventare la Versilia degli Etruschi», dico­no i nostalgici.

LA GRANDE FABBRICA E I «BOMBOLONI» - E invece, la Solvay…. Eppure la «grande fabbrica» e i suoi «bomboloni», ovvero i depositi di etile­ne che ancora si vedono a due passi dal­la spiaggia, è stata anche la mamma di Rosignano. I dati sono lì a dimostrarlo. Quando nella vicina Castiglioncello, Di­no Risi girava «Il Sorpasso», ogni matti­na 4 mila dipendenti (su 20 mila abitan­ti) popolavano impianti e uf­fici. Abitavano nelle case Sol­vay, i figli andavano nelle scuole Solvay. Per giocare, fa­re sport, andare al mare, guardare cinema e teatro, c’erano le strutture firmate Solvay. Insomma, una picco­la Fiat del Tirreno. Solida e potente. Oggi tutto è cambiato. I di­pendenti sono poco più di un migliaio, più 900 dell’in­dotto e la fabbrica non è più madre, però neppure matri­gna. Negli ultimi anni Solvay ha puntato molto all’ambien­te. «Non esiste più contrap­posizione tra fabbrica e turi­smo - dice il sindaco Alessan­dro Franchi, Pd - , si possono trovare equilibri e noi ne sia­mo la dimostrazione. La Sol­vay oggi ha una sensibilità maggiore nel settore ambientale. E poi ci sono proto­colli di intesa che hanno ridotto di 3,5 milioni di metri cubi l’utilizzo dell’ac­qua dalla falda. E ancora sono state sosti­tuite le celle al mercurio, sono stati ri­dotti gli scarichi a mare di carbonato». Il mercurio, quello versato in passa­to, c’è ancora nel finto mare tropicale. Non è pericoloso, dicono i biologi, per­ché si è sedimentato nei fondali. Appar­tiene al passato. Il presente è la spiaggia bianca. Unica discarica (innocua) del mondo ad essere diventata attrazione turistica e scenografia di spot pubblici­tari. Forse è proprio qui che la contrad­dizione in termini svanisce in una Rosi­gnano balneare ancora da valorizzare e migliorare.


FONTE: FACEBOOK

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...