"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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venerdì 17 gennaio 2014

Dimezzate le pulizie a scuola Infuriati i genitori e i lavoratori

Dimezzate le pulizie a scuola Infuriati i genitori e i lavoratori

Il nuovo appalto-monstre è stato centralizzato dal ministero che l’ha fatto gestire da Roma Drastico taglio all’orario degli addetti. 
Rimbalza l’ipotesi di uno “sciopero di mamme e babbi”
LA PROTESTA»ALL’ATTACCO SOCIAL NETWORK E SINDACATI
di Martina Corirossi e Mauro Zucchelli 
LIVORNO Esplode la protesta dei genitori degli alunni: le scuole sono sempre più sporche e con sempre meno sorveglianza. 
Figurarsi che sui social network rimbalza non solo il mugugno collettivo ma anche l’ipotesi paradossale di arrivare a una sorta di “sciopero dei genitori”che di fatto si concretizzerebbe nel rifiuto di mandare i figli a scuola in queste condizioni. In numerose scuole sono in agenda riunioni e assemblee per parlare di quest’argomento: ad esempio, oggi pomeriggio alle Thouar i rappresentanti di classe si incontreranno con i vertici della scuola. Non basta: adesso sono sul piede di guerra anche i lavoratori che perdono il posto o si vedono drasticamente tagliare gli orari (e dunque lo stipendio). Parte da qui la ragione che sta facendo infuriare migliaia di famiglie livornesi: parola di Patrizia Villa (Flc Cgil) e Pieralba Fraddanni (Filcams) che denunciano quella che definiscono «qualcosa di più di una problematica solamente occupazionale»: è «un vero e proprio dramma a livello di sicurezza, igiene e decoro di buona parte dei plessi scolastici elementari e superiori di Livorno». Con situazioni al limite dell’assurdo: in certi casi le addette alle pulizie vedranno ridotta la loro giornata lavorativa da 4 ore a turni di 45 minuti. In realtà, tutto nasce dal fatto che il business della pulizia delle scuole è stato accentrato nelle mani del ministero dell’istruzione, che l’ha “girato” a Consip, la centrale nazionale degli appalti della pubblica amministrazione, per gestirlo da Roma: è una torta gigantesca che vale ben 1.795.860.000 euro. Sì, avete letto bene: 1,8 miliardi di euro, l’equivalente di una “manovrina” del governo, oltre 3.500 miliardi di vecchie lirette. Da suddividere in 13 lotti: 83,8 miliono di euro quello che riguarda tutte le scuole della Toscana. L’ha vinto – così come quello da 194 milioni in Puglia – la Dussmann Service, la “costola” italiana di un gigante tedesco che vale 60mila dipendenti in 21 Paesi. Negli ultimi mesi nelle cronache della costa toscana il nome di questa multinazionale è rimbalzato numerose volte per una sfilza di problemi fra tagli di personale, rischio di licenziamenti e chiusure: per i 4 ospedali della zona di Massa Carrara, per la lavanderia di Cecina, per la cucina di Pisa... A Livorno ad essere coinvolte sono quelle scuole che dal 2000 hanno esternalizzato i servizi di pulizia (il gruppo dei cosiddetti “appalti storici”). Secondo quanto riferiscono i sindacati, nel provincia di Livorno di questo lavoro vivono «150 dipendenti, in maggioranza donne e in alcuni casi in famiglie monoreddito». Il monte ore era già stato decurtato nel 2010 ma è con l'ultima gara di appalto che la situazione è divenuta insostenibile. Villa e Fraddanni mettono nel mirino la logica del massimo ribasso negli appalti. Da lunedì scorso – viene sottolineato – le lavoratrici delle imprese di pulizia delle scuole della nostra provincia hanno visto crollare il loro orario (con tagli «fino al 60%»), e di conseguenza lo stipendio. Un barlume di speranza era emerso alla fine del 2013 quando le sigle sindacali avevano concordato con la Dussmann che il personale avrebbe avuto le stesse condizioni di lavoro che aveva con le precedenti aziende. Un'intesa resa possibile dall'emendamento 748 della legge di stabilità che stanziava per i primi due mesi del 2014 uguali risorse rispetto a novembre e dicembre 2013. «In questo modo – spiegano le due rappresentanti sindacali – sarebbe stato possibile attivare dei tavoli di confronto per capire come risolvere l'emergenza entro il 1 marzo 2014, mantenendo i livelli di occupazione e reddito dei lavoratori ma al contempo servizi di pulizia e sorveglianza dignitosi». Per adesso, resta confermato soltanto l'utilizzo della cassa integrazione in deroga fino al 31 marzo 2014 come era nei vecchi appalti. «Hanno proceduto senza concertare con le scuole: in alcuni casi sono le lavoratrici stesse che si stanno organizzando in autonomia con il personale Ata», denuncia Villa annunciando che i due sindacati hanno chiesto un incontro urgente al prefetto. Discorso a parte lo merita proprio il caso del personale Ata: si tratta dei "bidelli" che in alcune scuole si alternano alle lavoratrici delle imprese di pulizie nei compiti di sorveglianza. Anche il personale Ata è stato ridotto dal 2008 a oggi di 140 unità (circa il 18%). «Tutto questo – aggiunge Villa – a fronte di un aumento del numero degli alunni, delle legittime richieste da parte dei genitori e del numero di studenti con handicap». Questo significa, per fare un esempio concreto, che una struttura di due piani con oltre 200 bambini dovrà essere pulita nel giro di 2 ore. In alcune scuole, a un dipendente Ata si affiancavano fino a 6 lavoratori esterni: con questo ennesimo taglio da lunedì scorso sono di fatto spariti 3 "sorveglianti" su un totale di 7. «Aver affidato l'appalto con un ribasso di tale portata è colpevole, – conclude Fraddanni – mi chiedo quale priorità e attenzione sia data al mondo della scuola, alla formazione delle generazioni del domani».
«Il governo scarica i guai sulle città»
Il sindaco chiede chiarimenti al prefetto e al dirigente scolastico provinciale
LIVORNO «Non è un infortunio o una svista, è proprio una strategia: il governo punta a scaricare il prezzo delle contraddizioni sulle città. E allora ecco che è al livello locale che si è costretti a cercare soluzioni e rimedi ai guai che combinano a Roma». Non potrebbe essere più esplicito (e arrabbiato) il sindaco Alessandro Cosimi quando parla della vicenda del taglio alle pulizie nelle scuole. Anche perché l’appalto è nelle mani del ministero dell’istruzione che ne ha affidato la gestione a Consip, sempre a livello nazionale. «Non siamo più neanche sotto il segno della spending review: l’appalto – aggiunge Cosimi – è stato “costruito” semplicemente per tagliare, tagliare, tagliare: massimo ribasso sul prezzo e nessuno che si preoccupi del fatto che un servizio del genere deve anche garantire qualità. Assomiglia a quel che è accaduto anche per le tasse: Roma fa e disfa, noi Comuni ne paghiamo le conseguenze». Già, perché basta scorrere le cronache quotidiane delle varie città da un capo all’altro della penisola e salta fuori una sfilza di situazioni al limite dell’assurdo: lo strillano da Venezia dove il sindaco fa fuoco e fiamme, lo gridano da Ascoli, lo ripete da Bologna una radio locale, lo segnalano i sindacati di base in Puglia, lo ribadisce un blog di Varese, lo sottolinea una interrogazione di senatori Pd. E intanto un video su Youtube e un po’ di cinguettii twitter raccontano la protesta di un gruppo di lavoratori con salari fra 500 e 800 euro tutta la notte sotto la sede del ministero. .. Impossibile limitarsi a dire che il Comune non ha competenza in questo settore: non ce l’ha, lo ripete anche l’assessore Roncaglia. Ma tutti sanno benissimo che nessun genitore potrà andare a urlare la propria rabbia a Roma ed è dunque qui su sindaco e assessore che si scaricherà. Anzi, si sta già scaricando, visto che in questi giorni a più riprese genitori, insegnanti, dirigenti scolastici hanno bussato alle porte del municipio per chiedere che qualcuno facesse qualcosa per rimediare a questo pasticciaccio brutto di un appalto al massimo ribasso che avrà fatto sì risparmiare le casse dello Stato ma a prezzo di creare disagi seri nelle scuole. È per questo che, di fronte agli effetti del taglio del personale che si occupa delle pulizie nelle scuole, «il sindaco Alessandro Cosimi ha chiesto chiarimenti al prefetto e al dirigente scolastico provinciale» per avere chiarimenti sulla situazione degli appalti. A darne notizia è una nota ufficiale di Palazzo civico in cui si esprime «forte preoccupazione» per «la sorte dei lavoratori e per il problema dell'igiene dei locali scolastici». Al centro dell’attenzione è, riguardo alle scuole statali, il taglio del personale in servizio nelle pulizie (e la diminuzione dell'orario di lavoro): la questione è stata approfondita in una riunione che ha visto al tavolo del sindaco Cosimi anche l'assessore Carla Roncaglia. Il Comune ripete di «non avere alcuna competenza specifica in materia», ma Cosimi e Roncaglia hanno deciso di contattare la prefettura e l’Ufficio scolastico provinciale per chiedere «di essere informato dell'evolversi della questione rispetto ai contatti tra dirigente scolastico territoriale e Direttore regionale degli uffici scolastici».
«Basta, facciamo sentire la nostra voce»
Lo sfogo dei lettori fra web e mail
 IN UNO STATO PIETOSO. «Quella di oggi è stata una giornata all'insegna del caos più estremo. Scuole ridotto ad uno stadio pietoso. Bagni praticamente inagibili. Bambini che per andare al bagno sono stati assistiti da alcuni genitori. Scuola priva di presidio (e parlando di bambini dai 6 anni in su non è cosa da poco)». È lo sfogo arrabbiatissimo di Maria Amendola sul sito web del Tirreno, che rivendica ai bambini il diritto di «frequentare la scuola nella massima sicurezza» e ai genitori di «fare tutto ciò che è in loro potere per ovviare a tale situazione». n GENITORI, FATEVI SENTIRE. Via mail arriva invece la segnalazione di una lettrice che lavora nella pulizia delle scuole: c’è «poco meno di un’ora» di tempo per pulire «classi sporche e bagni maleodoranti». E, invitando i genitori degli alunni a «far sentire la loro voce», torna alla carica: «Noi operai chiediamo solo di poter lavorare con un contratto di lavoro che di permetta a tutte noi di dare un servizio di pulizia e sorveglianza degno di una scuola dove bambini e ragazzi passano la maggior parte della giornata». n FALCIDIATE LE ORE DI PULIZIA. «Sono stati fatti tagli sulle ore di lavoro e quindi anche sugli stipendi addirittura del 70%», dice un’altra lettera giunta in redazione. La riduzione d’orario è talmente forte che ora «vengono svolte una-due ore di lavoro al giorno» per ciascun dipendente «ma c’è anche chi lavora per 30 minuti al giorno». La situazione è«critica»: in difficoltà «sia i lavoratori sia i bambini».

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