"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 23 gennaio 2014

Come è cambiata la Libia dopo Gheddafi.

Come è cambiata la Libia dopo Gheddafi.

 (Bruno Rosso)
A poco più di due anni dalla caduta del Colonnello, la Libia sembra attraversare una crisi senza via d’ uscita, preda di conflitti armati, spinte secessioniste e del dilagare del fondamentalismo islamico. Sullo sfondo, un scontro serrato, tra attori interni ed internazionali, per il controllo delle riserve petrolifere.
A Bengasi, dal 24 al 26 novembre 2013, le forze speciali dell’esercito del CNT si scontrarono con gli islamisti del gruppo salafita jihadista Ansar al-Sharia, dopo che avevano attaccato le forze di sicurezza locali causando almeno 14 morti e decine di feriti. Nella città di Derna, altra roccaforte islamista, aggressori non identificati facevano esplodere gli uffici utilizzati dalle organizzazioni non governative. Il 1 dicembre decine di manifestanti avevano bloccato diverse strade bruciando pneumatici e invocato lo sciopero per porre fine all’ anarchia in città, e il 2 dicembre ignoti spararono contro i manifestanti ferendone almeno quattro. In precedenza un gruppo denominato brigata Abu Baqr al-Sidiqi aveva affisso dei volantini che minacciavano chiunque manifestasse contro gli islamisti. Intanto al-Qaida costituiva l’emirato di Derna guidato da Abdelqarim al-Hasadi, ex-detenuto di Guantanamo. Al-Hasadi era un aiutante del capo di al-Qaida di al-Bayda, Qairallah al-Barasi. A Bengasi, un militare veniva ucciso e una clinica collegata ad Ansar al-Sharia veniva distrutta.
Nel frattempo Veniva fondato il “Gruppo di azione politica per il bene della Libia” guidato da Ahmad Muharib Gheddafi, parente del defunto leader della Jamahiriya. Durante gli ultimi mesi della guerra del 2011, Ahmad Muharib Gheddafi si occupò degli affari personali del leader libico, contattando capi di Stato europei e membri del CNT per far cessare le ostilità. Intervistato, Ahmad Muharib Gheddafi aveva affermato: “Non siamo per un colpo di Stato. Siamo un gruppo politico, non militare. Vogliamo far uscire la Libia dallo stallo, in quanto il Paese è oggi in una situazione catastrofica. Coloro che si opposero a Muammar Gheddafi se ne rammaricano. Con l’ex leader libico, le famiglie potevano facilmente avere un alloggio e, in determinate condizioni, il governo glielo forniva addirittura gratuitamente. Il governo rimborsava le cure mediche e i farmaci. Muammar Gheddafi andava personalmente negli ospedali e si assicurava che i pazienti non spendessero nulla. L’istruzione era accessibile a tutti. Oggi la situazione è diversa. Nelle regioni periferiche del Paese, è apparso un nuovo strato marginale. Queste persone vivono di traffico di armi e violenza. Queste aree erano controllate, in passato. Guardate cosa succede al petrolio nel nostro Paese. Dove va? Subito dopo la ‘rivoluzione’ abbiamo insistito sullo sfruttamento dei giacimenti di petrolio con le nostre società. Siamo finiti in prigione per averlo detto. Risultato, le aziende straniere pompano il nostro petrolio, oggi. Penso che non sia stato un regime ad essere stato rovesciato nel 2011, ma il potere del popolo. I libici hanno capito che sono stati ingannati e protestano contro il nuovo governo. Tra i manifestanti, vi sono ex-militari, ex-funzionari ed imprenditori che si sono uniti a noi. Credo che il nostro popolo abbia compreso l’errore commesso e che voglia tornare al potere nel Paese. Citiamo l’esempio del feroce dibattito al Congresso generale nazionale sulla separazione della Cirenaica. Un numero crescente di deputati è contrario al separatismo. Riguardo i finanziamenti per la ricostruzione del Paese, potrebbero essere coperti dai fondi rimasti nelle banche estere. Ho lavorato nel settore degli investimenti esteri e so che abbiamo accumulato all’estero circa 1,2 miliardi di dollari. Tale importo è stato sottratto al popolo libico. E l’ex-ministro delle Finanze Hasan Ziglam è stato il primo a parlarne. Nel 2012 aveva detto che 50 miliardi di dollari erano stati confiscati dalle società del Qatar per coprire le spese per l’intervento militare in Libia. Ne sono la prova ricevute e bonifici dai conti esteri libici alle compagnie petrolifere del Qatar operanti nel nostro Paese. Per recuperare il denaro, Ziglam ordinò controlli finanziari creando una commissione d’indagine sul dirottamento dei fondi. Pochi giorni dopo, l’edificio del Ministero fu bombardato e tutti i documenti relativi alle operazioni del controllo finanziario furono distrutti. Anche il più ingenuo capisce il legame tra l’attentato e le indagini. Quindi sono sicuro che molto presto la nostra nazione inizierà la ricostruzione.” Nel novembre 2013 si era svolta la prima conferenza dell’opposizione libica a Cairo, dove erano presenti molti rappresentanti del vecchio regime e del regime attuale.
Ai primi di gennaio 2014, un primo contingente di 341 militari libici provenienti da Bengasi, Misurata e Tripoli, e comandati dal colonnello Muhammad Badi e da altri 34 ufficiali e sottufficiali, iniziava l’addestramento presso l’80° Reggimento addestramento dell’Esercito italiano, a Cassino, nel quadro dell’Accordo di cooperazione bilaterale nella Difesa Italia-Libia, firmato a Roma il 28 maggio 2012. L’addestramento riguarda la “formazione in Italia di più gruppi, scaglionati nel tempo, provenienti dalle regioni di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan” curata da Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, volto a ricostruire le forze armate libiche. I nuovi soldati “supportano la Libia libera“, dichiarava il tenente-generale Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’esercito italiano, durante una visita alla base di Cassino il 18 gennaio 2014. “Un forte esercito diventerà punto di riferimento per la democrazia e la sicurezza“. Graziano continuava affermando che “Nessuno di loro era nell’ esercito del Colonnello Gheddafi“. Come deciso al G8 di Lough Erne del giugno 2013, Italia e Regno Unito addestreranno 4000 militari all’ anno, gli Stati Uniti 6000, la Turchia 5000 e la Francia addestrerà la polizia. Inoltre, è presente in Libia la Missione Italiana in Libia (MIL) avviata il 1° ottobre 2013 in sostituzione dell’operazione “Cyrene” attuata nell’ ottobre 2011. “La Missione Italiana in Libia ha lo scopo di organizzare, condurre e coordinare le attività di addestramento, assistenza e consulenza nella Difesa” con il CNT, affermava il Capo di stato maggiore italiano, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. “Si articola in una componente interforze permanente, e in una componente ad hoc costituita da gruppi mobili formativi, addestrativi e di supporto, secondo le esigenze delle forze armate libiche”. L’addestramento in Libia era iniziato nel dicembre 2012, con 20 agenti di polizia libici ammessi a un corso organizzato dai carabinieri. Nel 2013 vi furono altri corsi gestiti da ufficiali e sottufficiali della 2.nda Brigata Mobile dei carabinieri della MIL, che si occuparono anche dell’addestramento degli agenti dell’ordine pubblico e della Guardia di frontiera libici. Una trentina di militari della Guardia di frontiera seguirono un corso presso il COESPU (Centre of excellence for stability police units) di Vicenza, la scuola per le forze di polizia africane e asiatiche controllata dai Carabinieri e a cui partecipano anche effettivi statunitensi dell’ Africom. Altri trenta agenti della Gendarmeria libica parteciparono a un corso presso la Scuola del Genio e Comando Logistico dell’Esercito di Velletri sulle “tecniche di bonifica degli ordigni esplosivi convenzionali” e la manutenzione dei blindati Puma, di cui una ventina era stata ceduta ai libici il 6 febbraio 2013, durante la visita a Tripoli dell’allora ministro della Difesa ammiraglio Di Paola, per siglare un accordo tra Italia e Libia sui programmi “di cooperazione, anche tecnologica, nelle attività di controllo dell’immigrazione clandestina, di supporto nazionale alla ricostruzione della componente navale, sorveglianza e controllo integrato delle frontiere”.
Nel luglio 2013, una delegazione della marina libica aveva visitato l’Accademia navale di Livorno, la base degli elicotteri della marina di Luni e il Comando delle Forze contromisure mine (Comfordrag) di La Spezia. E a fine ottobre Tripoli annunciava l’accordo con Roma e la Selex ES di Finmeccanica per installare il sistema di sorveglianza radar Land Scout sia sulle coste che lungo le frontiere terresti libiche. Infine, il 28 novembre 2013, i ministri della Difesa Mario Mauro e Abdullah al-Thini firmarono un memorandum per l’impiego degli UAV Predatordel 32° Stormo dell’AMI, stanziati a Sigonella e a Trapani-Birgi, nella sorveglianza dei confini meridionali della Libia. Il ministro Mauro aveva dichiarato che “nell’ ottica dello sviluppo delle capacità nella sorveglianza e nella sicurezza marittima, è emersa anche la possibilità di imbarcare ufficiali libici sulle unità navali italiane impegnate nell’ Operazione ‘Mare Nostrum’, nonché di avviare corsi di addestramento sull’ impiego del V-RMTC (Virtual Maritime Traffic Centre)”. In precedenza, nel marzo 2012, il generale Abdal Monaym, responsabile delle pubbliche relazioni del ministero degli Interni del CNT, annunciò che la Libia aveva ricevuto l’offerta di 68 Mirage 2000-9 dagli Emirati Arabi Uniti e di altri 12 Mirage 2000-5 dal Qatar. In seguito il tutto sfumò. Quindi nel giugno 2013, in Francia iniziarono ad addestrarsi sui Mirage 2000 alcuni piloti libici. Ma attualmente ciò che resta delle attrezzature e del personale dell’aeronautica libica non può far volare che una dozzina di aeromobili.
Il 12 gennaio 2014, il viceministro dell’industria Hasan al-Druin veniva ucciso a Sirte da ignoti. Al-Druin era un membro del CNT. Quello stesso giorno, si ebbero almeno 15 morti negli scontri a Sabha. Infatti, il 18 gennaio il governo del CNT dichiarava lo stato di emergenza dopo che gruppi della resistenza jamahiriyana avevano assalito e occupato le due basi militari di Sabha e la vicina base aerea di Taminhant. Negli ultimi mesi a Sabah e nel Fezzan vi erano stati diversi scontri fra la tribu Tubu, che vive tra Libia, Ciad e Niger, e la tribù Uggeche. Tali scontri si sono trasformati in una sollevazione filo-jamahiriana contro il CNT. Le milizie filo-CNT degli Uggeche avevano avuto il sopravvento con la caduta della Jamahiria, compiendo per mesi gravi crimini, assassinando avversari e oppositori. A gennaio, dopo l’omicidio di un capo della tribù Tubu, gli scontri si tramutarono nella sollevazione antigovernativa di un neonato fronte che riunisce diverse tribù che rivendicherebbero la Jamahiria, prendendo il controllo di Sabha e del Fezzan. A quel punto sono iniziati i bombardamenti aerei sul Fezzan effettuati probabilmente dalla forza aera francese dislocata a Ndjamena, capitale del Niger, e da velivoli pilotati da mercenari qatarioti e turchi, causando 75 morti e 200 feriti tra la popolazione di Sabha. Le milizie del CNT attaccavano anche Sawani bin Adam, presso Tripoli. Nel frattempo, il portavoce del ministero della Difesa Abdul-Raziq al-Shabahi affermava che “La situazione nel sud ha aperto la porte a dei criminali, fedeli al regime di Gheddafi, per cogliere l’opportunità di attaccare la base aerea militare di Taminhant“. Il primo ministro Ali Zaydan alla TV confermava che la resistenza jamahiriyana era entrata nella base aerea di Taminhant, presso Sabha, a 770 chilometri a sud di Tripoli. Inoltre, Zaydan inviava il ministro della Difesa a Misurata con l’ordine di radunare le milizie islamiste ed inviarle contro Sabha. Nel frattempo, forze nazionaliste libiche si manifestavano anche ad Aghedabia, Marsa al-Braga, Ras Lanuf, Saluq e Tobruq.

Fonte: Alessandro Lattanzio, SitoAurora
http://www.signoraggio.it/come-e-cambiata-la-libia-dopo-gheddafi/

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