"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 23 gennaio 2014

Aumentano le sofferenze bancarie? Chi è causa del suo mal pianga se stesso

Aumentano le sofferenze bancarie? Chi è causa del suo mal pianga se stesso 

(Ezzelino)
Gli istituti di credito si stracciano le vesti. Ma è per colpa loro se famiglie e imprese non possono restituire i soldi: sono fallite.
Le banche si stracciano le vesti: a novembre 2013 le sofferenze erano cresciute del 22,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, arrivando a sfiorare i 150 miliardi di euro a novembre scorso. 
Lo sostiene un’analisi del Centro studi di Unimpresa. 
La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (103,1 miliardi). Le “rate non pagate” dalle famiglie, invece, valgono più di 31 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari quasi 13 miliardi. 
Da che mondo è mondo, però, le cifre si possono leggere a proprio piacimento. Infatti, la vera sofferenza, in termini di economia reale, è quella delle famiglie e delle imprese, che stanno fallendo. Le banche, invece, si tengono i soldi. 
Nello specifico, poi, bisogna tenere presente che molti dei fallimenti delle imprese dipendono dalle banche stesse, perché sono la causa diretta della contrazione del credito. Dovuta a sua volta alle nuove condizioni capestro richieste per concedere un finanziamento. Per non parlare degli interessi, quando il denaro non è costato così poco come ora, nell’eurozona.
Se si va a guardare bene, in molti casi, infine, i tassi d’interesse su quei pochi prestiti concessi sono usurari. Violano la legge, insomma.
In quadro simile, il fatto che aumentino le sofferenze bancarie è davvero il dato meno preoccupante. Come si dice: “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Ezzelino

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