"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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domenica 24 novembre 2013

Il pianeta in castingo: Inceneritori, petrolio e fracking

Il pianeta in castingo: Inceneritori, petrolio e fracking

Dott. Stefano Montanari.

“Noi siamo abbondantemente entro i limiti di legge.”
 Il concetto, espresso in mille forme diverse, troneggia senza eccezione in tutti i progetti per la costruzione d’inceneritori (e d’inceneritori ce n’è una varietà apparentemente infinita, ognuna con il suo nome attraente) che ho avuto modo di studiare per il mestiere che faccio. 
E non solo per gl’inceneritori.
Già, la legge. La legge guarda dall’alto in basso la scienza e la Medicina e i numeretti che snocciola come limite per gl’inquinanti (pochi) di cui si occupa sono di norma il frutto del tira e molla tra chi avvelena e chi deve legiferare, con il legislatore che spesso non sta nella pelle dalla voglia di accontentare il suo interlocutore che poi sa come essergli grato.
È così che quei numeretti sono effimeri come un fiore che sboccia e appassisce tra alba e tramonto, e vengono giustiziati per lasciare il posto ad altri numeri che sono di solito un po’ più corposi e certo più comprensivi verso chi deve “fare impresa”, perché il business viene prima di tutto. E poi il business dà lavoro. O no?

Eppure, a volte, a dispetto di questa “elasticità”, nei pur generosi termini di legge proprio non si riesce a stare. E allora? E allora si fa finta di niente oppure, mal che vada, si strepita che chi solleva il problema è un catastrofista che vorrebbe tornare all’età della pietra. Sberleffi al seguito.

Prendiamo il benzene. A casa nostra, in Italia, il DM n.60 del 2 aprile 2002 stabilisce un valore limite per la protezione della salute umana pari a 5 µg/m3 nell’aria. E nella terra? Non saprei, ma certo 4.000 µg per chilo di terra sono davvero tanti, e non sarà, per caso, proprio per quei 4.000 µg che ad Allerdorf, un paese ad una ventina di chilometri da Brema, in Germania, si muore come le mosche? Sulle ventisette famiglie del villaggio, dieci casi. Casi di tumore, naturalmente, perché oggi il tumore è di gran moda in tutte le sue varietà. Addirittura vedo nel mio laboratorio che chi può permetterselo è capace di svilupparne anche tre di tumori nel suo corpo, e tutti diversi.

Non che Allerdorf sia troppo diversa da tante città italiane, perché noi, in certe classifiche, non siamo secondi a nessuno, ma laggiù, in Bassa Sassonia, si godono un fenomeno di cui io non sono al corrente nella nostra Penisola. Laggiù si fa fracking. Che roba è?

Bisogna sapere che i giacimenti “facili” di petrolio e gas naturali li stiamo velocemente esaurendo e ora, se petrolio e gas vogliamo avere, dobbiamo spremerli da rocce sempre meno d’accordo a lasciarsi strizzare. E, allora, si trivella il terreno e poi, attraverso il buco, s’inietta un fluido ad altissima pressione, mandandolo anche sei chilometri sotto terra. Questo provoca il fracking, la frattura della roccia la quale, spaccata, è costretta a cedere la ricchezza che si cerca. L’Uomo domina la Natura.

Uno degli effetti collaterali di quella dominazione potrebbe essere qualche terremoto, cosa che ora non è proprio rarissima in zona, e poi c’è il problema del benzene, il più semplice degl’idrocarburi aromatici, presente nel gas che ha lo svantaggio, no, anzi, la caratteristica, di essere un cancerogeno certo.

La RWE DEA è la ditta con base ad Amburgo che buca e inietta, mentre è la Exxon Mobil, una delle sorelle petroliere, a succhiare. Nel caso specifico non petrolio ma gas.

Sotto il paesino corre una ragnatela di tubi di polietilene, il PE-100, una plastica che lascia passare il benzene il quale, poi, si deposita fuori del tubo e intride il terreno. Lo si sapeva? Sì, da cinquant’anni. E, allora, perché si è usata la plastica invece – dico tanto per dire – di qualche metallo che il benzene, di sicuro, lo tiene in sicurezza? L’alluminio, per esempio. Elementare: perché la plastica cosa un bel po’ di meno.

E i malati? I malati ci sono perché di qualcosa si deve pure morire e – come disse il professor Tassi, un luminare dell’Università di Modena, quando commentò pubblicamente riguardo agli effetti sulla salute dell’inceneritore locale in via di ampliamento – se ci saranno dei morti, li seppelliremo. Già: chi se ne frega? Poi, quando ne hai uno in casa… Ma stiamo sereni: capita sempre agli altri.

La tattica è semplice, multifunzionale ed efficacissima: s’ignora la letteratura che infastidisce e, certi di trovare ampio consenso, si afferma che non ci sono prove scientifiche. E tutto quanto scorre sotto gli occhi di chiunque con un’evidenza che sembra lapalissiana deve essere valutato dall’epidemiologia perché l’apparenza inganna. Per l’epidemiologia ci vorranno almeno vent’anni? Mica abbiamo fretta, noi. E prima di partire con l’indagine epidemiologica (costosa!) bisogna discutere, bisogna vedere quali malattie considerare, bisogna trovare una popolazione di confronto… E i numeri? Quando si parla di un paesino, non si può fare statistica perché la statistica si fa con migliaia, milioni, miliardi, fantastiliardi di soggetti e sono i numeri a parlare, non il ragionamento perché noi, grazie a Dio, non ci facciamo soggiogare dalla ragione.

Ecco, allora, che le storie procedono in parallelo: da una parte si fanno soldi e si dà lavoro e dall’altra si muore e si dà pure lavoro. Sì perché il cancro è una miniera entusiasmante, una cornucopia inesauribile per chi sa farci business, e, se si lavora e si guadagna, il PIL ne gode.

Chi è mosso da curiosità per sapere qualcosa di più del caso di Allerdorf, vada al sito http://dorsogna.blogspot.com/2012/02/fracking-benzene-e-tumori-in-germania.html e, se conosce il tedesco o l’inglese, si guardi il video che è piuttosto interessante.




Fonte: http://ildemocratico.com/2012/02/14/il-pianeta-in-castigo-inceneritori-petrolio-e-fracking/
http://www.signoraggio.it/il-pianeta-in-castingo-inceneritori-petrolio-e-fracking/

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